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Little Joe: Mondo vegetale tra fantascienza e realtà

Cosa è l’Ortoterapia?

Hermann Hesse, premio Nobel per la letteratura, sosteneva che “occuparsi della terra e delle piante può conferire all’anima una liberazione e una quiete simile a quella della meditazione”.
I benefici della cura del verde si riflettono sulla qualità della vita. Da ciò prendono il loro spunto progetti come l’ortoterapia, nata nei paesi anglosassoni ma ormai diffusa in tutto il mondo.
L’ortoterapia (in inglese Horticultural Therapy – HT):
Sono state date varie definizioni di Horticultural Therapy, termine che non ha equivalente nella nostra lingua, che potremmo definire "terapia assistita con le piante" o "terapia orticolturale". Questo termine è utilizzato per numerosi argomenti che spaziano dai benefici ottenibili dagli orti sociali (Patel, 1995; Reuter e Reuter, 1992; Waliczek et al.

, 2001), di cui esistono esperienze anche in Italia (Candon, 1997; Tei, 1997), dalla piantagione e cura dei fiori, ai programmi di educazione ambientale e paesaggistica dei bambini della scuola materna e dell’asilo, fino a veri propri programmi di sostegno e riabilitazione per individui con difficoltà di apprendimento, handicap fisici e mentali o problemi connessi con la droga, l’alcool, periodi di carcerazione o, infine, con l’invecchiamento (Anonymous, 1995; Relf e Dorn, 1995; Stoneham et al., 1995). La definizione più semplice e semplicistica è forse quella che la HT è “la riabilitazione attraverso la natura” (Anonymous, 1968).

L’Horticultural Therapy è “una disciplina medica che usa le piante, l’attività di giardinaggio e l’innata affinità che noi sentiamo verso la natura, come mezzo professionale in programmi di terapia e riabilitazione” (Davis, l.c.). Secondo Relf e Dorn (l.c.) HT è “ogni attività connessa con la coltivazione e cura delle piante che aiuta in qualche modo le persone”, sottolineando, tuttavia, che la definizione è alquanto generica e che è difficoltoso comprendere pienamente la natura dell’HT, come e perché funziona, come migliorarla.

Fra le attività di giardinaggio e HT esisterebbero peraltro differenze che, pur riguardando solo una questione di punti di vista e di dettagli, appaiono importanti: mentre il giardinaggio può migliorare il benessere della comunità o di gruppi di persone che vivono nello stesso ambiente e che dividono interessi e valori, l’HT riguarda le interazioni uomo-pianta in un modo molto più intimistico; il suo obiettivo primario è promuovere il benessere individuale dei pazienti mentre le piante costituiscono, in questo modo, solo un sottoprodotto del processo di riabilitazione (Lewis, 1996).

Questa disciplina rientra nel settore più ampio della “Socio-orticoltura” che studia, in modo interdisciplinare, le relazioni fra “horticulture” ed esseri umani (sia individui sia gruppi) ed applica i risultati della ricerca per migliorare la qualità della vita e preservare l’ambiente locale (Matsuo, 1996).

Da quanto suddetto si può evincere che la HT non è una nuova terapia. La sua peculiarità è che può essere praticata a casa, nei giardini sia pubblici, sia privati, negli spazi verdi o nelle strutture per la coltivazione delle piante, annessi agli ospedali, agli istituti di riabilitazione e alle case di riposo. Ha, perciò, una grande elasticità e, probabilmente, il suo grosso valore terapeutico risiede nel fatto di essere una medicina preventiva e una terapia di sostegno alle cure mediche tradizionali, contribuendo allo sfruttamento armonico delle potenzialità residue e ad una più definita strutturazione della personalità del paziente. È, inoltre, da sottolineare che, sebbene l’HT riguardi un importante aspetto delle interazioni uomo-pianta e sia anche una professione in rapida ascesa, soprattutto nei paesi anglosassoni, ci sono molti altri aspetti ugualmente importanti per comprendere il ruolo che le piante possono avere nell’assistenza di individui con particolari necessità. Questi ultimi, sono persone che possono trarre beneficio dalla partecipazione in attività di “giardinaggio” o dalla vista di piante e paesaggi, ma che necessitano di particolari adattamenti o modifiche perché ciò possa avvenire (Relf, 1973; 1981; Relf et al., 1982; Relf e Dorn, l.c.).

I settori di applicazione di questo tipo di disciplina sono, perciò, molteplici e, seppure presentino delle frequenti interconnessioni, hanno anche caratteristiche specifiche per i diversi utenti, per cui meritano di essere trattati separatamente e necessitano di adeguati strumenti di valutazione dei risultati raggiunti (Zandstra, 1987; 1988; Azar e Conroy, 1989). È, tuttavia, da sottolineare che questa terapia di sostegno, anche se nata e utilizzata in modo precipuo come strumento per integrare e affiancare le terapie già esistenti per il trattamento e la prevenzione del disagio mentale, può essere considerata più in generale come una forma di terapia volta al miglioramento del benessere fisico e psicologico delle persone e quindi, come tale, non utilizzata esclusivamente per persone malate o disabili. Sono pertanto da considerare con particolare attenzione gli aspetti ed i risultati delle più importanti iniziative più recentemente realizzate in tal senso. (F. Ferrini, P. L. P. Barbacciani, 2003. «Uomo e piante: aspetti culturali, psicofisici e salutisti»)

Impegnarsi nella gestione di un orto o di un giardino può migliorare la condizione fisica e psicologica di ogni utente donando benefici sia al corpo che alla mente, derivanti dal contatto con la natura.
Le attività di ortoterapia nella maggior parte dei casi vengono svolte in gruppo, per cercare di favorire socializzazione, interazione e partecipazione degli utenti. Tutti i partecipanti svolgono un ruolo attivo di cui potranno goderne i frutti, con la possibilità, inoltre, di svolgere attività motoria connessa alle varie mansioni. Indirettamente poi vi è anche la possibilità di rafforzare l’autostima, poiché la cura di organismi viventi quali le piante dipendono interamente dagli utenti.

Per questi molteplici motivi l’ortoterapia viene spesso utilizzata in programmi sociosanitari rivolti a soggetti come anziani, malati di Alzheimer e demenza senile, giovani con problematiche sociali, soggetti con disturbi psichiatrici e con difficoltà psicofisiche, soggetti che soffrono d’ansia e depressione, malati che necessitano di riabilitazione fisica.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Little Joe: Mondo vegetale tra fantascienza e realtà

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Gambineri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze vivaistiche, ambiente e gestione del verde
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Francesco Ferrini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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