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Regolamentazione finanziaria e vigilanza globale

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Massimiliano Gianasso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Sergio Bortolani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 278

L’organizzazione del presente lavoro segue una precisa scelta metodologica, nell’analisi della struttura “superiore” dell’attività di vigilanza, lungo due principali direttrici.
In primo luogo, la corretta definizione teorica delle teorie dell’intermediazione finanziaria, ancorché generale, permette frequenti richiami circa l’applicazione dei principi stessi. In tal senso, quindi, l’evoluzione delle teorie ha “accompagnato” i processi di riforma e di cambiamento esaminati, in un’azione combinata e produttiva.
In secondo luogo, l’aver ripercorso brevemente le tappe più significative dell’affermazione di determinati principi-quadro e dell’applicazione degli accordi internazionali, ha permesso di comprendere meno astrattamente le ragioni che sottintendono il progetto di una vigilanza globale.
Lo studio dei modelli di organizzazione dei controlli non è concluso; l’aver ricercato le forme possibili di «teorizzazione» dei compiti e delle responsabilità ne ha determinato alcuni modelli-base, i quali, verosimilmente, subiranno test significativi nella fase di adattamento ai crescenti «memoranda» sottoscritti dalle Autorità, e, verosimilmente, mostreranno i loro limiti nell’applicazione incrociata dei controlli. Tali test serviranno a costruire e dotare di maggiore cogenza applicativa e interpretativa il successivo riordino delle Direttive in materia finanziaria e bancaria, di cui il Piano d’Azione per i Servizi Finanziari è abile strumento operativo in senso regionale-comunitario.
Analogamente, i concetti storici sulle teorie dell’intermediazione si confrontano con frontiere di significato più vicine agli studi in tema di “comportamento dei soggetti pubblici e privati, nell’importanza sempre crescente dei termini di «credibilità» e di «reputazione».
Di là dal valore storico dei concetti di fallimento del mercato, teorie dell’imperfezione, tutela dei risparmiatori, è però evidente che in un sistema «globale» tali preoccupazioni vadano arricchite della valutazione sugli effetti determinanti delle possibilità “discrezionali” di adozione dei comportamenti. Se a ciò si aggiunge il desiderio di «democratizzare» i processi di vigilanza, delegando e responsabilizzando il settore privato allo svolgimento di attività auto-regolamentative, è chiara l’importanza strategica di una corretta definizione dei rapporti tra settore privato e policy makers. Con riguardo a questi ultimi, si può osservare come il fenomeno di «svuotamento» di responsabilità sia lungi dall’aver provocato effettivi cambiamenti nella gestione dei poteri. In altre parole, il venir meno delle politiche monetarie nazionali, a favore di azioni comunitarie, non ha comportato l’abbandono storico dei processi insiti nel central banking.
L’analisi del modello inglese permette, da un punto di vista operativo, di valutare la bontà di una scelta strategica e originale. Allo stesso tempo, aggiunge il problema del coordinamento di nazioni a differenti regimi. In tanto l’unicità dell’interlocutore rende economici i processi di vigilanza, in quanto lo sfruttamento di tali economie resta parziale, nel rapporto con la pluralità degli altri organi, Stato per Stato considerati.
L’impostazione comunitaria sembra orientata a mantenere un sistema in cui realizzare un efficace «coordinamento di sistemi domestici», denunciando, quindi, un timore condiviso circa la capacità di determinare processi accentrati, localmente applicati. L’applicazione resta locale, parimenti all’adozione delle misure stesse: vi è, in più, il carattere globale dei provvedimenti, e la disponibilità accordata allo scambio di risorse e di informazioni tra paesi “sottoscrittori” degli accordi stipulati ad hoc.
L’analisi della situazione europea, nella definizione del timing di ingresso delle riforme approvate, conclude idealmente il lavoro, di fatto interrogandosi sul futuro delle scelte intraprese.
La diversità delle culture, l’obiettiva eterogeneità degli obiettivi e delle cause a seconda dei soggetti, il gap nelle politiche fiscali e la mancanza di reali incentivi all’abbandono di condizioni di sovranità regolamentare paiono, ad oggi, temi di discussione ancora troppo «interessata» e particolare. Inoltre, non si può nascondere che maggiore interesse risieda, al momento, al preciso risultato politico di un’Unione Europea ancora alla ricerca dei propri confini: terminato il processo di estensione delle «tutele» comunitarie, potrà valutarsi l’eventualità di orientare i mercati e le istituzioni finanziarie ad un’integrazione reale e dinamica.
Probabilmente è sensata la critica storica, di stampo tipicamente anglosassone, secondo cui il miglior pregio del processo di unione degli Stati europei, ossia la capacità di mitigare e di temperare particolarità domestiche così radicate, è al tempo stesso il primo ostacolo verso una sua piena ed effettiva realizzazione.

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Introduzione 1 �La parit� dell�informazione ha sostituito la parit� dell�oro quale base del mondo finanziario� 1 Si legge e si accetta nella pi� recente letteratura economica la definizione di sistema finanziario come l�insieme organizzato di mercati, intermediari e strumenti finanziari, quale struttura attraverso la quale si svolge l�attivit� finanziaria, intesa come produzione ed offerta di servizi finanziari. Secondo tale impostazione, definitoria, gli strumenti finanziari sono una particolare categoria di contratti aventi per oggetto diritti e prestazioni di natura finanziaria, i mercati finanziari sono luoghi ideali di scambio specializzati nella negoziazione di strumenti finanziari, e gli intermediari finanziari sono una speciale classe di imprese che svolge essenzialmente attivit� finanziarie, legate cio� alla produzione e alla negoziazione di strumenti finanziari, e all�offerta di servizi specificamente connessi alla circolazione di tali strumenti. In aggiunta a ci�, si giustifica la presenza, in tale contesto, di un sistema di regole e di controlli, idealmente individuando 1 Frase attribuita a Walter Wriston, presidente di Citicorp, 1970, in A. Hamilton, The Financial Revolution, London 1986, p.30.

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Parole chiave

mercati finanziari
economia del mercato mobiliare
regolamentazione dei mercati finanziari
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