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Pierre Schaeffer e l'oggetto sonoro

Informazioni tesi

  Autore: Michelangelo Roberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Gabriele Scaramuzza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

L’obiettivo della tesi è quello di analizzare e discutere il problema dell’oggetto sonoro introdotto dal compositore francese Pierre Schaeffer all’interno del suo testo teorico principale, il Traité des objets musicaux.
Quest’opera, forse fin troppo rapidamente accantonata a suo tempo, risulta interessante in primo luogo perché con essa l’autore tenta di dare fondamento teorico ad alcune problematiche che la stessa musica del secolo scorso andava sviluppando: la musica del novecento si caratterizza anzitutto per la ricerca di nuove sonorità che si manifesta con l’esigenza di un ampliamento dei materiali sonori utilizzabili in ambito compositivo, al di là dei classici suoni strumentali fin’ora utilizzati.
Il confine tra i suoni musicalmente accettati e quelli designati col termine dispregiativo “rumore” stava diventando sempre più labile. Questa ricerca di sonorità nuove fu concretamente messa in atto non solo attraverso la creazione di suoni nuovi, mai uditi prima d’ora, ottenuti grazie alla tecnica di sintesi del suono, ma anche e soprattutto grazie ad una rivalutazione di sonorità appartenenti al nostro ambiente sonoro quotidiano, che potevano essere inserite nella composizione grazie all’introduzione della registrazione su nastro magnetico.
Proprio questa possibilità spinge Schaeffer ad interrogarsi sull’opportunità di descrivere una nuova modalità percettiva in grado di permettere un ascolto più attento dei suoni che popolano la nostra quotidianità. Questa nuova modalità, che prende il nome di ascolto ridotto, è rivolta all’immediato coglimento del suono stesso, definito “oggetto sonoro”; essa si configura proprio in opposizione all’ascolto quotidiano che si caratterizza al contrario come quella modalità percettiva in cui non sono i suoni stessi l’oggetto del nostro sentire, in quanto essi diventano degli indici, dei segni attraverso i quali è piuttosto la cosa, la sorgente sonora ad annunciare la sua presenza.
La tesi si configura come un’analisi critica delle varie tappe che costituiscono il cammino verso l’oggetto sonoro. Particolare centralità riveste l’analisi dell’ascolto quotidiano, analisi che viene ampliata e discussa ulteriormente anche grazie al contributo dello studioso canadese Murray Schafer, che introduce il concetto di paesaggio sonoro. Nell’ultima parte della tesi viene proposta una lettura fenomenologia dello stesso concetto di paesaggio sonoro e vengono messi in chiaro i punti più critici della ripresa compiuta da parte di Schaeffer della filosofia husserliana.

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3 PREMESSA L’obiettivo della presente ricerca è quello di analizzare il concetto di “oggetto sonoro” introdotto dal compositore francese Pierre Schaeffer all’interno del suo testo principale, il Traitè des objets musicaux. Quest’opera venne, a suo tempo, accantonata e dimenticata forse troppo velocemente sia dai comuni lettori, sia dalla critica specializzata e ciò fu in primo luogo causato dalla complessità ed eterogeneità dei contenuti in essa affrontati. La proposta avanzata in quest’opera, che sembra incarnare quel senso di rinnovamento caratteristico di buona parte dell’esperienza musicale novecentesca, è quella di rifondare e ridefinire l’idea stessa di musica a partire da una riflessione su ciò da cui ogni linguaggio musicale possibile prende necessariamente le mosse: il suono. In un’epoca di trasformazioni sempre più rapide e vorticose, il Traitè rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini: per comprendere come abbia origine qualunque prassi musicale è necessario in primo logo riflettere su cosa sia il suono, su quali rapporti esso stringa con la realtà da cui trae origine, su quali siano le possibili modalità d’ascolto. La riflessione sulla musica impone dunque di porsi immediatamente al di fuori della musica stessa, ricominciando dalla materia sonora. Il tentativo di Schaeffer ha dunque, in primis, un valore filosofico: interrogandosi sull’universo sonoro, egli intende gettare le basi per una fenomenologia del suono che sappia contrapporsi a concezioni fiscaliste da un lato (significativa da questo punto di vista la sua critica al metodo dell’acustica) ed allo psicologismo dall’altro.

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