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Il gold standard: storia della convertibilità aurea della moneta 1821-1971

Cause del successo del gold-dollar standard

Il gold-dollar standard ebbe sicuramente maggior successo rispetto al gold exchange standard che lo aveva preceduto, anche se la sua longevità non fu certo entusiasmante. Il sistema si basava infatti su una supremazia statunitense che era destinata a terminare non appena l'industria europea e giapponese si fosse ripresa dal disastro della Seconda Guerra Mondiale. Non appena la posizione di assoluto predominio degli Stati Uniti si affievolì lievemente, infatti, il sistema monetario costruito a Bretton Woods cominciò a sentire le prime avvisaglie di una crisi che l'avrebbe portato alla fine nel 1971. Bernstein spiega bene questo processo, secondo il quale le riserve auree statunitensi sarebbero state prosciugate dalla crescita di Europa e Giappone (Bernstein, 1992, p. 334):

The spanking new European and Japanese industrial facilities would be competition for American industry. They would also be attractive areas for American investment. As a result, the Americans would end up spending increasing amounts of money on imports and investing in foreign countries to a point where their massive gold hoard would be drawn down below its original swollen levels and their debts to foreigners would increase above the levels of the 1940s.

Il gold-dollar standard trovò nei suoi primi anni un ambiente fortemente favorevole all'instaurazione di un sistema di questo tipo. L'Europa e il Giappone erano in piena ripresa e la ricostruzione stava prendendo piede a velocità sostanziale: negli anni Cinquanta, la produzione europea crebbe del 4,7% medio su base annua, mentre negli anni Sessanta il dato fu ancora migliore e si attestò al 5,5% medio (Eichengreen, 1994, a cura di Eichengreen, Flandreau, 1997). Con l'economia mondiale in forte crescita, non c'era una grande necessità di aggiustare il saldo della bilancia dei pagamenti e per questo gran parte della vita del sistema di Bretton Woods fu relativamente tranquilla. In aggiunta a ciò, è da segnalare che l'altissima disoccupazione degli anni Venti e Trenta di cui abbiamo già parlato aveva decisamente smorzato i toni della resistenza operaia, con il risultato che la crescita non eccessiva dei salari non ostacolò la forte crescita ventennale europea.
Un'altra delle ragioni per cui il sistema poté funzionare comunque correttamente fino a quella data fu il controllo dei capitali da parte dei governi. Questo tipo di controllo scoraggiava gli speculatori, che avrebbero così agito soltanto in vista di un guadagno certo a causa delle maggiori difficoltà di investire all'estero. Per questo motivo, le banche centrali non erano costrette ad intervenire ogniqualvolta il tasso di cambio si discostava anche minimamente da quello stabilito, ma conservavano un minimo di indipendenza per l'esercizio delle proprie politiche monetarie. Anche se la maggior parte delle nazioni industrializzate rimosse i controlli sui capitali soltanto negli anni Ottanta (Eichengreen, 1994, a cura di Eichengreen, Flandreau, 1992), già negli anni Sessanta si cominciò ad assistere ad una internazionalizzazione dei mercati, che portò con sé una diminuzione di questi provvedimenti. Proprio in quegli anni, il gold-dollar standard entrò in crisi, in concomitanza con la fine della ripresa europea e con i primi segni di cedimento dello strapotere statunitense.
Occorre precisare che il sistema di Bretton Woods, come fu del resto il gold standard classico, fu allo stesso tempo causa e conseguenza di questi fenomeni. Entrambi i sistemi, derivati da particolari condizioni economico-politiche che ne favorivano l'esistenza e il corretto funzionamento, contribuirono infatti al mantenimento della stabilità economica e monetaria che consentì di dare continuità temporale alla crescita economica.

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Il gold standard: storia della convertibilità aurea della moneta 1821-1971

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Conti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Paolo Luca Bernardini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

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