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Villa Rovereti Rizzardi: Una villa veneta in Valpolicella vista attraverso la storia delle famiglie che la abitarono

Le altre famiglie e il rapporto con il territorio negrarese

La famiglia Rovereti non era ovviamente la sola a conoscere e sfruttare l’ampia rete di possibilità che offrivano, e offrono, Negrar e l’intera Valpolicella. Moltissime famiglie, nobili e meno nobili, antichissime o di più recente formazione si sono legate al territorio della provincia veronese, installando qui i propri affari e investendovi i propri denari.

Le dinastie ora maggiormente analizzate, Rovereti e Rizzardi, appartengono alla storia negrarese solo da pochi secoli; è infatti dalla seconda metà del Seicento che sono riportate notizie della presenza di queste casate di città in Valpolicella. Un trasferimento abbastanza tardivo rispetto alle altre casate veronesi, che cercarono un luogo di villeggiatura e profitto nelle colline prospicenti la città già sul finire del Quattrocento. La prima famiglia veronese che fece da “apripista” per tale tendenza fu quella dei Rambaldi. Casata di mercanti cittadini, nel 1361 si legano per via matrimoniale con i Della Scala, i signori di Verona. Da allora gli affari della famiglia subiscono un’inversione di tendenza: affittati i beni immobili posseduti nel veronese, investono il denaro guadagnato nell’acquisto di possessioni a Negrar, dove costruirono una villa nella pertinenza di Ciresel, molto amata dai membri della casata, che vi rimase fino al 1550. I picchi di maggior afflusso si ebbero però nel corso del XVI secolo, grazie alla moda lanciata dalla nobiltà veneziana della casa di terraferma come luogo di svago e ristoro durante le afose estati cittadine. In vista di questo forte cambiamento di rotta, il rurale territorio collinare venne fortemente modificato: fin dal Quattrocento le storiche famiglie Serego e Maffei avevano lentamente portato avanti un progetto di espansione del territorio coltivabile; vennero deviati i progni, con il benestare sia delle comunità locali sia dei monasteri, al tempo i principali proprietari delle terre in Valpolicella, specialmente nelle zone di Prun e San Vito, proprio nei pressi del corso d’acqua principale, il Progno di Negrar. Gli ordini monastici possedevano terreni anche lungo il Progno di Marano, a Prognol e Valgatara, e sul corso del Progno di Fumane e del Vaso del Lena, precisamente a Fumane e San Pietro in Cariano. Grazie alle modifiche fatte eseguire sui corsi d’acqua i terreni della bassa collina rimasero fertili e abbondanti, tanto da attirare nel corso del tempo l’attenzione dei ricchi veronesi.

L’estendersi degli appezzamenti di terreno, insieme alla già citata moda della villeggiatura in campagna, fecero sì che nascesse la necessità di costruire ville e palazzi, non più semplici casolari dove il padrone risiedeva occasionalmente per controllare il lavoro dei contadini.

A tal proposito è necessario aprire una parentesi, atta a contestualizzare l’ambito sociale in cui l’abitudine della villeggiatura si svolgeva. Nonostante da sempre l’uomo di città abbia decantato la vita di campagna come angolo di puro riposo e pace su questa terra, la realtà era ben diversa. La gente di campagna svolgeva una vita durissima, fatta di pesanti privazioni quotidiane, molto diversa dalla vita di chi viveva all’interno delle mura cittadine, ancora più lontana dalla vita di chi possedeva un blasone nobiliare.

Cosa accadeva quindi quando due realtà così diametralmente opposte giungevano in contatto? La tanto idealizzata vita rurale si mostrava agli occhi dei cittadini per ciò che era veramente, provocando diffidenza e paura. La gente del contado veniva vista come una massa pericolosa e ignorante, pronta a ingannare il padrone per appropriarsi dei suoi guadagni. La nobiltà ricambiava dando per scontata l’invidia profonda che lateva nella popolazione della provincia, sentendosi vittima di un odio irrazionale. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Villa Rovereti Rizzardi: Una villa veneta in Valpolicella vista attraverso la storia delle famiglie che la abitarono

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Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Curti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Enrico Maria Dal Pozzolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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