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Rwanda (Paese dalle mille Colline). I ricorsi di una ''distrazione''

Informazioni tesi

  Autore: Pasqualino Guarascio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Cesare Pitto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

In Ruanda, durante il genocidio, la quasi totalità delle infrastrutture socio-sanitarie ed economiche è stata distrutta, famiglie intere sono scomparse. Si stima che sono circa 40.000 i bambini orfani e circa 500.000 le vedove. Gli spostamenti massicci hanno contribuito notevolmente alla separazione delle famiglie con conseguente innalzamento del tasso di mortalità.
Nel settore sanitario si è assistito ad una forte carenza di servizi socio-sanitari ed una insufficienza del personale qualificato.
In Ruanda, le case, le scuole e le chiese, luoghi-simbolo tradizionali riservati alla formazione sociale, morale e spirituale della personalità dell’uomo e del cittadino, sono stati, paradossalmente, il teatro delle più efferate atrocità del genocidio. La maggior parte dei bambini del Ruanda ha vissuto delle scene particolarmente traumatizzanti.
La crisi ruandese ha provocato uno dei più grandi esodi della storia dell’umanità. Infatti, si è prodotto un imponente movimento di popolazioni sia verso l’esterno che l’interno del Paese.
C’è stato l’attentato che è costato la vita al Presidente del Ruanda e del Burundi, l’inizio dei massacri e l’evacuazione degli europei. A parte ciò, nel bel mezzo dei massacri, i “media francesi”, soprattutto, hanno mantenuto un relativo silenzio, fino all’OPERAZIONE TURQUOISE, momento in cui il problema Ruanda è ripreso alla grande, fine dei combattimenti, esodo di massa, epidemie, ecc..
E’ stata sempre opinione diffusa che, in Ruanda, si sia fatta la differenza tra Hutu e Tutsi, che i primi sono rozzi e tozzi, e i secondi alti, slanciati, eleganti, col naso dritto. Si è sempre creduto che i Tutsi sono pastori e gli Hutu agricoltori; che i Tutsi hanno sempre governato in Ruanda; che nel 1959 gli Hutu scacciano i Tutsi dal Paese e “che questi cercano di ritornare nel Paese” e che “il Ruanda è stato sempre diviso da lotte tribali”.
Queste e tante altre stupidaggini sono state lette da molte persone sui quotidiani riguardo al problema Ruanda dopo che l’inimmaginabile è accaduto, ma è anche vero che i giornalisti sono spinti dalla necessità e l’urgenza dell’attualità che non permette spesso delle analisi più sottili su ciò che scrivono.
Le inesattezze che vengono riportate possono talvolta portare ad una errata interpretazione della realtà, provocando una possibile manipolazione delle informazioni stesse: ad esempio, nel 1950 M. Larnaude, nella serissima “Revue de Gèographie Alpine”, riprendendo le ipotesi di Speke, il primo esploratore della regione dei Grandi Laghi, scrive che “i Batutsi sono un gruppo di Hamites che provengono probabilmente dal massiccio abissino”; nel dicembre 1992 Lèon Mugesera, un universitario e membro dell’MNRD, il partito del Presidente, durante un meeting, fa l’appello a “tagliare le teste ai Tutsi e di gettarle nel fiume dove sarebbero tornati in Abissinia per la strada più facile”. Questa manipolazione delle idee e delle immagini è stata fondamentale per la preparazione e messa in atto della soluzione finale.

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INTRODUZIONE Genocidio, massacri, esodi, fallimento totale dell’ONU nel controllo e nella gestione del suo mandato nella Regione dei Grandi Laghi; Giustizia che non riesce a dare significato al suo ruolo di riconciliazione. Cosa, dunque, succede in questa parte del continente africano alla quale la natura ha donato le bellezze di quell’Eden da tutti ricercato? In Ruanda, il Genocidio ha ormai per generazioni segnato la coscienza popolare e, nonostante il principio posto dai nuovi “governatori” del Paese, cioè la Riconciliazione Nazionale, in realtà la Giustizia si affanna nella ricerca della verità. Infatti, essa si trova a “combattere” contro numerosi fattori: da una parte lo scontro economico-politico dei mondi anglofoni e francofoni presenti nella Regione, senza contare il tacito consenso della Francia di creare una Hutuland per continuare a mantenere la propria influenza in questo territorio, dall’altra parte l’ambizione, appena nascosta, a Kigali, di formare un “Grande Rwanda”, riprendendo quei territori, che attualmente sono ancora annessi al vecchio Zaire, ormai ex-Congo, che erano già parte dell’antico impero ruandese. Visti gli ultimi sviluppi politici nella Regione dei Grandi Laghi, queste congetture potrebbero rivelarsi in tutta la loro realtà. Infatti, bisogna sempre tener presente che alla base dei dissensi chiamati sempre più spesso etnici, come se si

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Parole chiave

colonialismo
crimini contro l'umanità
ruanda
hutu
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antropologia culturale
burundi
manifesto dei bahutu
storia del ruanda
genocidio del ruanda
tribunale penale internazionale per il ruanda
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