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Le IPO: analisi teoriche ed evidenze empiriche nel mercato italiano

I costi di quotazione

Il processo di quotazione in Borsa oltre ad essere articolato e complesso sotto il profili procedurale, risulta economicamente dispendioso, anche se l’impegno profuso dalla società quotanda, dovrebbe essere considerato come un investimento di risorse finalizzato al miglioramento della capacità dell’impresa di creare valore nel lungo periodo.

I costi connessi alla quotazione, possono essere ripartiti in tre grandi categorie:

1) Costi indiretti; si tratta dei costi indotti dallo status di impresa quotata, i quali sono difficilmente quantificabili essendo connessi alle modifiche che la società di gestione del mercato chiede da apportare alla struttura e ai sistemi di gestione controllo dell’emittente.

2) Costi diretti ed espliciti, ossia:
a) Le spese legate all’ingresso sul mercato regolamentato, rappresentate prevalentemente dai compensi corrisposti ai vari consulenti intervenuti nella quotazione e dalle spese per Consob e Borsa Italiana. Alcuni di questi costi non sono negoziabili, come il compenso da corrispondere alla Consob (2% del controvalore dell’offerta) e a Borsa Italiana (75 euro per ogni 500.000 euro di capitalizzazione), i quali sono legati esclusivamente alla dimensione complessiva dell’offerta. L’entità delle altre spese dipende invece da una molteplicità di altre variabili rintracciabili nel tipo di offerta (Offerta pubblica di sottoscrizione invece che Offerta pubblica di vendita), nel controvalore del collocamento, nel metodo del collocamento, nell’importanza e riconoscibilità dell’emittente e nella reputazione del collocatore, dal momento che, tra i servizi resi all’emittente, figura quello di certificazione della qualità dei titoli emessi (funzione di reputation lending). La spesa afferente a tale categoria quantitativamente più rilevante è la remunerazione corrisposta agli intermediari che organizzano il collocamento dei titoli, la quale è calcolata come percentuale del controvalore dell’emissione (gross spread o gross fee);
b) I costi legati alla permanenza nelle negoziazioni, legate alla certificazione dei bilanci ed alla gestione dell’informativa periodica. Sono previsti poi, compensi periodici a Borsa Italiana (commissione semestrale associata alla capitalizzazione della società) e alla Consob (contributo annuale di vigilanza connesso all’ammontare di capitale sociale dell’emittente), nonché le commissioni alla Monte Titoli per l’attività di amministrazione e gestione dei titoli (oneri variabili in rapporto alle operazioni sui titoli effettuate). Infine, si ricorda la remunerazione per lo specialist, laddove fosse previsto.

3) Costi impliciti, legati al fenomeno dell’underpricing; l’underpricing può essere considerato un costo connesso alla quotazione poiché esiste una diffusa evidenza dell’esistenza di una differenza positiva tra il prezzo fatto registrare dai primi scambi sul mercato secondario ed il prezzo di collocamento.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le IPO: analisi teoriche ed evidenze empiriche nel mercato italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Ghilardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia bancaria
  Relatore: Emanuele Filiberto Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

FAQ

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