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Evoluzione del mercato della pay-tv in Italia

La grande fusione e il quasi-monopolio: Sky

Fu proprio a fronte di costi di programmazione che superavano abbondantemente le entrate, che cominciano a circolare rumors di una possibile intesa su larga scala tra le due pay tv.
Si era visto in questi anni di duopolio come In Italia non pare potessero sussistere le condizioni per aver due pay-tv. Dunque a parer di tutti era ora che Telepiù e Stream iniziassero a parlare tra di loro di una possibile fusione. Un primo simbolico passo in avanti è l'intesa del 24 aprile 2001 sul decoder unico, che con il funzionamento del simulcrypt consentiva ai programmi di accedere ai programmi di entrambe le pay-tv con un unico apparecchio e una sola smart-card. Da qui in avanti si comincia a far più concreta l'ipotesi di fusione tra le due piattaforme.
È l'inizio di una lunga serie di trattative e preaccordi. Tali negoziazioni avvenivano in un momento in cui Vivendi (il gruppo francese controllante Telepiù) si trovava nella necessità di dismettere al più presto le attività in perdita – tra queste proprio Telepiù -, nel tentativo di ridurre l'indebitamento, che ammontava a circa 35 miliardi di euro. Tali difficoltà influenzarono le trattative al punto che, nell'accordo definitivo di ottobre, il prezzo scendeva da 1,5 miliardi a 920 milioni di euro. In base al nuovo accordo, Newscorp acquisiva l'intero pacchetto azionario di Telepiù, e contestualmente anche il controllo di Stream, sino ad allora controllata congiuntamente al 50% con Telecom. Il risultato era dunque che il gruppo di Murdoch controllava l'80,1% della nuova piattaforma, lasciando a Telecom il restante 19,9%.
L'allora Commissario europeo alla Concorrenza, Mario Monti, sviluppò la valutazione della concentrazione sulla falsariga dell'Antitrust italiana, approdando a conclusioni sostanzialmente analoghe. La Commissione pose infatti l'attenzione nell'individuazione di diversi mercati, registrando che la televisione tradizionale e la pay-tv appartengono a due settori differenti e non sono assimilabili nello stesso mercato rilevante. Evidenziò altresì, a tal proposito, che i contenuti trasmessi sulle televisioni a pagamento non possono considerarsi sostituti, né dal lato della domanda, né dell'offerta, rispetto a quelli dedicati alla televisione tradizionale; e sottolineò il fatto che i diritti sui film di prima visione e i diritti sulle manifestazioni sportive, soprattutto per gli eventi calcistici, rivestono oggi un'importanza cruciale nell'indurre i consumatori a sottoscrivere contratti di abbonamento alle pay-tv. La Commissione concluse che la concentrazione avrebbe determinato "la creazione di un quasi-monopolio nel mercato italiano della pay-tv" e che l'operatore dominante, mantenendo anche il controllo sulla tecnologia satellitare, avrebbe avuto la possibilità e gli incentivi per limitare la concorrenza attuale e potenziale. Nonostante ciò, la Commissione ritenne preferibile, anche in termini di benefici per i consumatori, l'autorizzazione sottoposta a condizioni, piuttosto che lasciare al mercato una società tendenzialmente avviata alla chiusura per via di gravi difficoltà finanziarie.
In relazione all'accesso alla piattaforma satellitare e al più generale tema della concorrenza tra piattaforme, si è invece previsto che Newscorp dovesse garantire a terze parti l'accesso alla propria piattaforma, garantendo l'offerta di tutti i servizi tecnici necessari per le trasmissioni su basi eque, trasparenti, non discriminatorie e orientate ai costi.
Così, dopo qualche incertezza, venne ufficializzata anche la data del debutto della nuova piattaforma che arriverà nelle televisioni degli italiani il 31 luglio 2003.
Sky Italia raggiungerà gli abbonati con un'offerta di circa 180 canali, di cui 100 video, 30 dei quali completamente nuovi. L'approdo a un unico operatore ha naturalmente ricadute anche e soprattutto sull'utente finale: un unico decoder (quelli in dotazione agli abbonati di Stream e Telepiù saranno utilizzabili per la ricezione di Sky) con un unico abbonamento col quale si potranno vedere tutte le partite di calcio di serie A a partire dal campionato 2003-2004. L'intera offerta pay costa 53 euro rispetto ai 57 di Stream e ai 45 di Telepiù.
Un lancio importante, supportato da campagne pubblicitarie per un totale di 4 milioni di investimento, previsto per la mezzanotte del 30 luglio, momento in cui i canali Telepiù e Stream si oscureranno per dare il via a mezzogiorno del 31 luglio alla nuova piattaforma satellitare italiana voluta da Rupert Murdoch. I canali ai nastri di partenza sono 100, suddivisi in 4 pacchetti principali che si possono combinare in 7 formule diverse. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Evoluzione del mercato della pay-tv in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Salvatore Salerno
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Marco  Gambaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 38

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