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Il delirio schizofrenico tra sintomo e vissuto. Una prospettiva fenomenologica

Fenomenologia del delirio: Wanhstimmung e apofonia

«Quello che conta, nel delirio non è il delirio in stesso ma ciò che lo precede» (Bumke, 1950, cit. in Stanghellini, 2008, p. 221).
Per questo è importante analizzare la Wahnstimmung, “stato d’animo delirante” o “atmosfera pre-delirante” che prepara al delirio modificando la fisionomia delle cose. Essa «è una trasformazione del campo di coscienza drammatica e catastrofica [...] consiste in una destrutturazione, repentina e ineffabile, dell’ordine del mondo» (Stanghellini, 2008, p. 222).
Non si tratta di una «paralisi folgorante, ma di un crampo progressivo e inesorabilmente lacerante» (p. 222) segnata dall’indicibilità.
Con il crollo della realtà così come si era vissuta e percepita precedentemente il soggetto sperimenta uno stato di perplessità che si manifesta nei tentativi di «verificare l’attendibilità delle proprie percezioni».
Vi è un passaggio dal concentrarsi sugli oggetti al focalizzarsi sul proprio processo di percezione attraverso quella che viene definita riduzione fenomenologica e dunque su quella che abbiamo chiamato conoscenza noetica.
«Il guardare il proprio sguardo implica una depersonalizzazione dello sguardo», che viene appunto ad essere oggettivato e in quanto tale perde la soggettività che gli è propria. Avviene la perdita della meità come «depersonalizzazione autopsichica in cui io dubito della meità del mio sguardo» (Rossi Monti, M. & Stanghellini, G. 1999, p. 175). E come lo sguardo neanche i pensieri appartengono più al soggetto, viene meno il senso di essere agente delle proprie azioni che così «diventano sempre più irreali» (Stanghellinini, 2009. p. 231).
A causa della perdita del senso di sé sensoriale inoltre il soggetto ha difficoltà a distinguere tra una cosa pensata, una cosa immaginata ed una invece reale.
Il pensiero prende sostanza, si materializza, “diventa oggetto”, come oggettivizzato è anche lo spazio.
«Il delirante schizofrenico arricchisce la propria esistenza per riempire il vuoto ontologico (creato dalla lacerazione psicotica); non è più un uomo che condivide e vive nel mondo costituito, ma in un vuoto che deve riempire» (Agresti, 1994, cit. in Stanghellini, 2008, p. 225).
Nella fenomenologia schizofrenica è importante questa dinamica di alternanza, sostituzione, tra “vuoto e pieno”. Precedentemente abbiamo già trovato il fenomeno della compensazione, che si manifestava nel supplire la perdita del sé sensoriale attraverso l’iper-riflessività.
Il delirio così prenderà forma come “stato d’animo delirante” nella rivelazione di una differente realtà, autocentrata, autoriferita.
Tale rivelazione dunque, getta luce su ogni cosa, riorganizzando in modo nuovo la realtà che così acquista un senso che aveva completamente perduto.
Nello sconvolgimento della Wahnstimmung l’orizzonte di significato dell’oggetto era stato dilatato a dismisura.
Ad esso segue l’apofania «l’individuazione di un particolare unico significato […] che ha l’effetto di ridurre la vertiginosa complessità dello stato d’animo delirante restaurando quantomeno un ordine» (Rossi Monti, 2008). Tale nuovo ordine ri-costituito ha una sua coerenza interna e un senso idiosincrasico che appunto è stato selezionato tra molteplici confusi, che in quanto tali, sfuggivano dalla comprensione.
«Le interpretazioni deliranti sono considerate come espressione di una vertiginosa (universale) estensione del campo di significati che trascina con sé l’anarchia (psicotica) dei significati e la conseguenza dissolvenza di ogni gerarchia interna ai significati» (Minkowski, 1966, cit. in Borgna, p. 68, 2006).
Il delirio, come abbiamo sottolineato, è una certezza, un’interpretazione totale, onnicomprensiva della realtà, che trova un nuovo senso e in esso ogni cosa viene assunta, collegata. Non esiste la casualità.
Ma è anche, come riporta Rossi Monti (2008, p. 15) citando Atlan (1979), «una fissazione a un certo stadio del processo interpretativo, che resterebbe così bloccato su alcuni pattern immutabili, attraverso i quali i nuovi eventi verrebbero riconosciuti senza feedback modificatore». Costituisce una realtà immutabile, ferma, una prigione che impedisce l’ingresso del nuovo.
Borgna (2006) a questo proposito, citando Callieri, parla di “esperienza di fine del mondo”, il mondo viene perduto, “dissolto”, sia quello condiviso che quello di cui si è fatta esperienza devastante e sconcertante di vuoto, fino ad arrivare alla formazione di questo mondo nuovo e personale. Un mondo privato che tiene l’individuo prigioniero. Ormai il suo unico modo per essere nel mondo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il delirio schizofrenico tra sintomo e vissuto. Una prospettiva fenomenologica

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Arcidiacono
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e Tecniche Psicologiche della Personalità e delle Relazioni d'Aiuto
  Relatore: Giorgio Falgares
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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