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L'importanza del caso. La vita secondo Friedrich Dürrenmatt.

L'innocenza infame

L'epoca infame a cui Dürrenmatt si riferisce è quella di Hitler e degli orrori del nazismo. Quella che piomba sugli svizzeri è una condanna a cui i tempi non permettono di sottrarsi. Pur aggredendo pesantemente l'atteggiamento del suo paese, l'autore si colloca dalla parte della comunità, che è costretta a sottostare a tutte le implicazioni di un tremendo periodo storico, risultando dunque, allo stesso tempo, innocente. L'atteggiamento adottato dalla Svizzera durante la guerra e nel rapporto con Hitler è per Dürrenmatt la prima manifestazione di un modello destinato a perpetuarsi:

La nostra innocenza odierna è ancora più infame. I paradisi del gioco d'azzardo in cui sperperiamo il nostro denaro, le cliniche in cui pratichiamo i nostri aborti, le organizzazioni criminali, i clan delle dittature sudamericane e centroamericane, le aziende degli evasori fiscali che investono da noi il loro denaro, gli operai che producono per noi a costo bassissimo: tutte queste cose si trovano fuori dai nostri confini. Fuori dei nostri confini vengono anche impiegate le armi che noi costruiamo, oltreconfine spediamo anche i disoccupati, i nostri lavoratori stranieri, quando non abbiamo più bisogno di loro. La luce che la Confederazione emana è fosca. Le nostre mani sono di nuovo pulite, pulite non dalla colpa ma per la colpa. Una volta erano i tempi a corromperci. Ora siamo noi a corrompere loro. [Friedrich Dürrenmatt]

I termini che Dürrenmatt sceglie di usare sono duri, impietosi, severi; essi esprimono la profonda convinzione che gli Svizzeri traggano profitto da ciò con cui però non intendono sporcarsi le mani, salvando apparenze e principi. In altre parole, gli svizzeri sono corrotti. Corrotti come gli abitanti di Güllen, la cittadina in cui è ambientato il dramma La visita della vecchia signora, che sembra trasferire sui protagonisti i meccanismi denunciati da Dürrenmatt. La trama ruota attorno alla figura di Claire Zachanassian, multimilionaria ed ex cittadina di Güllen, che fa ritorno al paese natio per vendicarsi del torto subito da Alfred Ill, del quale è rimasta incinta a diciassette anni, per essere poi abbandonata per un'altra donna ed entrare nel giro della prostituzione, lasciando Güllen senza farvi più ritorno. Claire sfrutta la propria ricchezza, accumulata grazie ad una lunga serie di fortunati matrimoni, e approfitta della miseria in cui Güllen versa, offrendo un miliardo in cambio dell'uccisione di Ill.

La risposta che otterrà inizialmente sarà un fermo rifiuto: «Signora Zachanassian: siamo ancora in Europa, non siamo ancora dei pagani. Rifiuto l'offerta in nome della città di Güllen, in nome dell'umanità. Piuttosto vivremo poveri che macchiati di sangue.» Così afferma con convinzione il borgomastro della cittadina; ma la vecchia signora, sicura e consapevole del potere assoluto che esercita, non si scompone e si limita a rispondere: «Attenderò».

Ha inizio quello che è stato definito un vero e proprio «esperimento in vitro»: i gülleniani cominciano a vivere al di sopra delle proprie possibilità, spendendo molto più di quanto possano permettersi e indossando scarpe gialle, «segno non solo di cedimento collettivo ma anche di ciò che ben presto si profilerà come un'umanità violenta». Il parroco del paese consiglia ad Ill di fuggire, ma il suo tentativo è vano: lui stesso non sembra del tutto intenzionato ad andarsene, vuole essere giudicato, si assume la responsabilità della sua colpa, si arrende al suo ruolo di vittima sacrificale, di capro espiatorio, esclude anche l'idea di fare da sé, suicidandosi. Infine, l'omicidio collettivo avviene attraverso una sorta di processo kafkiano, senza difensori, il cui verdetto è prestabilito e unanime. I fatti vengono distorti, la vendetta viene fatta passare per giustizia.

Claire Zachanassian ne esce vincitrice. Il suo personaggio agisce come «un'eroina della tragedia greca, assoluta e crudele», come una «parca del neocapitalismo più bieco», piombata in una realtà per ottenere ed imporre giustizia, la sua giustizia, che ha comprato con il denaro insieme ai valori, rivelatisi effimeri ed inconsistenti. I cittadini, dal canto loro, si rivelano quasi da subito corruttibili: agiscono dapprima nel silenzio, subdoli, in maniera torbida, per poi macchiarsi del reato sostenuti da un autoconvincimento che li fa sentire in un certo senso assolti.

È evidente che si sta esercitando un diritto del tutto soggettivo, in quanto la legge non permette la vendetta, che eppure è un sentimento umano e dunque appartenente anche a Claire, la quale però non ripaga affatto Alfred con la stessa moneta: la sua vendetta è volutamente crudele, aspra, il prezzo che l'uomo deve pagare è nettamente più alto rispetto alla sua colpa e i gülleniani lo sanno, Claire lo sa.
Dürrenmatt non ha mai definito il racconto come una parabola di ciò che era accaduto in Svizzera, ma la riflessione a questo proposito è inevitabile.

Senza necessariamente proiettare la figura di Hitler in quella di Claire, pur non mancando ragioni per farlo, è sufficiente focalizzarsi sul comportamento dei cittadini di Güllen, nei quali ricorre quella stessa «innocenza infame» che caratterizza gli svizzeri. Non sono loro in prima persona a decidere di uccidere, e in questo sono innocenti, ma vengono indotti a farlo, e se inizialmente si tirano indietro facendo appello a quei valori che risultano, di fatto, privi di contenuto, in seguito, constatata l'importanza di ciò che possono ottenere, diventano carnefici consapevoli, servendosi proprio dei valori da cui erano in principio trattenuti, strumentalizzandoli a loro favore per giustificare l'empietà di cui si rendono responsabili. In altre parole i gülleniani «non solo cedono, ma convertono il loro cedimento in valore.»

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'importanza del caso. La vita secondo Friedrich Dürrenmatt.

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Informazioni tesi

  Autore: Nicole Spiga
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Daniela Nelva
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

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