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Disabilità e Integrazione Socio-Lavorativa - Analisi della Rappresentazione del Cliente negli Operatori di un Centro di Riabilitazione per Persone con Disabilità Visiva

La disabilità visiva nel mondo: l'OMS

L'OMS mette in evidenza come negli ultimi anni a livello mondiale si osserva una recrudescenza delle cecità legate all'età o al diabete non curato e una diminuzione delle cecità dovute ad infezioni grazie ad un miglioramento del sistema sanitario pubblico. E' interessante notare che più di tre quarti dei casi di cecità nel mondo potrebbero essere evitati o trattati, poiché le cause principali sono dovute a patologie come la cataratta, i difetti della rifrazione non corretti (coma la miopia, la presbiopia e l'astigmatismo), il glaucoma, la degenerazione maculare nell'età avanzata, la retinopatia diabetica, il tracoma e le retinopatie in età infantile, spesso legate a malnutrizione o a nascita pretermine.
Infatti, un'analisi della distribuzione globale della disabilità visiva mostra una prevalenza della disabilità visiva nei paesi poveri dove la mancanza e l'ineguaglianza di accesso ai servizi sanitari, limita fortemente la possibilità di beneficiare di prevenzione e cure che consentirebbero di evitare questo tipo di menomazione. Un altro fattore che aggrava la prevalenza della disabilità visiva è lo scarso sviluppo economico ed è per questa ragione che i programmi di prevenzione della cecità tengono in considerazione non solo lo sviluppo del sistema sanitario, ma anche lo sviluppo economico delle aree interessate. Sebbene apparentemente la cecità incida economicamente sull'economia nazionale a causa del costo della riabilitazione e delle cure sanitarie, di fatto, indirettamente incide anche sul Pil attraverso una diminuzione della produttività della popolazione colpita.
Nel mondo ci sono 314 milioni di persone con deficit visivo di cui 45 milioni sono affette da cecità. Fattori di rischio sono l'età, la collocazione geografica e il sesso. L'80% delle persone colpite hanno più di 50 anni, sebbene questa popolazione rappresenti solo il 20% di quella mondiale, e per lo più vivono nei paesi in via di sviluppo (90%). Con l'aumento dell'aspettativa di vita e l'aumento demografico si stima che nel 2020 la popolazione con disabilità visiva raddoppi. E' interessante notare come le donne, a prescindere dal contesto in cui vivono e dall'età, presentano un rischio leggermente maggiore degli uomini di sviluppare un deficit visivo.
Una considerazione a parte va fatta per i bambini poiché, sebbene non rappresentino la maggior parte della popolazione colpita (un milione e mezzo sotto i 15 anni), la loro spettanza di vita rende il problema particolarmente rilevante. Se nei paesi in via di sviluppo 12 milioni di bambini potrebbero essere facilmente curati, in quelli industrializzati vi è un problema differente: il plurihandicap. Negli ultimi anni, infatti, i traguardi raggiunti dalla medicina nei paesi industrializzati hanno consentito di mantenere in vita i bambini nati pretermine, che un tempo non sarebbero sopravvissuti, confrontando la società con la necessità di farsi carico della presenza concomitante di più tipi di disabilità legata a un insufficiente sviluppo del feto.
Il fattore della prevenzione ad oggi resta uno degli elementi più importanti in quanto si stima che sarebbe possibile prevenire o curare due terzi dei casi di deficit visivo e di cecità. Da più di cinquant'anni l'OMS promuove iniziative per favorire la cura e la prevenzione di quelle malattie che possono portare alla cecità. Il primo programma per la prevenzione della cecità è del 1978, da allora molti passi avanti sono stati fatti fornendo supporto tecnico per stabilire programmi di prevenzione nazionale della cecità. L'ultimo fra questi è il "VISION 2020 – il diritto alla vista" con il quale, in collaborazione con altre organizzazioni internazionali non governative, si intende eliminare le cause di cecità evitabile come il tracoma entro il 2020. Questo intervento dovrebbe portare ad un risparmio di 100 bilioni di dollari. Lo sviluppo dei servizi di cura oftalmologici, un maggior impegno riguardo alle politiche di cura e di prevenzione e l'educazione della popolazione sono i fattori che l'OMS ritiene centrali per favorire questo processo.
Per avere una visione più complessa del problema ci sembra interessante menzionare alcuni dati offerti dall'OMS relativi agli aspetti socio-economici del problema. Come abbiamo avuto modo di accennare precedentemente il problema della disabilità visiva solleva due tipi di aspetti economici: quello del costo economico e sociale che si sostiene a fronte della necessità di accudire una persona con una disabilità, e quello indiretto che il mancato inserimento lavorativo del disabile comporta e che incide sul PIL del suo paese.
Per questo motivo lo scarso sviluppo economico nazionale è un fattore che aumenta la prevalenza della disabilità visiva, incidendo non solo sul costo delle cure e della riabilitazione, ma anche sulla perdita di produttività del paese. Inoltre la menomazione incide sulla famiglia e sul disabile stesso, che a causa delle limitazioni imposte dal deficit, incontrano maggiori difficoltà nell'integrazione sociale e lavorativa. Questo determina una riduzione del benessere di tutto il nucleo familiare, una perdita di status sociale e di autostima.
Sebbene sia difficile valutare con esattezza le conseguenze economiche della disabilità visiva in termini monetari l'OMS ha proposto degli indicatori, come il QALY e il DALY per valutare l'efficacia degli interventi in ambito sanitario. Il primo è una misura del costo di un intervento in ambito sanitario ed è valutata in funzione del numero di anni aggiuntivi di vita vivibili grazie all'intervento. Questi hanno un valore diverso in funzione al grado di salute che ne deriva. Ad esempio gli anni vissuti con una disabilità valgono di meno. Il secondo è un indice relativo al numero di anni di vita persi a causa della malattia. La perdita non si riferisce solo alla morte precoce, ma anche alla qualità della vita. Infatti, se inizialmente venivano considerati solo gli anni persi, oggi si tengono in considerazione anche gli anni vissuti in uno stato cronico di malattia o di disabilità.

Questo brano è tratto dalla tesi:

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Greco
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Massimo Grasso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

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