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Prossimamente nelle sale: il Trailer

Il trailer come testo autonomo

Oltre che come costrutto paratestuale il trailer può essere considerato come un testo autonomo con proprie specificità linguistiche, ontologiche e dal quale risalterà una dimensione cognitiva. Un nuovo sapere è in circolazione, per cui si attueranno processi di produzione e di acquisizione di questo sapere attraverso un’istanza enunciativa. Il trailer possiede un doppio valore: da un lato è il luogo di conflitto delle molteplici intenzioni di un emittente e un ricevente, dall’altro è la pratica discorsiva attraverso cui le configurazioni interne al testo prendono forma.
«Il trailer costituirà quindi la messa in discorso di un’esperienza testuale complessa e articolata.».
Questa messa in discorso corrisponde all’attività di enunciazione: con l’atto enunciativo, alla dimensione cognitiva si aggiungeranno le altre due dimensioni della comunicazione, quella pragmatica e quella patemica. L’enunciazione appare come un’istanza di composizione di un avvenimento testuale in cui elementi che fanno parte di diversi organismi di significazione (immagini/suoni) entrano in concatenazione tra loro generando figure del sensibile. La caratteristica fondamentale di un testo audiovisivo è che non vi sono degli esseri umani concreti ad impersonificare i ruoli di emittente e destinatario e quindi «manca di una possibile connotazione antropomorfa». Queste innovazioni nell’analisi dell’enunciazione cinematografica sono state portate avanti da Christian Metz che introdusse anche i concetti di “foyer” per definire la fonte dell’enunciazione e di “cible” per il bersaglio dell’enunciazione per evitare l’utilizzo di caratteri antropoidi. È grazie a queste nozioni che il trailer attiva degli effetti discorsivi che filtrano il passaggio dalla persuasione alla credenza. L’enunciazione è in sostanza un atto linguistico, attraverso cui il testo si sviluppa mettendo in risalto la sua inclinazione autoriflessiva. Sono molto frequenti le circostanze in cui il testo accentua quest’ordine metadiscorsivo: cioè quando si mettono in scena i modi di produzione dell’impianto enunciativo. Ad esempio nel caso in cui il trailer offre «allo spettatore un quadro più o meno fittizio degli scenari di produzione del film a venire, mostrando il backstage o facendo presentare il film al regista in persona». Casi emblematici sono i trailer di Hitchcock, soprattutto la scena d’apertura al promo televisivo di Rear Window (La finestra sul cortile,1954) in cui si vedono le macchine da presa e l’autore seduto di spalle, e il trailer di The Birds (Gli Uccelli,1963) dove con tono molto ironico è lo stesso cineasta britannico a spiegare il rapporto tra gli umani e i volatili. Il valore espressivo del trailer è assicurato dalla capacità del testo di far confluire in uno stesso luogo, forme dell’espressione diverse. Questo accostamento rappresenta la costruzione discorsiva del trailer designandolo come testo audiovisivo e permettendogli di consolidare il suo potere enunciativo. Questo procedimento prende il nome di “sincresi”: essa esalta il ritmo del testo e orienta l’attività spettatoriale in modo da costituire un valore aggiunto. «Nel trailer, l’atto sincretico è pienamente espresso dalla simultanea sovrapposizione del piano visivo, composto da immagini che possono appartenere o meno all’universo diegetico, e del piano sonoro, composto da musiche a effetto solitamente topicalizzate e voci e/o rumori diegetici ed extradiegetici»; il contatto si manifesta pienamente quando vengono a costituirsi i “punti di sincronizzazione” che sono i momenti salienti di incontro in cui i diversi piani coincidono perfettamente. Esistono diversi casi di giuntura: «il caso più comune è quello in cui la musica extradiegetica e gli stacchi del montaggio vengono fatti coincidere al fine di rinforzare la struttura ritmica del testo»; «esistono poi altri casi, in cui la coincidenza audiovisiva avviene a livello diegetico, attraverso l’esatta corrispondenza del ritmo della musica extradiegetica con un’azione interna alla sequenza diegetica presente nel montaggio»; «o ancora, il caso in cui la sincronizzazione audiovisiva è fondata sulla manipolazione della sostanza visiva, e l’immagine subisce effetti di improvviso rallentamento o accelerazione, brusche trasformazioni di luci e colori, zoom e altri effetti capaci di agire sull’immagine e riconfigurare il suo tempo visivo». Oltre agli effetti di sincronizzazione, si possono verificare anche quelli di “desincronizzazione” caratterizzati da un’anticipazione o posticipazione del tempo di sincronizzazione in quanto sono delle variazioni inaspettate dei punti di unione; questi effetti spiazzano lo spettatore e provocano più attenzione della sincronizzazione. «I punti di sincronizzazione contribuiscono quindi a scandire il ritmo del flusso audiovisivo e ad aumentare in questo modo il coinvolgimento patemico dello spettatore stimolando il suo sentimento d’attesa. Si potrebbe dire che il ritmo del testo dipenda in buona parte dal grado di prevedibilità dei punti di contatto visivi e sonori, questo perché l’effetto creato dalla sincresi stimola continuamente lo spettatore nel suo lavoro inferenziale di individuazione dell’evoluzione testuale».
Dopo aver riconosciuto il trailer come testo autonomo, si può parlare della sua valenza semantica: esso è un sistema testuale che necessita dell’attività interpretativa dello spettatore per portare a termine la propria capacità significativa. In altre parole, il testo vuole da parte del destinatario un movimento di cooperazione attiva che sappia mettere in relazione codici e contenuti: ciò determina la costruzione di un “lettore modello” in grado di individuare e comprendere le intenzioni presenti nel testo e del film. Alla base della cooperazione testuale è necessario che il destinatario abbia con il testo un lessico in comune con il quale confrontare la superficie testuale. «Il processo di decodifica, che dipende dalla competenza enciclopedica del lettore, avviene su un doppio livello di significazione per cui è possibile definire una relazione di continuità tra un piano dell’espressione e un piano del contenuto». Il trailer è però una forma di traduzione atipica, in quanto si riferisce ad un altro testo che è il film. Quindi per quanto riguarda l’espressione, il processo di traduzione sarà quasi perfetto dal momento che lo statuto linguistico deriva da quello del film; invece per il contenuto, la traduzione non sempre segue il testo iniziale dato che essa ha luogo grazie all’aiuto di isotopie tematiche.

Questo brano è tratto dalla tesi:

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Informazioni tesi

  Autore: Margherita Rita Bondì
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Simone Arcagni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

FAQ

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