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Empatia. Ruolo della giunzione temporo-parietale nella distinzione sé/altro

Empatia e mentalizzazione

Fonagy e Target hanno sviluppato recentemente un modello psicodinamico che integra le conoscenze oltre che psicoanalitiche relative alle relazioni oggettuali, anche modelli cognitivisti e biologici. Questo modello definito della "mentalizzazione" cerca di spiegare il comportamento interpersonale in termini di stati mentali e si basa sullo sviluppo dell’intersoggettività e di come essa sia fondamentale per l’adattamento dell’individuo e di conseguenza per la salute psichica.

Un’intersoggettività spiegata, come quella capacità di riflettere sui propri stati mentali e su quelli degli altri, considerati come stati esperienziali diversi da quelli propri.
Col termine mentalizzazione gli autori (2002) si riferiscono a quella capacità di comprendere il comportamento interpersonale in termini di stati mentali ovvero causati da un insieme complesso di emozioni, pensieri, motivazioni ecc..; e che ogni individuo può avere diversi stati mentali che possono causare diversi comportamenti. Una buona capacità di mentalizzazione favorisce, oltre che la rappresentazione contemporanea della mente propria e quella altrui , di assumere un comportamento che consideri entrambi gli stati mentali.

L’empatia necessita della componente "auto-consapevolezza" che il proprio stato emotivo sia causato da quello dell’altro evitando la confusione dell’origine dell’emozione. Per far sì che questo accada, la persona che empatizza necessita di una teoria della mente per discriminare l’esperienza propria relativa a quell’emozione con quella di chi stiamo osservando.

Come si può notare dalla definizione, la mentalizzazione comporta una componente autoriflessiva ed una componente interpersonale. In combinazione, queste forniscono al bambino la capacità di discriminare il mondo interno dalla realtà esterna ed i processi mentali interni ed emotivi dagli eventi interpersonali.
Queste capacità non è innata ma si tratta di una struttura che si evolve fra la prima e la seconda infanzia il cui sviluppo dipende dall’interazione con menti più mature, che siano benevole, riflessive e sufficientemente in sintonia, che permettono la nascita di un sé psicologico maturo che sia separato da quello degli altri.

La mentalizzazione, anche se si riferisce a capacità cognitive complesse, nasce attraverso l’esperienza delle relazioni oggettuali. Il primo passo si riferisce alla "regolazione affettiva" , ovvero a quella capacità di modulare i propri stati emotivi attraverso il pensiero. Essa necessità di una capacità rappresentativa dell’emozione e un senso del sé e di agency.
Quando avrà luogo la mentalizzazione, la regolazione affettiva non avverrà più solamente attraverso il comportamento ma soprattutto a livello riflessivo.
Come abbiamo visto nel secondo capitolo, le capacità riflessive (di mentalizzazione) sono alla base dell’empatia e permettono di andare al di là dell’atteggiamento esteriore per arrivare a cogliere lo stato psicologico che ha motivato un determinato modo di agire.

In assenza di queste funzioni, il proprio comportamento e quello degli altri rimangono poco significativi.

Di conseguenza la mentalizzazione favorisce la rappresentazione e la simbolizzazione del proprio stato mentale ed è quindi determinante per:
- la regolazione e il controllo delle emozioni e delle pulsioni aggressive
- l’automonitoraggio del proprio comportamento in relazione all’emozione
- l’agency (il riconoscersi come protagonista delle proprie azioni)

Le attribuzioni relative agli stati mentali di sé e degli altri vengono incorporate sotto forma di modelli operativi interni (Bowlby,1969) e questo processo è legato profondamente alla qualità delle relazioni di attaccamento (Fonagy, 2001; Fonagy e Target,1997).

Quindi questa funzione è strettamente connessa alla capacità di rappresentarsi lo stato affettivo, di poterlo pensare e di poterlo gestire.
In quest’ottica è doveroso (per spiegare il legame fra mentalizzazione ed empatia) descrivere una condizione di deficit di mentalizzazione, ovvero di quella condizione in cui la persona non ha la possibilità di comprendere il proprio vissuto emotivo e quindi di pensarlo e descriverlo. In questa condizione definita "alessitimia", l’individuo ha serie difficoltà a provare una reale esperienza empatica.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Empatia. Ruolo della giunzione temporo-parietale nella distinzione sé/altro

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Francesco Bivacqua
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia Clinica - Neuropsicologia
  Relatore: Massimiliano  Oliveri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

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Parole chiave

empatia
teoria della mente
neuroni specchio
simulazione incarnata
distinzione sé/altro
giunzione temporo parietale
rtms

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