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La secessione nel diritto internazionale. Il caso del Sudan

Il disastro del Darfur

Nel corso della nostra analisi sulla secessione del Sudan, non possiamo non tener conto della sanguinosa guerra che si è consumata nella regione orientale del Sudan, il Darfur, ed ha suscitato l’interesse della società internazionale. La guerra del Darfur è tutt’altra cosa rispetto alla ventennale guerra nel Sud del Sudan per la secessione.
Infatti, nasce non solo contro la negligenza, malgoverno, e il razzismo del governo di Khartoum, ma è soprattutto una lotta per il controllo del grande bacino del lago Ciad.

La storia del Darfur inizia a metà del XVII secolo, quando Saluyman Solong fondò la dinastia Keira e trasformò il regno tribale Fur in un sultanato multietnico. Dopo una lotta dinastica alla fine del 1705, Muhammad ibn Ahmad Tayrab Bukr divenne il nuovo sultano. Egli sottomise la nobiltà potente e centralizzò il potere statale. Dopo la sua morte, seguì un’altra lotto dinastica per il potere, e il suo successore, ‘Abd al-Rahman portò il regno alla stabilità. Il sultanato di Keira regnerà fino ai primi anni del 1900, quando l’intero Sudan viene sottoposto alla dominazione britannica, e viene imposto il cosiddetto “corridoio anglo-egiziano”.
Quando subito dopo l’indipendenza, nel 1956, gli inglesi lasciarono il Sudan, il Darfur si ritrovò ad essere un territorio abbandonato a se stesso. Era infatti evidente la mancanza di interesse verso quella regione da parte della potenza coloniale. In realtà, durante i quarant’anni di dominio, gli inglesi lasciarono ampia autonomia alla regione, infatti, gli ufficiali britannici nella regione erano relativamente pochi per controllare un territorio molto vasto. Durante gli ultimi duecento anni, nessun governo, Turco, Mahadista, Britannico, e recentemente Sudanese, ha mai avanzato la pretesa di governare il Darfur, la cui amministrazione è sempre stata nelle mani delle popolazioni che lo vivono, i Nazir, Shaykh, Shartai, o 'Umda. Nel 1969, tre mesi dopo la presa del potere del colonnello Ja’afar Numayri, il colonnello Gheddafi, ha avanzato la sua idea di creare un “Islamic State of the Sahara”, che avrebbe dovuto comprendere il territorio della Libia, Egitto e Sudan e di cui il Darfur avrebbe avuto un ruolo chiave. Gheddafi ha concentrato tutte le sue energie per rafforzare la sua presenza in Darfur; nel 1976 le Forces Armée du Nord (FAN) controllavano quasi tutta la parte occidentale del Darfur.
La parte settentrionale e centrale del Darfur, erano “inondati” dagli armamenti, che hanno portato ad una serie di incursioni e raid tra gli agricoltori africani Fur e i pastori arabi Rizayqat, zone in cui le forze governative sudanesi trovavano difficoltà ad intervenire. Dopo la caduta di Numayri, nel 1985, il TMC ha riallacciato le relazioni con la Libia e Gheddafi, ed è stata istituita una Commissione libico-sudanese per mantenere i rapporti amichevoli, e per controllare gli interessi derivanti dal petrolio, che la Libia dava al Sudan. In cambio il Sudan non si oppose quando circa duecento agenti libici si stabilirono nella capitale. Nel 1988 i Fur per difendersi dalle minacce deigli Arabi-Libici, costituirono il loro Federal Army of Darfur, grazie all’appoggio del Ciad. Nell’autunno dello stesso anno iniziò il conflitto tra i Fur e i Rizayqat, meglio conosciuto come la “Guerra delle Tribù”. Durante il conflitto, l’esercito dei Fur fu sconfitto, e i sopravvissuti furono uccisi.
Il 16 ottobre del 1990, Hissèn Habré ha lanciato un’altra offensiva per cacciare via dal Darfur l’esercito libico e l’influenza di Gheddafi dalla regione. L’offensiva, conosciuta come “Operation Rezzou” causò la morte di migliaia di civili e la distruzione di centinaia di villaggi. Nel 1991, il governo di Umar Hasan al-Bashir ha cercato di riprendere in controllo della regione, nominando Governatore del Darfur un suo fedelissimo, il colonnello al-Tayib Ibrahim Muhammad Khair, e iniziò un processo di arabizzazione della zona, senza tener conto dell’opposizione mossa dai Fur. La situazione è degenerata nel 2003, quando nel mese di marzo una milizia araba ha assassinato un esponente dei Malasit. A questa offensiva, fece seguito la risposta dell’esercito sudanese che rase al suolo la città di Karnoi. Il movimento SLA, si vendicò a sua volta prendendo possesso della città strategica di Tine sul confine con il Ciad e impossessandosi di ingenti scorte di armi. Da quel momento la lotta si espanse a tutto il Darfur occidentale. Il governo di Khartoum ha dato il suo sostegno finanziario e logistico alla popolazione janjawiid contro i Fur. Il conflitto ha causato la morte di migliaia di Fur, al punto che si è parlato di un vero e proprio genocidio. Le Nazioni Unite sono intervenute nel 2006, con la risoluzione 1706 la quale ha previsto l’invio della missione UNAMID. Nel 2009, il Generale Martin Agwai, a capo della missione di pace UNAMID, ha detto che nella regione la guerra vera e propria era da considerarsi terminata. Nonostante tali affermazioni, le violenze ripartirono, fino alla tregua del febbraio 2010 firmata in Qatar a Doha tra il presidente sudanese Omar al-Bashir e il JEM. La questione non risolta del Darfur, è un punto fondamentale sulla quale basare la stabilità di tutta la regione.

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La secessione nel diritto internazionale. Il caso del Sudan

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Informazioni tesi

  Autore: Carmen Marino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Bruno Grandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

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