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I gruppi di società nel diritto tributario

Il gruppo di società è la forma tipo con cui è organizzata in Italia l'attività economica, sia nel settore industriale che nel terziario.
Assume particolare rilievo, per questo motivo, il fatto che il nostro ordinamento non offra una definizione ed una regolamentazione unitaria del fenomeno, seppure siano molteplici i riferimenti legislativi al ''gruppo di società''.
Anche il diritto tributario, come quello civile, non fornisce una definizione di ''gruppo di società'', nè permette di considerarlo come centro unitario di imputazione dell'obbligazione d'imposta.
A parte i casi - sotto specificati - in cui il legislatore tributario detta una disciplina ad hoc, esso adotta invece la tecnica del rinvio alle norme civilistiche: per tale ragione, è stato necessario muovere dall'analisi di queste ultime, in particolare operando un attento esame delle nozioni di ''controllo'', ''collegamento'' e ''direzione unitaria''. Com'è noto, infatti, lo scopo principale dell'adozione della forma ''gruppo'' è quella di favorire la separazione tra proprietà e controllo.
Si è poi passati all'analisi del rapporto che intercorre tra ''controllo'' e ''gruppo'' e alla disamina delle diverse forme di controllo e di collegamento, sia in riferimento alla normativa nazionale che a quella comunitaria.
Date queste necessarie premesse, è stato possibile esaminare i gruppi di società da un punto di vista strettamente tributario, con particolare attenzione - anzitutto - al tema dell'elusione fiscale, attuata mediante varie tecniche: transfer pricing, cessioni di crediti pro solvendo e pro soluto, usufrutto di azioni, acquisto di azioni proprie, thin capitalization, interposizioni soggettive, operazioni di fusione, di conferimento e di scissione, ecc…
Si è quindi passati ad analizzare i riferimenti al fenomeno in esame contenuti nella normativa tributaria, in particolare in alcune disposizioni del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, della legge sulla riscossione del 1973 e della legislazione in materia di Imposta sul Valore Aggiunto.
Lo studio delle norme tributarie che a vario titolo contemplano i gruppi di società è stato particolarmente minuzioso e si può porre come punto di partenza per eventuali tesi specifiche o opere monografiche in genere.
In particolare, per quanto riguarda il T.U.I.R., è stato esaminato il regime fiscale delle operazioni con soggetti non residenti (c.d. rapporti multinazionali fra imprese), con particolare riguardo al tema del transfer pricing e al concetto di ''valore normale'' del bene.
Di peculiare interesse, sempre con riferimento al T.U.I.R., è il problema delle operazioni con Paesi aventi regimi fiscali privilegiati e la conseguente ''fuga'' di materia imponibile verso i c.d. paradisi fiscali, elencati in un'apposita black-list a cura del Ministero delle Finanze.
Strettamente connesso a questa problematica è il tema - anch'esso ampiamente disaminato nel presente lavoro - del regime applicabile ai dividendi esteri e a quelli distribuiti da società collegate non residenti nel territorio italiano.
Proprio l'esistenza, in ambito internazionale, di Paesi e territori a fiscalità privilegiata con il conseguente ricorso a pratiche elusive da parte dei soggetti residenti nei Paesi a fiscalità ''ordinaria'', ha costretto - di fatto - questi ultimi Stati ad introdurre un appropriato strumento legislativo diretto a prevenire, da un lato, il differimento delle imposte e, dall'altro, la riduzione o l'esenzione dall'imposizione per i redditi prodotti in quei Paesi a bassa fiscalità dai soggetti residenti. In particolare, ciò è avvenuto in Italia secondo il modello elaborato dall'OCSE della c.d. controlled foreign companies (CFC) legislation.
Per quanto riguarda la legge sulla riscossione, è stato analizzato il problema della cessione dei crediti di imposta nell’ambito del gruppo.
Per ciò che concerne l’I.V.A., invece, sono state prese in esame le procedure di compensazione infragruppo e di liquidazione congiunta.
Infine, si è giunti alla trattazione del tema più discusso, almeno dal punto di vista della teoria generale del diritto: la possibilità di individuare nel gruppo un soggetto di diritto autonomo rispetto alle società che lo compongono, ossia di ravvisare in esso, pur nel silenzio del legislatore, un centro unitario di imputazione di situazioni giuridiche. Anche l’analisi di questo problema è stata minuziosa e può essere di particolare utilità per chiunque debba occuparsi del tema della personalità giuridica in generale e di quella dei gruppi in particolare.

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CAPITOLO I I GRUPPI DI SOCIETÀ 1. Introduzione. Il fenomeno dei gruppi di società è una realtà della nostra struttura economica che è stata oggetto di attenta disamina da parte della dottrina economico-aziendale. Nel linguaggio tecnico e nelle elaborazioni dottrinali, con l’espressione “gruppo di società” si intende «quel fenomeno per il quale all’unità della direzione amministrativa e finanziaria dell’impresa economica corrisponde una pluralità di organizzazioni autonome, sotto l’aspetto tecnico, economico ed anche giuridico, ossia quel fenomeno nel quale, in sostanza, si ha una pluralità di organizzazioni distinte ed autonome ma economicamente collegate, ed unitariamente dirette» (1) . Pepe considera il gruppo come «una manifestazione tipica di una linea di sviluppo verso la concentrazione che rappresenta una tendenza di fondo dell’industria moderna» (2) : infatti, (1) A. VOGLINO, L’assenza di una specifica rilevanza dei gruppi di società al di fuori delle ipotesi espressamente previste, in Boll. Trib., 1990, p. 1501 e ss. (2) F. PEPE, Holdings, gruppi e bilanci consolidati, Milano, 1974, p. 23 e ss.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giancarlo Dessi Contatta »

Composta da 248 pagine.

 

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