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I finanziamenti alle confessioni religiose in Italia ed in Europa

Le ragioni storiche della necessità di finanziamento alle Confessioni Religiose

Il tema del finanziamento alle religioni ha origini antiche e la sua problematica ha da sempre coinvolto il sistema giuridico degli Stati: in prima approssimazione, però è possibile premettere, che in Europa tutti i Paesi, in modi spesso diversificati in base alle loro tradizioni storiche, finanziano le religioni tanto che l'intervento pubblico a sostegno delle Chiese è diventato uno dei tratti più qualificanti e distintivi di relazioni con le Confessioni Religiose del nostro Sistema Europeo.
Le origini del sistema di finanziamento pubblico si possono far risalire alla legislazione eversiva del patrimonio ecclesiastico emanata intorno all'Ottocento, periodo in cui vigeva un forte separatismo tra la Chiesa e lo Stato, il legislatore infatti per cercare di limitare il potere temporale delle istituzioni religiose cominciò un'ampia opera di incameramento dei beni ecclesiastici nel patrimonio statale, confiscandoli contribuendo all'impoverimento dell'istituzione religiosa la quale, con l'ingente patrimonio accumulato nel corso dei secoli e con i lasciti ereditari e le donazioni da parte dei fedeli, si era assicurata ovunque fino ad allora i mezzi necessari per il sostentamento dei propri funzionari e delle proprie attività.
Nello stesso momento storico, però si cominciarono ad elaborare le premesse per un intervento pubblico a favore della Chiesa Cattolica e dei suoi funzionari ed attività per compensare la confisca dei suoi beni fatta dallo Stato: così pure in Francia infatti il 2 novembre 1789 a seguito della rivoluzione Francese, l'Assemblea Costituente stabilì che i beni Ecclesiastici fossero "messi a disposizione della Nazione", anche per far fronte al deficit delle finanze pubbliche si stabilì che lo Stato avrebbe provveduto ad assicurare il mantenimento dei ministri di culto e dei suoi beni ed attività.
In Italia si verificò una situazione simile a quella Francese quando nel 1866 in piena epoca Risorgimentale, il nuovo Stato Unitario confiscò i beni delle congregazioni religiose e di molti Enti Diocesani, lasciando al di fuori solo le mense Vescovili, gli uffici canonici e i cosiddetti "benefici" che corrispondevano a quelle rendite provenienti da case e terreni il cui reddito era destinato al sostentamento del sacerdote o del vescovo, anche in questo caso, parallelamente a questo tipo di confisca da parte dello Stato, venne istituito con Legge il Fondo per il culto, con lo scopo di compensare in qualche modo, agli scarsi proventi delle terre rimaste nella proprietà delle Istituzioni Religiose; in quest'ottica in seguito si stabilirà di corrispondere un assegno di "congrua" ai ministri di culto, una sorta di stipendio mensile pagato dallo Stato, che godevano della titolarità di un beneficio: per tutti gli altri ecclesiastici comunque non era prevista alcuna provvidenza pubblica.
Quello della congrua era un istituto presente già al tempo del Regno delle due Sicilie considerato come un sussidio collegato all'entità della rendita della parrocchia. Successivamente con la Legge del 7 luglio 1866 n. 3086 venne configurato in modo preciso stabilendo che la congrua doveva essere corrisposta come un supplemento ai parroci che non riuscissero a raggiungere soglie di reddito adeguate. La Legge 3082 del 1866 inoltre stabilì che i Vescovi fossero esclusi dall'incasso della congrua e che i proventi derivanti da alcune delle loro mense dovevano essere devolute a favore dei parroci bisognosi: in questo modo si stabiliva già da allora l'esigenza di aiutare il Clero povero e contemporaneamente si poneva un limite alle ricchezze di cui potevano disporre gli altri ecclesiastici.
Anche con il Codex Iuris Canonici del 1917 si stabiliva di corrispondere degli "assegni supplementari" che lo Stato pagava ai titolari di benefici i cui redditi risultassero inferiori a quello che lo Stato stesso considerava adeguato: in questo modo si assicurava il decoroso sostentamento di tutto il clero.
In pratica, l'attuale sistema di finanziamento alle Confessioni Religiose dell'otto per mille deriva da questa sorta di contenzioso sulla restituzione dei beni redditizi da parte dello Stato alla chiesa cattolica che, secondo alcuni commentatori, viene "ancora percepita come una questione aperta", considerando anche le tendenze attuali nei dibattiti politici che vanno verso una definitiva eliminazione delle forme di sostegno statale diretto ed indiretto alla Chiesa Cattolica ed alle altre Confessioni religiose.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I finanziamenti alle confessioni religiose in Italia ed in Europa

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Informazioni tesi

  Autore: Adele Iacoviello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Cristina Folliero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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