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Fisiognomica, La lettura del volto nella storia dell’arte

Cesare Lombroso (1835-1909)

Nella seconda metà dell'Ottocento la fisiognomica è legata ad un nome: quello di Cesare Lombroso, lo psichiatra italiano più noto a livello internazionale, le cui teorie nonostante contrastate, esercitarono una forte influenza sulla psichiatria, sulla criminologia e molto altro. Sotto l’influsso del Positivismo, una corrente di pensiero, secondo la quale tutto si poteva spiegare con la ragione, c’era una forte attenzione rivolta alle teorie antropologiche declinate al crimine e alla giurisprudenza.
Lombroso iniziò prestando servizio nel corpo sanitario militare piemontese, assecondando così il proprio desiderio di analizzare le caratteristiche psicofisiche di uomini provenienti da ogni parte della penisola. Compilò persino delle statistiche alla ricerca di una ‘regola della natura’ sulla fisionomia delle teste.

Per fissare un punto di paragone sufficientemente approssimativo tra le teste sane e quelle degli alienati, per fissare specialmente il tipo cranico regionale, io mi diedi a raccogliere misure sopra i soldati ventenni delle varie province, come quelli che, per avere uniformità di età e di condizione intellettuale, mi parvero offrire il tipo più approssimativo della media intelligenza normale delle masse.[…] forse queste cifre, maneggiate da menti di esperti più dotta, riveleranno un giorno la storia etnografica d'Italia, il segreto del genio dominante in ciascuna regione, e quello delle vicende che il tipo nostro ebbe a subire dalle varie mistioni di razza e dalle trasformazioni telluriche.
[L. Rodler, Il corpo specchio dell'anima, teoria e storia della fisiognomica, Mondadori,2000,p.118.]


Pochi colleghi si mostrarono interessati all'antropologia e allo studio dei caratteri primitivi, perciò Lombroso, un po' per lo sconforto un po' per il desiderio di avere nuovo materiale di studio, accettò la direzione del manicomio di Pesaro. In quegli anni accumulò la maggior parte dei dati contenenti nell'opera L'uomo delinquente, studiato il rapporto alla antropologia, alla medicina legale e alle discipline carcerarie (1876). Mentre nel 1892 dedica un libro alle donne criminali, La donna criminale, la prostituta e la donna normale.
Secondo Lombroso, il delinquente è un individuo dallo sviluppo bloccato che si e fermato ad uno stato primitivo e si nasconde dietro «orecchie ad ansa, capelli abbondanti, scarsa la barba, seni frontali spiccati, mandibola enorme, mento quadro o sporgente, zigomi allargati.» in caso fosse un ladro viene tradito dalla mimica facciale, dagli occhi piccoli, erranti, obliqui, sopracciglia folte, naso torto e camuso, barba scarsa, fronte piccola e sfuggente. Per quanto riguarda l'omicida, egli ha uno sguardo freddo e immobile, occhio sanguigno, nasa aquilino o adunco ma sempre imponente, mandibole robuste, capelli neri e folti, denti canini, labbra sottili, e spesso tic unilaterali del volto.
Lombroso iniziò così ad elaborare la sua teoria sull’atavismo biologico. Si intende un ritorno alle caratteristiche degli antenati dell’essere umano, un ritorno che si rifà alle tendenze innate di tipo animalesco e criminale, per cui solo alcuni soggetti che mostrano tratti simili a quelli degli antenati condividono anche i comportamenti. Costruì le sue ipotesi sull’uomo delinquente grazie al caso Villella.
Studiando il cranio di un certo Giuseppe Villella, noto criminale di Motta Santa Lucia, In Calabria, Lombroso nota un’anomalia ossea (fossetta cerebellare mediana). Inoltre nota una dilatazione nella parte inferiore del midollo spinale, oltre al fatto che mancava la cresta occipitale al cui posto vi era una cavità; in queste particolarità riconosce un tratto atavico, tipico dei primati inferiori. Da queste caratteristiche pensava di poter individuare i criminali ‘nati’ e attraverso lo studio di quasi 200 crani, giunse alla convinzione che vi fossero due tipi di uomo sottosviluppato: l’uomo delinquente, il criminale, e l’uomo alienato, il folle.
L’uomo delinquente fu un oggetto di studio al quale si dedicò per tutta la vita, pensando persino alle punizioni più adeguate a seconda della categoria a cui appartenevano. Per i criminali nati, considerati bestie, solo una punizione era la più adeguata: la morte. Per tutti gli altri l’isolamento a vita, per i delinquenti abituali i lavori forzati, per i pazzi il manicomio. I delinquenti minori, invece, potevano svolgere servizi utili alla comunità.

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Fisiognomica, La lettura del volto nella storia dell’arte

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Informazioni tesi

  Autore: Anamaria cosmina Tamaianu
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2022-23
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: scultura
  Relatore: Annamaria Ducci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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Parole chiave

antropologia
tecnologia
storia dell'arte
fisiognomica
volto
espressione
caricatura
ritratto
mimica facciale
storia del volto

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