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Lesioni peristomali. Prevenzione, trattamento, educazione del caregiver

L'Infermiere Stomaterapista

È stata prestata molta attenzione a considerare l'infermiere come discente quando sono stati introdotti argomenti complessi associati all'assistenza infermieristica alla persona stomizzata.

L'assistenza infermieristica in stomaterapia si è sviluppata come specializzazione nel Regno Unito dopo che si è tenuto il primo corso nel 1972 e dopo l'istituzione del primo centro infermieristico per la cura delle persone stomizzate presso il St Bartholomew's Hospital di Londra. Il ruolo dell'infermiere stomaterapista è ad ampio raggio e include il supporto pre-operatorio, l'educazione post-operatoria e il follow-up sul territorio.

L'infermiere esperto in stomaterapia è il professionista che, a seguito di una formazione specifica, ha acquisito le conoscenze e le competenze che lo rendono in grado di erogare prestazioni assistenziali e riabilitative alla persona affetta da patologie coloproctologiche e disfunzioni del pavimento pelvico. Essi vengono adeguatamente formati mediante appositi corsi frequentati presso le Università, in cui viene previsto che i pilastri su cui si deve basare l'attività dell'infermiere stomaterapista siano: la professionalità, la sensibilità e l'umanità.

Nonostante il ruolo chiave dell'infermiere stomaterapista nel supporto e nella gestione clinica della persona stomizzata, anche l'infermiere di reparto gioca un ruolo importante nella riabilitazione e nella cura della persona.

Le persone stomizzate si sentono spesso stigmatizzate per la natura della loro condizione e molti trovano l'argomento imbarazzante e difficile da discutere. Spesso sono gli infermieri di reparto, più informati, che con approccio empatico supportano la persona, la conducono e la consigliano durante il proprio percorso di cura, e non bisognerebbe sottostimare l'impatto positivo che questi infermieri possono avere sulla qualità dell'assistenza che la persona riceve.

Allo stesso modo, un infermiere poco preparato può ostacolare, in modo significativo, l'adattamento psicologico della persona assistita all'alterazione della propria immagine corporea, anche solo attraverso un semplice messaggio non verbale.

Il processo di formazione deve essere considerato come un'attività organizzata che da un determinato input da luogo ad un output portando valore aggiunto.

La formazione può essere gestita in fasi successive e assumere un andamento ciclico che si svolge nelle seguenti fasi:
1. analisi dei bisogni formativi, espressi o inespressi, che l'organizzazione ritiene necessario soddisfare;
2. analisi dei bisogni formativi, espressi o inespressi, che i singoli gruppi di operatori manifestano;
3. valutazione di problemi e criticità suscettibili di una soluzione attraverso un evento formativo;
4. individuazione degli obiettivi formativi specifici, ossia di quello che gli operatori saranno in grado di fare dopo l'evento formativo;
5. progettazione dell'intervento formativo e sua erogazione;
6. valutazione in itinere e finale attraverso una verifica immediata del raggiungimento degli obiettivi formativi specifici e valutazione dell'impatto dell'attività formativa nel tempo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lesioni peristomali. Prevenzione, trattamento, educazione del caregiver

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Informazioni tesi

  Autore: Pamela Colantoni
  Tipo: Tesi di Master
Master in Wound Care
Anno: 2017
Docente/Relatore: Diego Ceci
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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