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L'Italia che taglia: analisi degli studi sulla censura cinematografica italiana negli anni Cinquanta

Italia Taglia & Co.

Parlare di Italia Taglia come un progetto di ricerca e catalogazione di informazioni per restituire la forma originale alle pellicole censurate, con il supporto degli spezzoni conservati nelle cineteche, rischia di risultare riduttivo. Il lavoro che viene svolto è una pratica così articolata e ampia che non si perde mai l’occasione di far diventare un rivolo di ricerca apparentemente secondario, lo spunto per una nuova direzione di approfondimento.

Questo incessante desiderio di approfondimento ha permesso che fin dal 1999 Italia Taglia promuovesse mostre e attività per mettere in luce ulteriori aspetti della censura cinematografica nel nostro Paese. Si tratta, nello specifico, della mostra Si disapprova, la ricerca riguardo i Titoli Ingannevoli ed un’altra attività, promossa da Italia Taglia ma portata avanti in seguito dai soggetti interessati, i partiti politici, riguardante l’uso dei materiali filmici come strumento di propaganda.

Si disapprova
La ricerca cartacea ha messo in evidenza un aspetto dell’attività svolta dalla Revisione Cinematografica poco noto ma non per questo di minor valore ai fini del progetto Italia Taglia: quello collegato alla diffusione dei materiali pubblicitari dei film. Le leggi prevedono sempre che anche la pubblicità ottenga l’approvazione dell’Autorità competente in materia di censura. La società richiede infatti il nulla osta preventivo anche in questo caso consegnando, in alcuni casi, una copia del bozzetto o la fotografia. Le diciture utilizzate per l’autorizzazione o la non autorizzazione sono “si approva”, “si approva ad eccezione che…”, “contrario alla richiesta”, “disposto il sequestro”, “non si approva” e in diversi casi “si disapprova”.

Il 22 dicembre 1999, proprio utilizzando quest’ultima espressione, Italia Taglia, A.N.I.C.A, Cineteca di Bologna e Dipartimento dello Spettacolo, presentano la mostra Si disapprova nei locali dell’ex Mattatoio di Roma. L’esposizione è la prima in assoluto sulla censura e affissione cinematografica e presenta trentasei pannelli dedicati ai materiali promozionali inediti e le immagini provenienti dagli archivi della censura cinematografica italiana dal 1944 agli anni Novanta.

In Si disapprova c’è moltissimo da vedere: il quadrato bianco applicato alle immagini ritenute provocanti, espediente che nell’ambiente è definito nei termini di "mettere le mutande;" le immagini sequestrate, come nel caso di Anita Ekberg sdraiata in modo lascivo per la locandina di Zarak Khan (fig.1) di Terence Young (1957); le immagini aerografate come per Le bambole (D. Risi, F. Rossi, L. Comencini, M. Bolognini, 1965) in cui Gina Lollobrigida in costume, di schiena, è debitamente velata. Ci sono immagini cancellate con un colpo di penna per depennare dai credits gli attori che non si vuole che compaiano, ed è questo il caso del nome di Osvaldo Valenti e di Luisa Ferida per La cena delle beffe (fig.2) di Alessandro Blasetti (1942).

Ci sono i poster rinviati al mittente per le opportune modifiche, come il bozzetto de La bisarca, un film varietà di Giorgio Simonelli con Peppino de Filippo e Silvana Pampanini, la cui versione modificata e approvata vede l’allungamento dei vestiti sui corpi disegnati delle protagoniste. Si utilizzano ventagli, poi, per coprire i particolari impudichi, Paradiso dell’uomo di Giuliano Tomei (1963) e in alcuni casi si opta per ingrandire il titolo del film al fine di raggiungere lo stesso risultato, Poveri ma belli di Dino Risi (1956). Un altro manifesto assolutamente indicativo di come si voglia portare avanti l’estetica del pudore è quello di Miss Spogliarello (fig.3) di Marc Allegret (1956) in cui un enorme mano bianca copre il corpo seminudo di Brigitte Bardot. Tra i manifesti sequestrati, L’Anticristo (fig.4) di De Martino (1974), che prevedeva il solo titolo, in grande, con le due T in stampatello a riprodurre due croci, una dritta e una rovesciata.

Un’altra sezione dell’esposizione ospita delle opere d’arte visiva, creazioni di quindici autori che hanno interpretato il tema della censura dal loro punto di vista. Alla mostra si accompagna una pubblicazione, intitolata Si disapprova: mostra con materiali inediti dagli archivi della censura cinematografica e opere d’arte visiva, che ricostruisce la lunga storia della censura italiana e vanta gli interventi di alcuni dei maggiori cartellonisti del cinema italiano incorsi nelle maglie della censura.
In un’ultima sezione video è presentato il lavoro di ricerca portato avanti da Italia Taglia che attraverso questa manifestazione ha puntato a contribuire all’arricchimento della conoscenza dei costumi, della cultura e della società del Paese.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Italia che taglia: analisi degli studi sulla censura cinematografica italiana negli anni Cinquanta

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Informazioni tesi

  Autore: Annagiulia Scaini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Luisella Farinotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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