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Gli Internati Militari Italiani della provincia di Latina

Il rientro in Italia e il ritorno alla vita normale

Con la fine della guerra iniziò il rientro in Patria degli ex internati militari italiani che avvenne nel corso di diversi periodi:

«Gli ex militari internati che vennero registrati nei campi di transito furono 635.132. Di questi 404.500 rientrarono in Italia entro il mese di ottobre del 1945, 204.600 fra l'ottobre ed il dicembre dello stesso anno, 18.300 tra gennaio e marzo 1946, 6.000 tra aprile e luglio e 1732, infine tra l'agosto del 1946 e il febbraio del 1947 (pare, tuttavia, che altre 150.000 persone di nazionalità italiana abbiano varcato i confini per fare ritorno in patria). Più o meno nello stesso arco di tempo, inoltre, 410.401 prigionieri di guerra italiani vennero rilasciati dagli inglesi, 125.471 dagli americani, 37.591 dai francesi e 12.514 dai sovietici. Complessivamente, quindi, l'Italia postbellica dovette fare i conti con quasi 1.400.000 reduci».

In modo particolare, il rimpatrio degli IMI avvenne in tempi e modi differenziati, a seconda delle zone in cui essi si trovavano. Coloro che erano stati internati nei territori polacchi, vennero liberati nel gennaio 1945 dall'avanzata dell'Armata rossa, mentre in altri territori del Reich, la liberazione avvenne tra il mese di aprile ed il maggio 1945 ad opera delle truppe anglo-americane. Molte testimonianze descrivono questo rimpatrio fatto di: «viaggi quasi sempre lunghissimi, soprattutto per chi venne rimpatriato dai russi, con deviazioni di molte migliaia di chilometri e attese snervanti».

Quelli che tornarono in Italia prima del 25 Aprile 1945 si trovarono di fronte un paese in cui Alleati e tedeschi si combattevano ancora duramente, dilaniato dalla guerra civile, con i reparti tedeschi e della RSI che si stavano ritirando verso il confine provenienti dal Veneto e dalla Lombardia.

Il clima sociale e politico era radicalmente mutato, soprattutto a causa del rafforzamento delle sinistre e in particolare delle forze d'ispirazione comunista, il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale alta Italia) intendeva assumere nell'Italia postbellica un ruolo guida sul piano politico-istituzionale e sociale,

«in ogni caso non poteva favorire l'integrazione sociale degli ex internati, visto che essi non erano usciti vincitori dalla guerra contro il “nazifascismo”.
In altre parole, mentre nella società italiana del dopoguerra le formazioni partigiane godevano di un prestigio in qualche modo paragonabile a quello di cui avevano goduto i reduci della Prima guerra mondiale, gli internati nei campi tedeschi non erano che il simbolo della tutt'altro che dimenticata disfatta dell'8 settembre».

In quel contesto tardò il loro rapido reinserimento sociale ed economico, e tardò soprattutto l'elargizione di aiuti e contributi in denaro che avvenne successivamente in base a criteri politici, comunque a loro discapito.

«Nei confronti dei reduci dalla Germania i partiti antifascisti assunsero posizioni diverse. Da un lato gli ex internati vennero considerati combattenti al servizio della causa fascista e quindi guardati con diffidenza; dall'altro si ritenne necessario facilitarne l'integrazione sociale per evitare il rischio che potessero scivolare su posizioni estreme. Anche per questo il loro reinserimento venne considerato un compito politico che non bisognava lasciare alle organizzazioni combattentistiche. Autonome e incontrollate rappresentanze degli interessi dei veterani vennero quindi politicamente emarginate in considerazione dell'esperienze prevalentemente negative fatte all'indomani della grande guerra, allorchè, in quanto ricettacoli di tendenze nazional-conservatrici, proprio organizzazioni del genere avevano contribuito all'ascesa del fascismo».

I reduci reagirono con rabbia e delusione per il mancato riconoscimento dei loro sacrifici quando, invece, agli ex partigiani venivano concessi numerosi privilegi. Tant'è nell'agosto del 1945 organizzarono due grandi manifestazioni di protesta che si tennero a Venezia e a Torino, nel corso delle quali reclamarono aiuti materiali. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Gli Internati Militari Italiani della provincia di Latina

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Fattorini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Luciano Zani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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Parole chiave

fascismo
imi
deportazione
internati militari italiani
8 settemre

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