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La Villa Ingham-Whitaker a Marsala: ricerca storica e restauro

La Villa padronale e le tecniche compositive dell'opera

Essendo la Villa all'interno di uno stabilimento vinicolo che segue le caratteristiche fisiognomiche della tipologia "baglio stabilimento", questa sorge al centro di una serie di capanni, quasi come elemento di controllo su questi che sono sparsi all'interno della cinta muraria racchiudente tutte le unità architettoniche.
Si tratta di un palazzo di dimensioni notevoli, articolato secondo uno schema tipico molto diffuso anche in contesti distanti da quello siciliano; questo è stato realizzato probabilmente in un periodo successivo a quello del complesso vinicolo, che è stato ampliato fino al 1826, e seppure vi è la certezza che vi fosse un nucleo originario articolato su tre livelli, la traccia di questo è andata perduta a causa delle modifiche ed aggiunte successive.

La facciata principale mantiene quindi l'originario sviluppo su tre livelli:
il piano terra presenta un portico a sette fornici arcati in ordine bugnato che inquadrano sette porte finestre; al primo piano abbiamo la presenza di altrettante aperture che conducono ad una loggia con colonne tuscaniche binate, realizzate in blocchi monolitici di marmo africano bigio, sorrette da piedistalli in muratura sobriamente decorati, e con parapetto a balaustrini, il tutto richiamante lo stile neopalladiano; sovrastante la loggia troviamo una terrazza - belvedere con parapetto e transenne di metallo, mentre la facciata si presenta con altrettante porte finestre dei piani inferiori; le altre facciate sono sobrie e con poche aperture.

La tripartizione dei piani, patrimonio della tradizione architettonica classica, viene consigliata da Giovanni Biagio Amico, che così si esprime: «Le parti dunque di un Palazzo, per non confondere il lettore con col loro numero, possono comodamente ridursi a tre classi, giusti i tre diversi piani, ai quali esse appartengono: poichè altre convengono al piano principale, che è quello, che posa sopra il prim'ordine dell'Architettura, e dove è l'abitazione del Padrone del Palazzo: altre di sua natura appartengono al piano della strada: altre finalmente, che possono, e debbonsi collocare nè piani, che restano sotto, o sopra il piano principale, che noi chiameremo cò Siciliani Mezzalini».

Il trattatista passa poi ad individuare in dettaglio quali siano gli ambienti che convengono a ciascun livello, situando al piano nobile tutti gli ambienti destinati ai padroni e le sale di rappresentanza, al piano terreno il cortile, eventuali giardini, i magazzini ed i ripostigli, gli alloggi "per i Servidori inferiori", mentre la "Servitù alta" troverà alloggio nei "Mezzalini" accanto ad altri ambienti di servizio.
Interessante risulta la disposizione del portone d'ingresso che immette nel corridoio principale, in quanto, non solo si presenta decentrato rispetto all'asse centrale del palazzo, ma risulta anche per nulla enfatizzato da alcun elemento architettonico particolare; si suppone quindi che l'ingresso sia stato realizzato in questo modo a causa della presenza di un nucleo originario attorno al quale il nuovo progetto si è poi sviluppato; inoltre il portone d'ingresso è stato volutamente realizzato identico agli altri sei sullo stesso livello per non mettere in evidenza il suo anomalo posizionamento.

Al suo interno la Villa si presenta con una distribuzione legata alla funzionalizzazione degli spazi; il corridoio principale, che separa in due parti il piano terra, accoglie il vano scala che si presenta in asse con esso e con l'ingresso principale, le altre stanze a pian terreno si presentano alquanto articolate, con una distribuzione dettata dalle rigide regole delle aperture in facciata; le diverse pavimentazioni rinvenute in diversi locali ai vari piani sono state realizzate con la tecnica delle maioliche. Ai piani superiori abbiamo la presenza di numerose stanze, alcune di dimensioni minori rispetto a quelle che danno sul prospetto principale destinate alle camere padronali, nelle quali abbiamo la presenza di caminetti per il riscaldamento degli ambienti, ricavati all'interno della muratura portante, e collegati in copertura alle canne fumarie per lo scarico dei fumi prodotti.

Ritornando al prospetto principale nella sua totalità, notiamo che le aperture, man mano che si sale di piano, non risultano allineate, ne tanto meno poste equidistanti tra loro; per ovviare a questo "problema", dettato sicuramente dalla preesistenza, il colonnato conferisce quella parvenza di simmetria che non vi sarebbe stata senza.

Si tratta quindi di «Un'architettura dall'aura monumentale ma allo stesso tempo empiricamente domestica, le cui linee sono assimilabili a quelle, ben più strutturate, del fronte principale di Villa Sophia (nella Piana dei Colli)».
Anche se non abbiamo la certezza della datazione in cui la Villa ha assunto la configurazione esterna attuale, possiamo dedurre che questa abbia raggiunto tale ordine solo in periodo tardoneoclassico, con connotazioni simili riscontrabili nella loggia in villa Sophia a Palermo, nella quale anzichè inserire colonne binate, risultate utili nella villa Ingham a camuffare gli "errori" di allineamento delle aperture, si utilizzano singole colonne monolitiche in marmo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Villa Ingham-Whitaker a Marsala: ricerca storica e restauro

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Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Giuseppe Sorrentino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Ettore Sessa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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