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Costruzione etico-sociale del doping tra scienza e diritto

Tra i tanti problemi che il mondo sportivo si trova oggi ad affrontare e combattere, un posto molto importante è occupato dal devastante fenomeno del doping. Sempre più frequentemente infatti, a fianco di cronache di imprese sportive esaltanti, la stampa nazionale e internazionale riporta casi di doping in svariate discipline, notizie riguardanti blitz, risultati di non negatività, ecc. Il doping ha raggiunto ai nostri giorni effetti e proporzioni preoccupanti, diventando un fenomeno di massa, diffuso a livello internazionale ed esteso praticamente in tutto il mondo sportivo.
Il doping è un fenomeno molto complesso che coinvolge aspetti medici, farmacologici, sportivi e di costume e che pone numerosi quesiti quali i tipi di trattamento e le sostanze usate, le dosi, i tempi e le modalità di somministrazione, le persone coinvolte, le modalità dei controlli anti-doping, le sanzioni da applicare, la prevenzione e l'elaborazione di valide strategie anti-doping. Nella presente tesi, la prima parte è così dedicata all’illustrazione dell’iter formativo del concetto di doping, all’esplorazione del cambiamento e dell’estensione del suo significato, citando come esempi alcuni tentativi di definizione portati avanti non solo dall’ordinamento sportivo, ma anche da quello statale. Ci si sofferma poi a descrivere brevemente gli effetti delle più diffuse sostanze dopanti e delle pratiche mediche maggiormente utilizzate a questi scopi. Oltre ad esporre le origini storiche e il percorso evolutivo del doping è stata dedicata un’ampia parte alla descrizione delle principali cause che conducono a far uso di sostanze e pratiche vietate. Così come non può esservi dubbio sul fatto che il mondo dello sport attualmente si trova al centro di grandi interessi economici non si possono certo trascurare i forti legami col mondo politico, che ha da sempre intravisto nello sport uno strumento diplomatico e di potere molto importante, e con l’intero tessuto sociale. In questo discorso rientrano anche gli aspetti psicologici che inducono un atleta ad intraprendere il percorso del doping. Si è poi cercato di individuare ed esaminare attraverso quali strumenti l’ordinamento sportivo e quello ordinario affrontano questo crescente fenomeno, ponendo particolare attenzione allo strumento della repressione penale. È emerso che, mentre l’ordinamento sportivo ha sempre cercato di condurre una costante lotta al doping, con più o meno efficaci interventi di tutela e prevenzione (a questo scopo sopra tutti il Regolamento dell’attività antidoping 5 giugno 2001 adottato dal CONI ed applicato dalle Federazioni Sportive Nazionali), l’ordinamento statale si è occupato seriamente del problema solo a partire dagli ultimissimi anni. È infatti negli ultimi dieci anni, causa il dilagare forse inaspettato e così repentino del fenomeno doping che ha provocato un forte allarmismo sociale, anche alla luce dei numerosi casi saltati fuori a raffica, che gli studiosi del diritto hanno prestato maggiore attenzione alla materia ed hanno evidenziato la presenza di un vuoto normativo, cercando di colmarlo con l’introduzione della nuova legge antidoping 376/2000.
Tutto quello che ha preceduto la vigente normativa è una serie di interventi legislativi e di proposte di legge non uniformi, rimasti di fatto inattuati e superati ampiamente dal grado evolutivo ed espansionistico del fenomeno in questione. In attesa della recente legge 376/2000, la possibilità di attribuire rilevanza penale ai fatti di doping dipendeva in questo modo dalla riconducibilità di tali fatti ad ipotesi delittuose, previste da singole leggi o dallo stesso codice penale. Con la nuova legge antidoping l’Italia, oltre a colmare il vuoto normativo, ha adempiuto agli impegni assunti in campo internazionale con l’adesione alla “Convenzione contro il doping”, firmata a Strasburgo il 16 novembre 1989 e ratificata in seguito con legge 522/1995. Inoltre la nuova legge antidoping è stata l’occasione per introdurre nuove autonome figure di reato consistenti nella somministrazione, nell’uso (doping autogeno) e traffico di sostanze dopanti, dotando così anche l’ordinamento statale di idonei strumenti per la lotta al doping. Purtroppo però si è osservato che anche quest’ultimo intervento legislativo in materia ha suscitato molte perplessità e lasciato aperti molti dubbi. Serve dunque, sia in campo nazionale che internazionale, una nuova, repentina ed attenta revisione della politica antidoping. La recente Conferenza di Losanna del 1999 ha sottolineato ancora una volta la necessità di una maggiore cooperazione tra autorità pubbliche e sportive, sia a livello nazionale che internazionale. L’istituzione di un’agenzia mondiale contro il doping (WADA) e la conseguente proposta di un Codice Antidoping mondiale unico sembrano essere un primo importante passo verso questa ristrutturazione della politica antidoping.

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III Presentazione Tra i tanti problemi che il mondo sportivo si trova oggi ad affrontare e combattere, un posto molto importante è occupato dal devastante fenomeno del doping. Oggi, purtroppo, è evidente che non si possa più far a meno di parlare di doping. Sempre più frequentemente infatti, a fianco di cronache di imprese sportive esaltanti, la stampa nazionale e internazionale riporta casi di doping in svariate discipline, notizie riguardanti blitz, risultati di non negatività, ecc. Il doping ha raggiunto ai nostri giorni effetti e proporzioni preoccupanti, diventando un fenomeno di massa, diffuso a livello internazionale ed esteso praticamente in tutto il mondo sportivo. La dimensione di questa vera e propria “piaga” del mondo dello sport appare tutt'altro che trascurabile alla luce del fatto che i dati relativi alla diffusione del doping non rispecchiano la reale entità del problema. Con il termine doping si vuole comunemente indicare la somministrazione ad atleti o animali di sostanze o farmaci proibiti, o l’utilizzo di pratiche mediche vietate, allo scopo di migliorarne le prestazioni sportive. Il doping è un fenomeno molto complesso che coinvolge aspetti medici, farmacologici, sportivi e di costume e che pone numerosi quesiti quali i tipi di trattamento e le sostanze usate, le dosi, i tempi e le modalità di somministrazione, le persone coinvolte (non solo atleti, ma anche medici, allenatori, ecc.), le modalità dei controlli anti-doping (qualità delle competizioni, criteri di selezione e numero degli atleti da sottoporre ai controlli), le sanzioni da applicare, la prevenzione e l'elaborazione di valide strategie anti-doping. Diventa dunque di primaria importanza riuscire ad elaborare una definizione etico sociale chiara e certa di doping. Non è sufficiente limitarsi a fornire indicazioni valide per approntare un’efficace sistema di controlli antidoping a fini esclusivamente repressivi, richiamando classi e categorie di sostanze e metodi proibiti, adottando un sistema di valutazione tabellare. La definizione di

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefano Cè Contatta »

Composta da 197 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.