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La liberalizzazione del mercato elettrico italiano

Il regime di monopolio di Enel

La ragione che ha portato alla nazionalizzazione del settore elettrico italiano negli anni 60 risiede nel ruolo strategico che le fonti energetiche, e in particolare il settore elettrico, svolgono nel processo di sviluppo economico e sociale.
Nel 1962 la legge di Nazionalizzazione istituì l'Enel, ente nazionale per l'energia elettrica, al quale fu "riservato l'esercizio delle attività di: produzione, importazione/esportazione di energia elettrica, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita su tutto il territorio nazionale".
La nazionalizzazione del settore dell'energia elettrica è stata realizzata mediante una complessa procedura che ha comportato il trasferimento coattivo, dietro congruo indennizzo, di oltre mille imprese elettriche.
Grazie a questo regime è stato possibile conseguire importanti obiettivi economico-sociali quali: l'elettrificazione pressoché totale del paese, l'unificazione della struttura tariffaria sul territorio nazionale, una programmazione accentrata delle risorse e del fabbisogno energetico e investimenti finalizzati a ridurre il gap tra il Nord e il Sud.
Dato che le scelte gestionali dell'ente dovevano risultare funzionali alle decisioni di politica economica ed energetica nazionale, i poteri di indirizzo e di vigilanza di Enel sono state affidate al governo.
Tra i più penetranti poteri dell'esecutivo, vi erano: il potere di nomina dei vertici dell'Enel, il potere di direttiva del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) e il potere di vigilanza del Ministro dell'Industria sull'operato dell'ente.
Non meno incisivi erano i poteri di approvazione preventiva da parte del CIPE, in merito ai programmi annuali e pluriennali delle attività che Enel avrebbe svolto, poteri che si estendevano alle scelte sulle modalità di costruzione, localizzazione e finanziamento di nuovi siti produttivi.
Inoltre a Enel era preclusa la possibilità di fissare in via autonoma le tariffe per i servizi erogati, essendo la politica tariffaria soggetta a determinazione autoritativa da parte del Comitato interministeriale dei prezzi (CIP).
La legge di Nazionalizzazione riservava a Enel il monopolio di tutte le fasi della filiera dell'energia elettrica, delineando la forma di mercato tipica del monopolio naturale verticalmente integrato.
Il monopolio naturale è una forma di mercato in cui è presente un solo produttore di un bene, a causa di condizioni strutturali sul lato dell'offerta che determina una funzione di costo sub-additiva.
Una funzione di costo è sub-additiva se facendo sostenere il costo complessivo di un dato livello produttivo ad un'unica impresa questo è minore rispetto al caso in cui la produzione fosse suddivisa tra più imprese.
Ciò avviene quando siamo in presenza di costi fissi: se a produrre è una sola impresa c'è solo un costo fisso da sostenere, mentre se la produzione è affidata a più imprese ci sarà una duplicazione di costi fissi.
Di conseguenza, il vantaggio in termini di costi nel produrre una data quantità di un bene da parte dell'impresa monopolista, fa in modo che nessun'altra impresa entri nel medesimo mercato, pena profitti negativi.
La presenza di un monopolio naturale è strettamente correlata sia alle dimensione del mercato, tale da determinare costi di investimento ingenti (molti dei quali irrecuperabili) sia alla presenza di rilevanti economie di scala tali da determinare una diminuzione dei costi medi di produzione al crescere delle dimensioni dell'impianto.
È all'interno di questo modello di mercato che a Enel è stata attribuita la titolarità di tutte le fasi della filiera produttiva dell'energia elettrica: la generazione, il dispacciamento, la trasmissione, la distribuzione e la vendita di energia elettrica.
Per quanto riguarda la generazione, questa fase trasforma le fonti energetiche sia rinnovabili (come l'acqua, il vento, i raggi solari) che fossili (come il carbone, il petrolio, il gas) in energia elettrica ad alta tensione,
La scelta delle fonti energetiche da utilizzare nella produzione di energia elettrica, è condizionata dalla loro disponibilità sul suolo nazionale.
A seconda delle fonti impiegate per la produzione, gli impianti per la generazione di energia elettrica presentano caratteristiche diverse, che si traducono in rendimenti e costi diversi.
Per quanto riguarda i costi, tale diversità è legata soprattutto alla loro struttura, cioè al diverso rapporto fra i costi fissi (connessi essenzialmente ai costi dell'impianto di generazione) e i costi variabili (riconducibili ai costi di esercizio e a quelli dei combustibili). […]

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La liberalizzazione del mercato elettrico italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Quaglia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Amministrazione e Politiche Pubbliche
  Relatore: Luca Gandullia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

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