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Il disallineamento ideologico e l'influenza sulle strategie comunicative nella competizione elettorale - L'evoluzione dal PCI al PD attraverso i discorsi dei Leader.

La strada politica verso il rilancio dell'Ulivo: la scelta di Prodi come candidato dell’Unione

Nonostante l’annuncio di una clamorosa rimonta, l’esito delle elezioni del 2001 sancisce la netta vittoria del centro-destra ed ha un effetto quasi “paralizzante” nei confronti dei progressisti. Intanto, Piero Fassino sale alla segreteria dei Ds, prendendo il posto di Veltroni, divenuto a sua volta sindaco della Capitale. Il problema principale del centrosinistra rimane quello di ampliare il consenso intorno alla coalizione e di dotarla di quel pilastro fondamentale che FI rappresentava per lo schieramento avversario. Inoltre, si sente la mancanza di un Leader che possa parlare in nome dell’intera coalizione, ma non è affatto semplice destreggiarsi tra anime così varie e spesso dissonanti.
Per la seconda volta, Ds e Margherita decidono di individuare la figura di Prodi come sfidante di Berlusconi alle successive elezioni politiche del 2006. Tale scenario rende evidente la fluidità della situazione all’interno delle forze uliviste: i Ds restano la maggiore forza della coalizione, ma la Margherita esprime ancora il nome del Premier.
La spiegazione e le dinamiche sottostanti a questo equilibrio anomalo vanno cercate in quel lungo processo di revisione e definizione identitaria che attraversa tutti i componenti della galassia post-comunista: proprio questo percorso apparentemente infinito alla ricerca dell’identità, alimenta la conventio ad excludendum che la Casa delle Libertà oppone anche ai più autorevoli esponenti dei Democratici di Sinistra, ritenuti non legittimati a governare. D’altro canto, nella Margherita, crescono agitazioni che contrappongono i rutelliani agli ex popolari, legati strettamente a Prodi, diffidenti verso il nuovo leader.
La ricerca sofferta e prolungata del leader per le prossime elezioni, si affianca all’altrettanto tormentato disegno di individuare una forma e un modo efficace affinché i due soggetti maggiori del centrosinistra – Ds e Margherita – possano incrementare il loro raggio di consenso e far presa su una fetta crescente dell’elettorato, in modo da battere il competitor Berlusconi.
Nei fatti, il progetto di una nuova formazione unitaria, viene alimentato alternativamente dai Ds prima e dalla Margherita poi, in relazione ai risultati elettorali di volta in volta ottenuti. Ciò mostra un’incertezza di fondo sulla necessità reale di costruire un soggetto politico nuovo, che travalichi l’immagine di uno mero strumento ad hoc per raccogliere voti, e proponga invece l’adozione di una piattaforma valoriale e strategica comune e condivisa.
Una volta scaduto il suo mandato europeo, Prodi fa rientro in Italia, per guidare da vicino la coalizione dei progressisti. Come nel 1996, però, anche adesso Prodi non dispone di un suo partito così forte e autorevole, capace di difenderlo da eventuali colpi di mano (soprattutto da parte dei Ds).
Prodi si muove cercando di liberarsi dall’immagine del “candidato-bandiera” privo di effettivo potere decisionale ed esecutore delle direttive provenienti dai partiti maggiori del centrosinistra. Anche per questo, egli rilancia fortemente l’idea del partito unico: infatti, se il nucleo dei prodiani riuscisse ad accreditarsi come promotore indispensabile della nuova aggregazione unitaria, il ruolo del professore diverrebbe centrale e dal peso determinante.
Prodi lancia così la lista Uniti nell’Ulivo, un cartello elettorale che potrebbe – nel suo pensiero – consentire il passo decisivo verso una vera e propria fusione fra le sue componenti: dunque l’eventuale e auspicato successo elettorale fungerebbe da volano per vincere le resistenze interne ai Ds e alla Margherita che bloccano la nascita del partito democratico. Ma la strada che porta alla definizione della nuova coalizione ulivista è tortuosa e travagliata e percorrerla fa di nuovo emergere le diversità fra i vari partner potenziali che bussano alla porta dello schieramento ribattezzato per l’occasione “Unione”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il disallineamento ideologico e l'influenza sulle strategie comunicative nella competizione elettorale - L'evoluzione dal PCI al PD attraverso i discorsi dei Leader.

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Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Teodori
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scinze di Governo e della Comunicazione Pubblica
  Relatore: Michele Sorice
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

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Parole chiave

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