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Il sistema pensionistico e le donne: riflessi sull'economia delle aziende

Le donne e la previdenza integrativa

Per quanto riguarda la previdenza integrativa al femminile, bisogna innanzitutto dire che non vi è ancora una piena diffusione dei fondi pensione nella platea femminile che appare ancora un po’ titubante; infatti, la percentuale femminile sul totale di coloro che aderiscono ai fondi pensione è nettamente minore rispetto a quella maschile con un’età media di 42 anni circa. Tuttavia emerge la sempre maggiore necessità per la platea femminile di integrare la pensione di base. Ciò è dovuto al fatto che le donne ricevono un trattamento pensionistico pubblico inferiore rispetto agli uomini e dovrebbero quindi provvedere in proprio a integrarlo.
Inoltre già durante la vita lavorativa si fa sentire il cosiddetto gender gap, cioè la differenza di
salario tra uomini e donne (del 21% se si guarda l’intera retribuzione annua, intorno al 9% se si guarda quella oraria).
È utile ricordare, nella previdenza integrativa, quando si percepisca la prestazione finale: dal 1° gennaio 2007 si ha diritto alla pensione integrativa dopo aver maturato i requisiti di acceso alla pensione obbligatoria, con almeno cinque anni di iscrizione alla previdenza complementare. Tuttavia, l’aderente, a seconda della propria volontà, può proseguire la contribuzione fatta salva la facoltà di decidere autonomamente il momento in cui vorrà fruire delle prestazioni pensionistiche. Gli orientamenti COVIP del 2008 forniscono precisazioni proprio riguardo a questo tema, chiarendo le condizioni, che sono rappresentate dal poter vantare almeno un anno di contribuzione e dall’aver raggiunto i requisiti anagrafici per il pensionamento. In caso poi di disoccupazione per un periodo di tempo che superi i 48 mesi a seguito di cessazione dell'attività lavorativa, le prestazioni pensionistiche sono, su domanda dell'aderente, consentite con un anticipo massimo di cinque anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza.
Vanno tuttavia evidenziati alcuni punti critici del sistema di previdenza integrativa volti a penalizzare la figura femminile, ossia quelli riguardanti i coefficienti di conversione
in rendita utilizzati dai fondi pensione di nuova generazione. Infatti le forme previdenziali nate negli anni ’90 prevedono prestazioni differenziate a seconda dell’appartenenza all’universo maschile o femminile, diversamente da quelle preesistenti che erogavano generalmente pensioni complementari uguali per uomini e donne.
Questo per il fatto che i fondi preesistenti seguono un’ equità solidaristica, avendo, con varie sfumature, mediato le modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche del sistema pubblico che, per seguire un principio politico risarcitorio nei confronti delle lavoratrici, allineano le prestazioni dedicate a queste ultime a quelle dei colleghi maschi; diversamente, criteri di equità economica sono seguiti dai fondi pensione più recenti, i quali delegano l’erogazione delle prestazioni a compagnie assicurative che utilizzano per il calcolo le aspettative di vita degli iscritti, che sono maggiori per le donne rispetto agli uomini. In termini generali, il già citato decreto 5 del 25 gennaio 2010 che novella il Codice delle pari opportunità, vieta qualsiasi forma discriminativa nelle forme pensionistiche complementari, sulle regole di accesso, sui contributi e sulle prestazioni; alla Covip resta il potere di verificare i dati attuali dei fondi pensione che giustificano eventuali deroghe.
Tuttavia, le nuove regole in materia di TFR, che dal 2007 viene destinato alla nascente previdenza integrativa, sembrano penalizzare le donne. Infatti, per calcolare la rendita del capitale accumulato, la pensione integrativa, appunto, viene utilizzato un coefficiente tale e quale a quello delle assicurazioni private che utilizzano tavole attuariali differenti per le donne e per gli uomini, ben sapendo che proprio le prime sono più longeve e quindi hanno una maggiore vita residua. In questo modo, a parità di età pensionistica e di capitale accumulato, la pensione integrativa delle donne sarà più bassa del 12-18%.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il sistema pensionistico e le donne: riflessi sull'economia delle aziende

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Michele Filograna
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Economia e commercio
  Corso: Bilancio
  Relatore: Alessandra Tami
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

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