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White South African English: un’analisi lessicografica

White South African English (SAE)

In ultimo troviamo quella varietà di inglese sudafricano in cui rientrano i bianchi la cui discendenza ha origini dirette britanniche e che è quella varietà su cui si focalizza questa tesi. Si potrebbe meglio suddividere questa categoria in SAE di origini britanniche nel Capo, SAE associato alla regione del Natal e SAE di carattere generale (Silva, 1996); tuttavia ritengo di poterle raggruppare tutte in un contesto generico di inglese di origini britanniche (che chiamerò in generale ‘inglese sudafricano’) le cui peculierità sono riportate di seguito:

Pronuncia

I parlanti bianchi dell’inglese sudafricano sono spesso confusi, come pronuncia, con quelli australiani o neozelandesi. Infatti, condividono alcune caratteristiche comuni: ad esempio, entrambi l’inglese neozelandese e quello sudafricano centralizzano la vocale [I] nella pronuncia di pin formulando un suono che assomiglia a pun (mentre gli australiani tendono verso peen) (Silva, OED online).
Tutte e tre le varietà pronunciano altre vocali portandosi più avanti nella bocca rispetto ai parlanti inglesi, così che penny assomiglia a pinny e bad assomiglia a bed, sicché che quest’ultimo assomiglia invece a bid (Silva, OED online).

Diversamente dall’inglese britannico, le consonanti dell’inglese sudafricano sono pronunciate più nitidamente: le pause glottidali, come nella pronuncia di buuter (“bu'er”), non sono comuni.
L’inglese sudafricano è tipicamente non-rotico, tuttavia lo può diventare parzialmente o totalmente in quei parlanti che sono altamente influenzati dall’inglese afrikaans. Questi ultimi possono avere una / r/ finale postvocalica e una / r / mediale come fosse un trillo (McArthur, 1998).

Variazioni nell’accento dipendono solitamente dal livello di istruzione, dalla classe sociale, dalla residenza (rurale o urbana).
L’accento della classe media della varietà d’inglese sudafricano Conservative – come già accennato nel capitolo precedente -non si discosta molto dalla RP (Received Pronunciation), sebbene presenti solitamente un abbassamento e una retrazione (in alcuni contesti fonetici) della vocale come ad esempio in bit e pin della RP che assume nell’inglese sudafricano una posizione vicina a quella della scevà /ə/ (McArthur, 1998).

Come indicano Kortmann & Gruyter (2004) la vocale [uː] della RP nella parola goose è spesso centrale [uː] anziché retratta, oppure addirittura frontale. Tuttavia i parlanti più istruiti producono una vocale che si avvicina maggiormente alla [uː] della RP.
In alcuni casi l’accento si caratterizza per una pronuncia più ampia rispetto alla RP come, ad esempio, nelle seguenti rappresentazioni:

-in trap la vocale [æ] è leggermente più alta nell’inglese sudafricano di rango istruito rispetto alla RP;
-in car la vocale nella RP è piuttosto retratta, mentre in inglese sudafricano è più alta e arrotondata.

Inoltre, in inglese sudafricano i dittonghi vengono generalmente ridotti come in fair hair [feː heː], oppure come in price in cui sebbene in alcune parti del Sudafrica dell’ovest, e in particolare tra i parlanti istruiti, la pronuncia sia simile alla RP, quindi [aɪ], in generale l’articolazione del primo elemento è spesso reso con un monottongo come per esempio [a:] così che una parola come kite assomiglia a cart (McArthur, 1998).

Nell’inglese sudafricano si riscontrano alcune espressioni o parole in cui viene utilizzata – per altro molto raramente nelle altre varietà inglesi -la fricativa velare o palatale. Questa pronuncia nasce però per riprodurre parole prese in prestito dell’afrikaans ed entrate nel vocabolario inglese sudafricano (ad esempio: gogga [xoxə] e l’interazione ga [xa] che esprime disgusto) (Kortmann & Gruyter 2004).
Questi casi dimostrano come la pronuncia sudafricana sia il frutto non solo dei dialetti dei primi coloni inglesi ma anche della convergenza della lingua afrikaans e delle lingue africane.

Sintassi –Grammatica

La sintassi dell’inglese sudafricano è molto simile a quella dell’inglese standard internazionale.
A variare tuttavia sono alcune espressioni dell’inglese sudafricano colloquiale, ad esempio (McArthur, 1998):

a) Iniziare una frase con un “no” affermativo:
How are you?—No, I'm fine
Ja well no fine (yes well no fine)
Quest’ultima espressione in particolare è stata adottata anche in forma scritta come un’affettuosa espressione di derisione a un più ampio uso dell’inglese sudafricano ed è stata anche utilizzata come il nome di un programma televisivo.

b) L’uso dell’espressione suffissa and them, come ad esempio in:
We saw Billy and them in town (‘Billy and the others’) Questa forma è usata anche nell’inglese dei Caraibi

c) L’uso di busy come marcatore del progressivo con i verbi di stato, come in:
We were busy waiting for him
e spesso anche con soggetti non animate, come in: The rinderpest was busy decimating their herds.

d) La risposta unica e generale is it? In sostituzione di altre risposte brevi più appropriate a seconda dell’ausiliare o del modale presente nella domanda iniziale, ad esempio:
She had a baby last week.—Is it?, uso viene fatto risalire a un calco dell’afrikaans Is dit?

e) Ampio utilizzo degli avverbi modali Afrikaans, come ad esempio l’avverbio sommer, ovvero just in inglese:
We were sommer standing around.

Tutte queste caratteristiche fonetiche, sintattiche e grammaticali contribuiscono sì a rendere l’inglese sudafricano una varietà linguistica dell’inglese ma non lo distinguono eccessivamente dallo standard internazionale. A distinguere in maniera particolare l’inglese sudafricano dall’inglese britannico è infatti il lessico.

Questo brano è tratto dalla tesi:

White South African English: un’analisi lessicografica

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Pasquarelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue Moderne per la Comunicazione Internazionale
  Relatore: Stefania Nuccorini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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Parole chiave

linguistica
sud africa
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