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Living Together. Scene dalla nuova Âge d'or digitale. Il sistema dell'arte post grande recessione

Il Network dell’arte come dispositivo post-democratico

Il termine post-democrazia è emerso recentemente nella teoria politica e nella sociologia come parte di uno sforzo per cogliere l'ordine sociale contemporaneo. Il termine è usato dai teorici per descrivere una società in cui tutte le istituzioni democratiche sono effettivamente lì: la libertà di parola è rispettata, il potere è nelle mani dei cittadini nelle libere elezioni, i capi di stato sono eletti, ma in realtà è il flusso monetario che conduce la partita nel gioco democratico, guardando totalmente solo ai propri interessi. In una democrazia post-democratica, gli elettori possono scegliere tra diversi partiti politici, ma c'è poca o nessuna differenza tra i rappresentanti che scelgono: a destra o a sinistra, l'obiettivo finale è sempre la distruzione delle politiche neoliberiste.

Negli ultimi dieci anni, ai vertici della crisi, gli Stati Uniti e l'Europa hanno assistito a diversi sviluppi che suggeriscono che la postdemocrazia non è solo una traiettoria politica potenziale per le nostre società, ma piuttosto un ordine sociale in cui viviamo.

A tal proposito, l'art-blogger Mikkel Rosengaard, ne ha scritto per spiegare in che modo l'arte sia passata dal mostrarsi falsamente ingenuamente impegnata nella politica, con lo scopo di redenzione sociale, all'essere il calco stesso delle dinamiche economiche.

Claire Bishop ha detto "Perhaps discursivity and sociability are in the foreground of art today because they are scarce elsewhere. The same goes for the ethical and the everyday, as the briefest glance at our craven politicians and hectic lives might suggest. It is as though the very idea of community has taken on a utopian tinge. Even an art audience cannot be taken for granted but must be conjured up every time, which might be why contemporary exhibitions often feel like remedial work in socialization: come and play, talk, learn with me. If participation appears threatened in other spheres, its privileging in art might be compensatory — a pale, part-time substitute." [in Participation, Claire Bishop, p. 193–194, Whitechapel & MIT, 2006]

Colin Crouch, citato da Rosengaard, definisce la "post-democrazia" come condizione in cui gli accordi istituzionali non sono più rispondenti ai processi democratici.

Per citare Peter Mair, questa "democrazia senza demos" è caratterizzata dalla debole partecipazione elettorale, dalla volatilità degli elettori e da molte altre leggerezze democratiche, ed è accompagnata da una crescente distanza tra cittadini e i loro leader politici, che altro non ha fatto che contribuire ad alimentare le necessità delle elite, in un'ottica "non maggioritaria", e a riporre il potere di controllo nelle mani di istituzioni politicamente secondarie, quali giudici, organi di regolamentazione, banche centrali e organizzazioni internazionali.

Di fronte a questa realtà, molti elettori perdono fiducia nella democrazia. La globalizzazione ha reso molto più difficile per i governi nazionali di controllare le loro economie e le élite commerciali usano le lobby, le outsourcing nei paradisi fiscali offshore come strumenti efficaci per influenzare le politiche. Senza i governi che sfidano lo status quo neoliberale, le democrazie sembrano sempre più impotenti rispetto alle corporazioni e i partiti politici sembrano incapaci di formare alternative ai diktat delle forze del mercato.

Ad un mondo post-democratico, in cui politici e i gestori delle banche centrali ci dicono che non esiste alcuna alternativa, gli artisti hanno risposto usando i paradisi fiscali e le filiali offshore come parte centrale delle loro pratiche artistiche. Attraverso metodi, linguaggi e strategie aziendali, hanno iniziato ad esplorare le opacità del sistema. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Living Together. Scene dalla nuova Âge d'or digitale. Il sistema dell'arte post grande recessione

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Romana Ricci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Teoria e Pratica dell'Arte Contemporanea
  Corso: Visual Cultures e Pratiche Curatoriali
  Relatore: Loredana Parmesani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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