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L'attività fisica come prevenzione primaria dell'ipertensione arteriosa essenziale

La diagnosi d’ipertensione arteriosa essenziale e gradi di gravità

Per emettere la diagnosi d’ipertensione arteriosa essenziale un medico deve:
* Rilevare la PA secondo le linee guida ESH/ESC.
* Eseguire l'anamnesi riguardo a:
* presenza di sintomi clinici;
* generalità del soggetto, composizione corporea, BMI, circonferenza addominale, stile di vita (dieta ed esercizio fisico) e assunzione di farmaci/sostanze;
* durata dell'ipertensione e livelli pressori passati;
* storia famigliare di ipertensione, malattie cardiovascolari, dislipidemie e diabete;
* elementi importanti per una eventuale presenza di ipertensione secondaria.
* Chiedere eventuali sintomi di danno d'organo (cervello, cuore, rene, occhi).


* Raccogliere informazioni riguardo a una eventuale terapia antipertensiva precedentemente utilizzata.
* Prescrivere specifici esami obiettivo (elettrocardiogramma, ecocardiografia, ecografia dei vasi arteriosi e color doppler, esame del fondo oculare, esame addominale, etc.).
* Prescrivere esami di laboratorio (glicemia ed emoglobina glicata, colesterolemia totale – HDL – LDL, trigliceridemia, emocromo, analisi delle urine, uricemia, creatinemia plasmatica, azotemia).

Come descritto nel Par. 1.4, l'OMS ha classificato come normali valori pressori fino a 129/84 mmHg e di pre-ipertensione fino a 139/89 mmHg. Per valori superiori è diagnosticata ipertensione arteriosa di diversa gravità a seconda dei valori pressori:
* grado 1 (lieve): 140-159 mmHg di PAS e 90-99 mmHg di PAD;
* grado 2 (moderata): 160-179 mmHg di PAS e 100-109 mmHg di PAD;
* grado 3 (grave): >180 mmHg di PAS e >110 mmHg di PAD.

E' assolutamente determinante chiarire l'origine dell'ipertensione e non si dovrebbe cadere in tentazione di classificarla sbrigativamente come essenziale, considerando l'alta prevalenza (circa 95%); dovrebbe essere invece buona norma considerare un'ipertensione come secondaria fino a prova contraria, quindi solo dopo aver eseguito esami obiettivo e di laboratorio.

Fisiopatologia, rischi specifici e danno d'organo asintomatico
L'OMS ha classificato i valori pressori in relazione all'estensione delle patologie da essa causate; gli organi bersaglio dell'ipertensione arteriosa essenziale sono il cuore, la retina, i reni e il cervello. Perciò si ha:
* grado 1: assenza di danno d'organo, stenosi delle arteriole;
* grado 2: presenza di sclerosi alle arteriole e di almeno una tra retinopatia, ipertrofia ventricolare sinistra e proteineuria e/o aumento della creatinemia;
* grado 3: alterazioni vascolari, patologie cardiache come ipertrofia e scompenso, angina, patologie cerebrali, attacchi ischemici transitori, patologie renali.

In base a quanto suggerito dalle Linee Guida dettate dall’ESH e dall’ESC, come riportato nella Tab. 2.3, proprio per l'importanza del danno asintomatico nella patologia ipertensiva come stadio intermedio della malattia cardiovascolare, gli eventuali segnali di danno d'organo devono essere attentamente ricercati con gli esami obiettivo, strumentali e da laboratorio.

In base alle ricerche in ambito fisiopatologico e alle evidenze cliniche riguardo ai danni d'organo, i rischi specifici dell'ipertensione arteriosa essenziale sono:
* vasi: ipertrofia concentrica e rigidità della parete vasale, aterosclerosi, aneurismi;
* sistema RAA: aumentata attività del sistema RAA a causa di maggior secrezione di renina e di aldosterone, o produzione alterata;
* cuore: ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro (conseguenza del post carico aumentato)12, disfunzione diastolica, insufficienza cardiaca, aterosclerosi coronarica13, vizi valvolari;
* rene: ridotta funzione renale, insufficienza renale cronica, nefropatia ipertensiva;
* occhio: retinopatia;
* cervello: danno cerebrale asintomatico, declino cognitivo e demenza, lesioni della materia bianca, micro sanguinamenti, emorragia cerebrale, ictus.

Le cardiopatie ipertensive sono di solito caratterizzate da ipertrofia ventricolare sinistra, che è profondamente differente dall'ipertrofia che si manifesta nel c.d. “cuore d'atleta”. Negli ipertesi si evince pertanto un'alterazione del rilasciamento del miocardio ventricolare e dunque una diminuzione della funzione diastolica.

L'incidenza delle coronaropatie aumenta progressivamente con l'aumento dei valori pressori e studi scientifici hanno dimostrato che un livello di PAD (Pressione minima) regolarmente più alto di 5 mmHg è legato a un aumento del rischio d’ictus di circa il 30% e di aumento del rischio di cardiopatia cardiovascolare del 20%. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “The Lancet” ha raccolto i dati di 61 studi prospettici osservazionali sulla PA e i tassi di mortalità, ottenuti su un campione di oltre un milione di adulti. Dall'età di 40 anni valori pressori anormali sono fortemente correlati alla mortalità per patologia cardiovascolare (e globale). Nella fascia di età 40-89 anni, ci sono stati circa 56.000 decessi vascolari (12.000 per ictus, 34.000 per cardiopatia ischemica, 10.000 per altre malattie vascolari) e 66.000 altri decessi. All'interno di ogni decennio di età al momento del decesso, è stata riscontrata una relazione proporzionale tra la morte vascolare e la differenza della PA rispetto a valori basali normali (115/75 mmHg). Nella fascia di età 40-69 anni, a ogni valore maggiore di 20 mmHg della PAS o di 10 mmHg della PAD è associato un tasso di mortalità doppio per cause cardiovascolari. Nella fascia 69-89 il rischio è ancora maggior e sale proporzionalmente.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'attività fisica come prevenzione primaria dell'ipertensione arteriosa essenziale

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Rocca
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica San Raffaele Roma
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze Motorie
  Relatore: Elvira Padua
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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