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La Riforma dell'OCM Olio di Oliva

Informazioni tesi

  Autore: Danilo Monticelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Francesco Adornato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

Lo scopo fondamentale di questa tesi è fare il punto sull’attuale situazione del settore dell’olio di oliva.
L’organizzazione comune di mercato, rappresenta un’insieme di norme atte a regolamentare uno specifico settore, in questo caso, quello dell’olio di oliva.
Il primo capitolo del lavoro, introduce cenni generali partendo da un’analisi delle tradizioni e dell’uso di tale prodotto nella storia.
I dati estrapolati dagli ultimi censimenti dell’Istat, in campo agricolo ed industriale, evidenziano una forte evoluzione nel settore nazionale, degna senz’altro dello spazio dedicato.
La produzione ed il consumo mondiale dell’olio di oliva sono entrambi in costante aumento.
Quanto al consumo, si segnala in aumento nei paesi non tradizionali come gli Usa, il Giappone, l’Australia, mentre la produzione risulta più sostenuta in Europa.
Particolare attenzione è stata posta al meccanismodel “Perfezionamento attivo” .
Il lavoro si propone di rilevare la specificità del sistema produttivo nazionale e a tal fin, focalizza l’attenzione sulle Marche e la Puglia, come esempi concreti di tale diversità.
Superata la fase della raccolta, le olive hanno bisogno di una lavorazione specifica.
Il capitolo primo si occupa anche di questi temi, evidenziando le tre fasi che consentono a tutti di avere una bottiglia di olio in casa: produzione e raccolta, prima trasformazione nei frantoi, seconda trasformazione ovvero lavorazione ed imbottigliamento.
Il capitolo secondo evidenzia le disposizioni legislative più importanti che caratterizzarono la nascita di un’Organizzazione Comune di Mercato per l’olio di oliva.
L’analisi cita la disciplina che veniva applicata prima del 1998, data alla quale si fa riferimento per la più grande riforma che ha riguardato il settore, detta “Ponte”, in quanto varata con l’idea che sarebbe stata da lì a poco sostituita.
Particolare attenzione è stata dedicata, sia per il periodo che precede la riforma che per quello successivo, ai meccanismi legislativi comunitari, che regolano la distribuzione degli aiuti.
L’intento è di spiegare tale disciplina per tutte le sue sfaccettature: soggetti destinatari, condizioni essenziali per ricevere gli aiuti, modalità di calcolo ed infine, controlli ed organismi preposti.
Si discute altresì, la differenza sostanziale introdotta dall’odierna legislazione rispetto alla precedente, in materia d’intervento pubblico.
Il cuore del lavoro è rappresentato dal capitolo terzo inerente l’ultima riforma, quella dell’aprile 2004 che entrerà in vigore dalle campagna 2005/2006.
L’importanza riservata alla riforma non è data solo dal fatto che rappresenta la normativa più recente in ordine temporale, bensì è data anche dalla rottura radicale rispetto al passato.
Da un’elencazione delle associazioni olivicole italiane si passa a spiegare le funzioni più importanti svolgono o che hanno il compito di svolgere.
In materia di aiuti, viene spiegato il meccanismo del disaccoppiamento che rompe rispetto al passato, il vecchio legame esistente tra quantità prodotte ed ammontare degli importi elargiti.
Come tutte le produzioni alimentari, si pone anche per l’olio di oliva il problema dell’inquinamento.
L’ultimo capitolo del lavoro, dopo aver specificato i possibili tipi di inquinamento, passa ad analizzare la disciplina non solo comunitaria, ma anche nazionale, in materia di reflui provenienti dai frantoi oleari.
Un altro dei temi approfonditi attiene al costante aumento registrato nella richiesta di prodotti di qualità e di origine protetta.
Ampio spazio è stato dedicato alla lotta ingaggiata dall’Italia per il riconoscimento del “made in…”che significa assicurare al consumatore un prodotto oltre che tipicamente nazionale, del quale se ne può facilmente individuare l’origine ed alla legislazione e problemi, relativi alle etichette.
Non manca un accenno alla situazione del mercato nazionale, evidenziandone i marchi presenti, la lotta delle multinazionali e tracciando una breve analisi delle strategie commerciali utilizzate.
Per finire, una breve appendice è stata dedicata ad una questione recentissima: la richiesta da parte dell’Australia alla World Trade Organization, di chiarimenti in merito alle posizioni ultime assunte dall’Unione Europea in tema di protezione delle denominazioni d’origine.

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LINEE GENERALI SULLA PRODUZIONE E IL CONSUMO 1 Capitolo primo Linee generali sulla produzione e il consumo 1. Olio e olivo fra cultura e tradizione. Il leggendario albero di ulivo e l’olio ricavato dai suoi frutti hanno accompagnato la storia dell’umanità. La pianta di origine dell’ulivo è l’Oleastro e i primi ritrovamenti sotto forma di foglie fossili, risalgono a circa un millennio di anni fa. Importanti, per ricostruire la storia di questa pianta dai mille usi, sono stati i ritrovamenti di reperti archeologici nel Sud Italia , vasellame in testa, con scene di raccolta, produzione e vendita delle olive, nonché di monete coniate a Messina, Taranto, Crotone, raffiguranti foglie e rami di ulivo 1 . 8000 anni fa l’ulivo veniva già coltivato in Medio Oriente e le prime coltivazioni, come pianta da legno più che da frutto, si ebbero molto probabilmente in Siria o Creta. I Fenici, in seguito, diffusero questa coltivazione su tutte le coste del Mediterraneo, dell’Africa, e del Sud Europa. L’olio di oliva era conosciuto, apprezzato e commercializzato anche dai Babilonesi, come risulta dal codice di Hammurabi 2 . Con i Greci, le coltivazioni di ulivo divennero sempre più numerose. Davvero affascinante la leggenda secondo cui, quando Cecrope fondò Atena, molti dei se ne contesero la sovranità, spingendo Zeus a stabilire che ne sarebbe diventato il protettore colui 1 Si veda http://www.laterradipuglia.it/italiano/olio.htm. Una vasta collezione di vasellame è disponibile alla visita presso il Museo Nazionale di Taranto che conserva inoltre un’importante collezione di monete ritrovate in zona intitolata “Gli Ori di Taranto”; alcune raffigurano scene di raccolta dei prodotti tipici come le olive e le fave. 2 Si veda http://www.olionovoextra.it/storia.html.

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