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Strumenti ''ibridi'' partecipativi: profili tipologici

Il lavoro ha ad oggetto un tema assai poco esplorato dalla dottrina, ma che si ritiene attirerà un interesse dirompente con la imminente entrata in vigore della riforma del diritto societario.
Vengono analizzati infatti i profili tipologici dei c.d. strumenti “ibridi” partecipativi, ossia di quelle forme di strumenti finanziari che presentano caratteristiche giuridiche ed economiche intermedie tra l’ ”azione” e l’ “obbligazione”, e per questo qualificati come “ibridi”.
Partendo dalla tradizionale distinzione nell’ambito delle forme di finanziamento delle società di capitali, tra “equity” inteso come capitale di rischio e “debt” inteso come capitale di debito, si tratta di quegli strumenti finanziari non pienamente inquadrabili nè nell’una nè tanto meno nell’altra categoria, bensì alla stregua di una qualificazione diffusa nella letteratura statunitense, qualificabili come “quasi equity” o “quasi debt”.
Le società per azioni infatti, dopo l’emanazione del Testo unico della finanza del 1998 e soprattutto dopo l’entrata in vigore della recentissima riforma organica delle società di capitali che entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio 2004, vedono notevolmente ampliati i canali di finanziamento a loro disposizione sia attraverso una estensione dei concetto di “azione” e di obbligazione, ma soprattutto attraverso la previsione, all’ultimo comma dell’art. 2346 cod. civ., dei c.d. “altri strumenti finanziari partecipativi.
La tesi si articola in una introduzione, dedicata ad una panoramica di carattere generale sulla nascita lo sviluppo e la diffusione di questa “presunta” categoria di strumenti finanziari anche attraverso il confronto con dati di carattere empirico al fine di sottolinearne la crescente rilevanza, e di tre capitoli.
Il primo capitolo è dedicato all’analisi dei profili tipologici degli strumenti “ibridi” nella prassi e nella legislazione di alcuni tra i principali ordinamenti giuridici stranieri.
Vengono passate in rassegna, per quanto riguarda il sistema statunitense: a) le preferred shares, che costituiscono in qualche maniera il prototipo delle nostrane azioni di risparmio; b) il targeted stock, anticipazione dei nostri patrimoni separati; c) i perpetual preferred stocks; d) i trust preferred securities.
Per una analisi costruttiva dell’esperienza anglosassone degli ibridi vengono analizzate: a) le preference shares (anche queste in qualche maniera riconducibili alle azioni di risparmio); e b) i perpetual debentures (prestiti di carattere irredimibile).
Si passa infine, ad una visione panoramica dell’approccio continentale agli “ibridi”, attraverso una accurata analisi comparatistica dei c.d. certificati di partecipazione.
Il secondo capitolo intende analizzare lo spazio concesso agli strumenti “ibridi” dalla legislazione e dalla dottrina italiana prima della riforma.
A tal fine viene inquadrata la tradizionale bipartizione tra equity e debt nell’ambito della struttura finanziaria delle società di capitali, attraverso l’individuazione di quelli che erano prima della riforma i caratteri indefettibili delle fattispecie “azione” e “obbligazione”.
Si passa quindi all’analisi tipologica di alcune tra le principali forme “ibride” diffusesi nel nostro ordinamento.
Dunque: a) obbligazioni subordinate ed obbligazioni irredimibili previste dall’art. 12 del Testo unico bancario, con l’osservazione di una loro esplicita ammissione con il nuovo testo dell’art. 2411 cod. civ. anche per le società non bancarie; b) obbligazioni partecipanti (anche queste oggi espressamente previste dalla legge; c) obbligazioni convertibili in azioni.
Nel terzo ed ultimo capitolo vengono esaminati i profili tipologici degli strumenti “ibridi” nel Testo unico della finanza n. 58 del 1998 e nella riforma del diritto societario. In particolare vengono esaminati i seguenti aspetti: a) la problematica relativa alla opportunità di consentire l’emissione di strumenti finanziari “ibridi” in prospettiva di concorrenza tra ordinamenti giuridici; b) La possibilità di qualificare l’azione di risparmio (così come regolata dal T.u.f.) quale titolo tipico dal contenuto atipico attraverso il quale è possibile emettere un ampia varietà tipologici di strumenti “ibridi” partecipativi; c) La ricerca degli elementi indefettibili caratterizzanti le fattispecie “azione” ed “obbligazione” e la conseguente individuazione dei loro “confini” tipologici successivamente alla riforma del diritto societario; d) La dimostrazione di come la rinnovata elasticità delle fattispecie azionaria ed obbligazionaria consenta la possibilità di emettere una ampia varietà tipologica di strumenti “ibridi”.

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- 1 - INTRODUZIONE SOMMARIO: 1.Gli strumenti finanziari �ibridi� nella realt� internazionale e domestica. 1. Gli strumenti finanziari << ibridi >> nella realt� internazionale e domestica. Gli strumenti “ibridi” partecipativi sono strumenti finanziari con caratteristiche giuridiche ed economiche intermedie tra l’ “azione” e l’ “obbligazione”, e per questo qualificati come “ibridi”. Questa categoria, oggi tutt’ altro che definita, nasce dall’ osservazione che le società per azioni, ed i modelli analoghi presenti in altri paesi, possono emettere - ed in effetti hanno emesso ed emettono - strumenti che presentano caratteristiche “anfibie” tra il capitale di rischio e quello di credito. Di conseguenza la distinzione tradizionale, nell’ ambito del finanziamento delle società di capitali, tra equity e debt se certamente non è scomparsa, è sempre più articolata e, per ciò stesso, meno distinta e netta. Potremmo aggiungere, che accanto ai tradizionali strumenti qualificabili come equity o debt, se ne possono aggiungere altri definibili quasi equity o quasi debt, a seconda che presentino

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Dagnino Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7595 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.