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Evoluzione storica e quadro normativo attuale del reato di false comunicazioni sociali

La disapplicazione del sistema punitivo

Nonostante i “migliori” intenti repressivi, il nuovo sistema punitivo si rivelerà sostanzialmente inefficace e andrà incontro ad una concreta disapplicazione, come dimostra la pressoché totale assenza di decisioni in materia nei repertori giurisprudenziali: la giurisprudenza aveva infatti cercato di compensare la considerevole asprezza del trattamento sanzionatorio con un’interpretazione dell’avverbio “fraudolentemente” fortemente impregnata di contenuti inerenti l’elemento psicologico del reato. In questo modo l’area di operatività della disposizione era stata notevolmente ristretta.

Inoltre, tra le poche pronunce del periodo degne di considerazione si segnalano quelle in cui la Corte di Cassazione ritenne configurabile un concorso di reati fra il nuovo reato di falso in bilancio e quello di falsità in scrittura privata, rilevando che, se la fattispecie di cui all’art. 2, n. 1, del r.d.l. 1459/1930 si sostanzia nella «lesione, mediante falsità anche soltanto ideologica, degli interessi dell’economia nazionale», nel caso del reato di cui all’art. 485 c.p. si tratta della lesione di un «interesse privato». L’attenzione per il carattere pubblicistico degli interessi tutelati, come si può vedere, è ai massimi livelli.

La dottrina maggioritaria spiega la disapplicazione della norma sul falso in bilancio degli anni Trenta, adducendo due possibili interpretazioni: la prima fa riferimento ad una tesi generale, propugnata alacremente da Fiandaca, secondo cui occorrerebbe spostare sull’attenzione, più che sulla divergenza rispetto alla disciplina previgente del 1882, sulla sostanziale “continuità” tra le due normative. Il legislatore dell’epoca, nonostante i propositi dichiarati, sarebbe stato abbastanza refrattario ad una radicale revisione del diritto penale economico; basti considerare anche soltanto l’aggancio con la categoria dei delitti contro l’economia pubblica, inseriti nel nuovo Codice penale, cui si è fatto cenno supra, e il “gigantismo” della disposizione incriminatrice delle false comunicazioni sociali, proprio per il particolare contenuto dell’elemento soggettivo, espresso dalla locuzione “fraudolentemente”.

La seconda tesi è diametralmente opposta: il legislatore avrebbe sì avuto buoni propositi di riforma della materia, dimostrati dal cambiamento intervenuto nella gerarchia degli interessi tutelati e dall’esacerbarsi del trattamento sanzionatorio, ma in sede applicativa si sarebbero riscontrate difficoltà nell’accertamento dei reati societari. Tutto ciò nel processo di criminalizzazione secondaria, quindi, non mettendosi in dubbio la validità e la bontà delle scelte essenziali di fondo, cc.dd. “primarie”.

Sarebbe la prassi applicativa, insomma, ad aver vanificato gli intenti del legislatore, e non il contrario.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Evoluzione storica e quadro normativo attuale del reato di false comunicazioni sociali

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Informazioni tesi

  Autore: Erika Falletta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni De Santis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

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Parole chiave

falso in bilancio
reati societari
false comunicazioni sociali
2621
2622
69/2015
valutazioni estimative
2621 bis
falso qualitativo
2621 ter

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