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Valutazione delle imprese e merito creditizio alla luce del Nuovo Accordo di Basilea

Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Belli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Irene Misucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

L’obiettivo perseguito con il presente lavoro è quello di illustrare il contributo che può essere fornito dall’applicazione delle recenti tecniche di misurazione del rischio di credito al processo di valutazione delle imprese, con particolare riferimento al tessuto delle PMI.Il lavoro è stato strutturato in quattro capitoli: il primo capitolo si apre con una disamina sul tradizionale rapporto banca-cliente, rapporto spesso inficiato dall’esistenza di asimmetrie informative che influiscono negativamente sulla capacità della banca di analizzare il merito creditizio della clientela stessa.Seguono poi delle riflessioni sul concetto di rischio di credito, termine che a prima vista può apparire scontato, ma che in realtà racchiude in se diversi significati che devono essere analizzati e chiariti: primo fra tutti il fatto che esso non significa soltanto possibilità di insolvenza di una controparte (credit default risk), in quanto anche il semplice deterioramento del merito creditizio di questa, che determina una riduzione del valore di mercato della posizione creditoria detenuta, deve già considerarsi una manifestazione del rischio predetto (credit spread risk). Si analizzano quindi le sue due componenti fondamentali, la perdita attesa e inattesa (che assume la maggiore rilevanza), entrando nel merito dei benefici apportati dalla diversificazione al portafoglio prestiti della banca.Il secondo capitolo entra invece nel merito dell’ Accordo di Basilea, tema quanto mai attuale data l’entrata in vigore, nel 2006, delle novità introdotte dall’elaborazione del Nuovo Accordo sul Capitale, a cui peraltro le banche devono già adeguarsi per essere pronte a recepirle e a metterle in pratica. Vengono posti in evidenza i limiti della precedente formulazione del 1988, che si basava su requisiti minimi di capitale applicati uniformemente a tutte le banche, senza tenere conto della rischiosità dei singoli portafogli né delle attività fuori bilancio. La rigidità delle precedenti regole ha prodotto il cosiddetto fenomeno del “regulatory capital arbitrage”, un insieme di tecniche che consentono una ricomposizione del portafoglio tramite la cessione sul mercato dei crediti di più elevata qualità, alla cui rischiosità corrisponde secondo le banche un ammontare di capitale molto al di sotto dell’8 per cento; tale percentuale a sua volta potrebbe risultare insufficiente a coprire la rischiosità dei crediti che rimangono nei portafogli bancari.
Le varie crisi che si sono succedute sui mercati internazionali a partire dagli inizi degli anni ’90 fino ad oggi, hanno indotto il Comitato di Basilea ad elaborare una proposta di revisione del precedente Accordo, che potesse permettere di superare i limiti di questo; tale proposta è stata oggetto di numerosi e intensi studi suggeriti dai timori che tale Nuovo Accordo ha generato sul presunto razionamento del credito che potrebbe derivarne per le PMI.
Sulla base di approfondimenti condotti dalla Banca d’Italia e dalle autorità di vigilanza di altri paesi, sono state introdotte nello schema specifiche modalità di calcolo dei requisiti patrimoniali relativi ai crediti alle imprese di minori dimensioni; le esposizioni verso le società con fatturato fino a 50 milioni di euro vengono assoggettate, a parità di rischio di fallimento, a requisiti patrimoniali inferiori rispetto a quelli relativi alle società più grandi.
Nel terzo capitolo si affronta il concetto di rating, e in particolare quello di rating interno, che è la più importante innovazione apportata dalle nuove regole dell’ accordo sul capitale, in quanto rappresenta il miglior incentivo per le banche a valorizzare il patrimonio informativo accumulato nel corso delle relazioni creditizie, e a migliorare la qualità dei processi di controllo dei rischi. Si mettono in evidenza i benefici della selezione individuale della clientela, che integrerà il merito creditizio (rating) con più ampie valutazioni prospettiche in termini di potenziale contribuzione del cliente al valore generato dalla banca (remunerazione del capitale assorbito).L’ultimo capitolo è il caso pratico della tesi, frutto dell’esperienza di stage condotta presso la divisione Banche-Finanza e Assicurazioni di “Datamat S.p.A.”, una società leader nel settore ICT con presenza su una vasta gamma di mercati del panorama economico nazionale e internazionale. In tal caso, sono stati approfonditi per via empirica alcuni punti caratterizzanti i sistemi di rating interno, in modo tale da analizzare qualità e coerenza dei dati che alimentano i modelli applicabili. E’ stata effettuata un’analisi delle scale di rating su dati provenienti da alcuni tra i maggiori concorrenti, bancari e non, a livello nazionale, a cui si aggiunge infine lo studio sulle possibili ripercussioni della scelta tra due metodi di valutazione della probabilità di default: stima ex-ante o ex-post.

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5 Introduzione Il Nuovo Accordo sul Capitale, noto come Basilea 2, è l’ultima proposta formulata dal Comitato di Basilea, al fine di introdurre una moderna normativa concernente l’adeguatezza patrimoniale delle imprese bancarie e creditizie. Tale Accordo andrà a sostituire quello attualmente in vigore, emanato nel 1988, ed avrà tra i suoi fini quello di rafforzare il legame tra il capitale di vigilanza e i rischi sottostanti, riconoscendo gli sviluppi che l’industria finanziaria ha fatto in termini di misurazione e gestione dei rischi. Pur riconoscendo la notevole attenzione dedicata negli ultimi anni al rischio di mercato, è innegabile che il rischio di credito rimane la principale causa delle crisi bancarie: oscillazioni cicliche dell’economia, elevata concentrazione dei fidi, sistemi di gestione del rischio di credito inadeguati sono stati alla base dei principali dissesti aziendali. L’obiettivo perseguito con il presente lavoro è quello di illustrare il contributo che può essere fornito dall’applicazione delle recenti tecniche di misurazione del rischio di credito al processo di valutazione delle imprese, con particolare riferimento al tessuto delle PMI, le quali, se da un lato sono state oggetto di un particolare favore da parte del Comitato di Basilea che ha stabilito assorbimenti patrimoniali più ridotti rispetto alle imprese di maggiori dimensioni, dall'altro hanno rappresentato negli ultimi mesi il fulcro di un delicato quanto acceso dibattito circa gli effetti che l'intera normativa, e in particolar modo l'applicazione dei rating, avrà nei loro confronti.

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