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La disciplina delle intercettazioni, de iure condito e de iure condendo, alla luce delle più recenti prospettive di riforma. Aspetti e garanzie costituzionali nel bilanciamento tra diritti costituzionalmente garantiti.

Prospettive de iure condendo secondo la Corte europea dei diritti dell'Uomo

Anche la prospettiva europeista merita considerazione alla luce di una sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo "Eerikainem et al. c. Finlandia" del 10 febbraio 2009 in cui la Corte europea ci fornisce un suo punto di vista sulla libertà di stampa e privacy.

Questi i fatti: nel 1997 un giornalista pubblica sulla rivista finlandese Alibi un articolo su alcuni procedimenti penali pendenti di fronte al Tribunale del distretto di Turunseutu, atti non coperti da segreto; uno dei procedimenti riguardava una donna, una piccola imprenditrice, accusata di frode su una questione pensionistica; il titolo dell'articolo recitava: "Sembrava legale, ma…truffa da un'imprenditrice per ottenere due milioni di marchi?" Nell'articolo in oggetto la donna - citata per nome e cognome - racconta di aver acquistato una casa che si era rivelata costruita su un terreno paludoso e, le relative fotografie pubblicate nel medesimo articolo, la mostravano in una situazione piuttosto mortificante.

Nel settembre del 1997 la donna querela il giornalista, il suo capo redattore e l'editore; nel dicembre del medesimo anno una Corte locale respinge la richiesta; nel dicembre la Corte d'appello di Helsinki conferma la sentenza di primo grado alla luce della quale la donna decide di aprire un procedimento civile attraverso cui ottenere un risarcimento del danno per essere stata diffamata e perché sono state pubblicate fotografie senza il suo consenso lesive, a suo dire, del diritto alla privacy; nel marzo del 1998 la Corte distrettuale accoglie il suo ricorso in cui la motivazione della sentenza precisa che: "all'epoca dell'articolo la ricorrente era solo sospettata del reato di frode, mentre il titolo dell'articolo e alcuni passaggi danno per scontata la commissione del reato. Si è dunque di fronte ad una diffamazione".

Viene ordinato il risarcimento del danno per i contenuti dell'articolo ma non per la pubblicazione delle fotografie. Tutte le parti ricorrono: i giornalisti chiedono l'annullamento sulla base della libertà d'espressione, la donna chiede un risarcimento più alto. La Corte d'appello di Helsinki dà ragione ai
giornalisti e dal testo dell'articolo - scrive la Corte - si capisce con chiarezza che il procedimento è ancora pendente, il nome della donna non è presente nel titolo, per scoprire l'identità occorre leggere tutto l'articolo.

Non si è di fronte ad una diffamazione, giacché la pubblicazione di un articolo che parla di un processo è legittimo, anche se può causare sofferenza all'accusato, né può ravvisarsi una violazione della privacy della ricorrente. La donna ricorre di fronte alla Corte Suprema che si pronuncia il 26 settembre 2001 nel seguente modo: "non c'è diffamazione ma violazione della privacy". In tal senso, affrontando il consueto nodo del rapporto tra diritto al rispetto della sfera privata e rilevanza pubblica di alcune notizie, la Corte stabilisce che nella fattispecie il primo prevale sul secondo in quanto l'entità della vicenda - piccola imprenditrice, modestia dell'eventuale frode, relativo interesse pubblico generale - non giustifica la pubblicazione senza autorizzazione di una fotografia che rileva l'identità di un individuo, in un modo che può provocare danno e sofferenza.

Informazioni tesi

  Autore: Pietro Cinquemani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonino - Spataro Agnello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

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