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Le prime due sillogi di Geoffrey Hill: nascita e maturazione di una poetica della religione, della storia e del linguaggio

Informazioni tesi

  Autore: Paola Casarini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Barnaba Maj
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 197

Nell’ambito della produzione poetica di Geoffrey Hill, For the Unfallen e King Log sono due raccolte omogenee. Malgrado le due opere costituiscano solo l’esordio artistico di Hill, in esse è possibile riscontrare una poetica le cui tematiche sono già nel loro pieno sviluppo: propriamente, quella di Hill è una poesia in cui il cristianesimo, la storia ed il linguaggio rappresentano i nodi cruciali dell’esperienza umana; di qui deriva una grave tensione morale che rende Hill un poeta difficile ed impegnato, un ultimo rappresentante di quella tradizione modernista che si richiama sia ad Eliot sia a Pound.
Del primo Hill riprende i caratteri di una poesia intimamente radicata nella religione cristiana e nel tempo storico cui appartiene. Tuttavia, sebbene il cristianesimo espresso da Hill sia il frutto di una profonda conoscenza dei testi biblici e dell’intera liturgia cristiana, esso non si esprime secondo i canoni dell’ortodossia religiosa: certe poesie esprimono un inequivocabile scetticismo nei confronti di una possibilità di salvezza per mezzo della fede. Cionondimeno,l’atteggiamento agnostico e diffidente di Hill non è sinonimo di un nichilistico rifiuto del dogma cristiano;esso è piuttosto il prodotto di una coscienza consapevole del graduale allontanamento da parte della società dai valori cristiani,una consapevolezza nata da un’acuta analisi del suo tempo e della storia.
La rivisitazione della memoria storica è di fatto il file rouge che unisce For the Unfallen e King Log.Nelle due sillogi il ricordo del passato acquisisce un duplice valore.Da un lato esso rappresenta un dialogo con i morti nel tentativo di riscattare le menzogne,o quantomeno le mezze verità,perpetrate a causa di una conoscenza troppo spesso superficiale della storia: in questo senso,poesie come “Requiem for the Plantagenet Kings” e “Funeral Music”,ambientate nell’epoca della Guerra dei Cent’Anni la prima e quella della Guerra delle due Rose la seconda,sono una rivendicazione di una violenza consumata in tempi storici così lontani da essere il più delle volte sottovalutata, dimenticata.Dall’altro lato,la commemorazione delle vittime delle storia costituisce il mezzo attraverso il quale il poeta cerca di risvegliare la coscienza del lettore:il ricordo dell’esperienza dei martiri e degli oppressi di regimi totalitari culminanti nell’esperienza dell’olocausto,non è semplicemente un’attualizzazione del passato,ma serve anche come monito per la società contemporanea.
Dall’incontro tra il suo scetticismo religioso ed il suo coscienzioso approfondimento della storia sia britannica sia europea,uno studio che implica anche la tradizione letteraria, includendo autori che spaziano da Blake,Coleridge,Wordsworth,Shakespeare,Yeats ed il russo Mandel’štam,deriva l’appassionata attenzione di Hill nei confronti della lingua inglese.La sua concezione della Parola come nesso storico è di fatto un’eredità di Pound,ciononostante, benché Hill consideri il linguaggio contemporaneo come il risultato di un processo diacronico,essa è anche il prodotto di un graduale allontanamento dal Logos originario:in poesie come “Annunciations” e “History as Poetry” la Parola vive la stessa condizione di caduta da un atavico giardino dell’Eden di cui soffre anche l’uomo.Ed è proprio da questa sua profonda conoscenza della lingua inglese che nasce la musicalità del verso di Hill;la tensione poetica insita nella meticolosa cura dell’aspetto sonoro delle parole è si il prodotto di un intrinseco attaccamento alla tradizione romantica,ma l’utilizzo di espressioni talvolta colloquiali e l’allusione ai tragici eventi del ventesimo secolo sono allo stesso tempo l’espressione di un atteggiamento critico verso il sentimentalismo e la fiducia negli ideali utopici espressi dal Romanticismo.Questa sfiduciata attitudine nei confronti di una concezione puramente estetica dell’arte porta il poeta ad interrogarsi sullo stesso significato ontologico della poesia:facendo proprio il paradigma adorniano secondo il quale dopo Auschwitz non è più possibile produrre un’arte serena,la poesia di Hill è una continua riflessione sulla necessità dell’espressione poetica ed il suo aspetto narcisistico.
Per una siffatta fusione di temi che includono la religione,la storia ed un’accurata riflessione metalinguistica,Hill non è solo un poeta difficile, ma anche un filosofo.Il suo genio poetico è infatti di chiara derivazione platonica, come testimonia “Funeral Music”: compito del poeta è quello di rievocare nella mente del lettore le atrocità consumate nel passato e di guidarlo verso un’esistenza più cosciente.Tuttavia, egli non è alla ricerca di una verità assoluta, sinonimo di una atteggiamento demagogico sfociante nell’assolutismo,e nemmeno di una conciliante verità rivelata, come quella espressa dal cristianesimo;ciò che Hill auspica è un’azione etica,un contatto d’amore tra gli uomini nel presente e con il passato.

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1 1.1 Il primo Hill: For the Unfallen Secondo T. S. Eliot, qualsiasi opera letteraria con riferimenti morali o teologici, siano essi espliciti o impliciti, è il prodotto di una coscienza la cui matrice è cristiana 1 . Allo stesso tempo però egli asserisce che, durante tre secoli di secolarizzazione della letteratura, la fede cristiana non solo è stata messa in discussione e contestata, ma che parlare di fede nel XX secolo non è altro che un anacronismo 2 . La poesia è sì storicamente legata alla religione, come ad esempio dimostrano i lavori di John Donne e John Milton, nella cui poesia c’è sempre il senso di Dio, o Il Canzoniere di Petrarca, che è dedicato alla Vergine Maria, ma oggigiorno parlare del divino nella lingua comune, colmare la differenza tra la parola ordinaria e la parola straordinaria, richiede uno 1 Eliot, T. S., «Religion and Literature», in Selected Essays, London, Faber and Faber, 1961, pp. 390-391. In queste pagine Eliot esamina la relazione tra religione e letteratura. In un primo caso si tratta di influenza letteraria della prima sulla seconda, ed in particolare dell’influenza della Bibbia non come testo letterario, ma come “resoconto” della parola di Dio. Egli scrive: “the Bible has had a literary [suo corsivo ed i successivi] influence upon English literature not because it has been considered as literature, but because it has been considered as the report of the Word of God. And the fact that men of letters now discuss it as literature probably indicates the end of its ‘literary’ influence. In un secondo caso invece la relazione tra religione e letteratura si esprime nella cosiddetta poesia religiosa, la quale viene spesso considerata un tipo di poesia minore, in quanto il poeta religioso non considera nella sua opera le maggiori passioni dell’animo umano. Tale di tipo di poesia è, per quanto riguarda Eliot, “a product of a special religious awareness”, il prodotto di una speciale consapevolezza religiosa. 2 Ibid., p. 392

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