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Livio Pagello, poeta e accademico olimpico

Le Rime

Nella seconda metà del Cinquecento il petrarchismo più ortodosso lascia il posto a una poesia più personale, in cui il modello petrarchesco diventa il punto di partenza per giungere a soluzioni originali grazie all’attività poetica di Giovanni Della Casa e Galeazzo di Tarsia.
Il Veneto è centro di una vivace pratica poetica; vi agiscono infatti stimoli provenienti da un lato dallo Studio padovano, dove opera il teorizzatore del petrarchismo Trifon Gabriele, e dall’altro il fervore che percorre Venezia, capitale dell’editoria. Tra i poeti più rigorosamente petrarchisti ricordiamo Bernardo Cappello, Girolamo Molin e Domenico Venier. In una posizione più critica e sperimentale si colloca Antonio Brocardo, entrato in polemica con Bembo. Vicino al Brocardo, almeno nel proprio apprendistato lirico degli anni veneziani, Bernardo Tasso, il quale tende però a cercare una soluzione di compromesso tra il modello petrarchista e lo sperimentalismo classicista. Un’ulteriore voce di opposizione, sempre in senso classicista, è quella del vicentino Gian Giorgio Trissino. Il tardo petrarchismo d’area veneta è ben rappresentato, nella seconda metà del secolo, da Gabriele Fiamma e Celio Magno.
Nel contesto del petrarchismo veneto del secondo Cinquecento si può inserire anche la poetica di Livio Pagello.
Del Pagello ci sono pervenuti 111 componimenti lirici, 22 dei quali sono giunti attraverso una copia settecentesca e quindi in questa tesi riportati in appendice. Queste 22 rime constano di 11 sonetti, 8 madrigali e 3 canzoni, e affrontano temi amorosi o più propriamente personali e privati quali la morte del fratello (II) e il sopraggiungere della vecchiaia.
I rimanenti, testimoniati da due manoscritti cinquecenteschi, sono invece stati trascritti e commentati; è a questi che si farà riferimento nella descrizione che segue.
Le Rime del Pagello sono una raccolta di 86 componimenti non strutturati sul modello petrarchesco secondo un’idea organica di canzoniere. Dal punto di vista metrico il Pagello accoglie solo cinque forme; predominante è il sonetto (50), numerosi sono anche i madrigali (29); minoritarie sono le canzoni (4), a cui si aggiungono una sestina e le stanze in ottava rima. Infine il componimento LXXXI è costituito da un epigramma dedicato al sepolcro del Petrarca. Si può dunque notare come il Pagello prediliga le forme brevi, il sonetto in primo luogo e il madrigale, il metro lirico più libero in quanto svincolato da uno schema rigido; si tratta ovviamente della forma “moderna” di madrigale, ancora più libera rispetto a quella petrarchesca e trecentesca.
Per quanto riguarda lo schema rimico dei sonetti si ravvisa l’influenza dell’esempio del Petrarca. Nelle quartine lo schema è sempre ABBA ABBA, mentre nelle terzine gli schemi su tre rime (CDE CDE o CDE DCE) sono più frequenti di quello su due rime (CDC DCD). Nel complesso lo schema rimico più frequente (16 casi) è ABBA ABBA CDE CDE in proporzione analoga al Canzoniere petrarchesco. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Livio Pagello, poeta e accademico olimpico

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Simonotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Maria Pia Sacchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 194

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vicenza
livio pagello
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elisa simonotti
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