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Lo stereotipo come ostacolo culturale alla promozione turistica

Da degrado a meta turistica: il riscatto dei Quartieri Spagnoli

Nel corso dei secoli, i Quartieri Spagnoli non hanno mai smesso di far parlare di sé: un luogo pieno di vitalità, visto con un velo di mistero per i turisti, i quali si perdono nella confusionaria rete di strade. Per lungo tempo sono stati la rappresentazione di disagio sociale, un luogo degradato definito la terra della camorra, ma grazie allo sforzo dei suoi abitanti, ha lottato per ottenere la considerazione e la propria dignità. Nonostante i flussi continui di turisti, i Quartieri non hanno mai perso il loro forte carattere che da sempre li contraddistingue. Sono ubicati fra Corso Vittorio Emanuele e Via Toledo, ma in realtà l’intera zona si dipana dal centro cittadino fino a raggiungere zone più alte grazie ai suoi numerosi vicoletti con una struttura reticolare, sono un piccolo mondo da detestare per la decadenza che li avvolge in alcune zone ma si amano per i loro colori, le voci, gli odori di cibo, per i palazzi seicenteschi, i balconi bombati, le cappelle votive etc. I Quartieri e i loro vicoli hanno una vita propria che gira attorno alle rimanenze delle botteghe antiche e alle nuove attività imprenditoriali, affiancate da ambulanti, bancarelle e via così, costruendo una vera e propria ‘economia del vicolo’ che si adatta alla realtà circostante. La visita in queste zone è suggestiva e caratteristica, qui si intersecano fra loro vecchia e nuova cultura napoletana, tant’è che anche il dialetto parlato al loro interno è differente anche da quello parlato all’interno del capoluogo campano. Sono un luogo vitale, energico e ricco di storia e cultura, ma soprattutto confusionari anche dal punto di vista delle strutture, basta pensare ai numerosi ‘bassi’ luoghi storicamente riconosciuti come degradanti in epoche antiche, sono intervallati fra palazzi nobiliari e chiese monumentali, e subito dopo sono ubicate strutture fatiscenti o deturpate dalle sovrapposizioni e dagli sventramenti e dai numerosi affreschi e stemmi nobiliari risalenti alla Dominazione Spagnola. Fu proprio da loro che il popolo napoletano dei Quartieri assimilò, per la negativa influenza del dominatore, lo stile di vita e il loro carattere tipico dei tempi: litigioso, arrogante e violento, tramandando atteggiamenti e costumi talvolta tuttora tristemente attuali. E fu proprio nello stesso periodo che ha avuto origine il frutto di un’altra pesante eredità lasciata dagli spagnoli: la camorra. I suoi membri erano delle bande criminali il cui compito, a seguito dell’anarchia che governava negli stessi, era quello di controllare con violenza, armi, estorsione la vita dei Quartieri, gli Spagnoli accettarono il loro insediamento poiché sfruttando la loro posizione sociale, erano in grado di tenere sotto controllo la zona. Nel corso degli anni e fino ad arrivare ai giorni nostri la presenza della camorra è stata una costante, e nonostante una drastica riduzione dei fenomeni della criminalità, ancora oggi si portano dietro un’etichetta che non gli rendono giustizia. Sebbene il fenomeno del turismo abbia portato benefici per i residenti, i Quartieri sono tutt’ora aree dove i residenti vivono in condizioni socioeconomiche difficili, le famiglie spesso non contrastano l’abbandono scolastico dei figli e questi rischiano di avvicinarsi alla criminalità date le scarse opportunità occupazionali, inoltre è abitata da numerosi immigrati stabiliti in depositi abbandonati, i quali erano adibiti negli anni ’90 a negozi di calzature e laboratori di pelletteria. Nonostante il degrado dell’ambiente costruito, dall’economia locale debole e dai fenomeni di povertà ed esclusione sociale vi è stato negli ultimi anni un processo di riqualificazione intrapreso grazie alla presenza di una rete di attori locali ben radicata sul territorio: associazioni no profit di volontariato, reti di intervento sociale, centri culturali etc. La loro presenza rappresenta un fattore socio- culturale per un cambiamento e della costruzione di un rapporto fra rete sociale e istituzioni locali, che hanno portato ad un drastico indebolimento della penetrazione delle organizzazioni criminali nella struttura sociale dei quartieri. L’allontanamento di queste ha fatto emergere la vera immagine dei Quartieri, seppur caratterizzato da una condizione di profonda e diffusa marginalità territoriale e sociale, essi rivelano come territorio con un forte potenziale, le cui numerose risorse necessitano di essere valorizzate e razionalizzate. I Quartieri inoltre esprimono un livello apprezzabile di vitalità della società civile locale, testimoniato dalle numerose associazioni, dai teatri e dalle reti di solidarietà. La nascita di esperienze sociali e culturali costituiscono le componenti più significative della rete di soggetti attivi sul territorio, in grado di sviluppare meccanismi di produzione di territorialità attiva, prime fra tutti l’Associazione dei Quartieri Spagnoli, insediatasi nel territorio negli anni ’80, la quale in pochi anni riuscì ad acquisire l’importanza dalla popolazione locale. Negli anni ’90 crearono un centro polivalente che prese il nome di Via Nova, diventando poi un polo di aggregazione importante per i bambini e i ragazzi dei Quartieri, abituati a trascorrere il loro tempo fra i vicoli della città. Ma questa Associazione è una delle tante che si sono radicate nei Quartieri per cercare di cambiare il tessuto sociale. E tutto è partito proprio da qui, queste associazioni hanno portato la consapevolezza e la voglia di riscattarsi dei Quartieri da una etichetta che on li contraddistingue.

Così nel corso degli anni sono nate numerose attività commerciali, bed&breakfast e ristoranti, le strade sono state riempite da opere di street art tipiche della cultura napoletana, sicuramente fra tanti il primo è il murales di Diego Armando Maradona diventato un luogo di pellegrinaggio di ogni appassionato dello sport calcistico, tant’è che le società sportive rivali all’arrivo in città si recano nei Quartieri per omaggiarlo a seguito del suo decesso nel 2020, dalle opere i Cyop&Kaf, le cui raffigurazioni riguardavano la storia degli abitanti, il loro obiettivo era di riqualificare la zona attraverso i loro disegni, dalle opere in onore di Pino Daniele e Totò in versione santo dell’artista TvBoy e altre innumerevoli lavori di tanti altri artisti che hanno scelto Napoli e i suoi Quartieri come tela da dipingere. La presenza di questi numerosi affreschi sono stati uno degli esempi di riqualificazione urbana, oggi un qualunque itinerario alla scoperta della città partenopea comprende una visita della street art dei Quartieri, ed è uno dei modi più originali e efficaci per riqualificare le aree urbane e degradate. La loro presenza ha permesso ai flussi turistici di spostarsi in zone che prima erano considerate fuori portata. I murales non raccontano solo le contraddizioni e le problematiche della zona, ma sono una rappresentazione di un animo passionale e folkloristico. Fra i più acclamati street artist spicca l’artista napoletano Jorit Agoch, i suoi lavori hanno contribuito ad incentivare il turismo in quei luoghi considerati da sempre degradati. I Quartieri sono un insieme di antico e moderno, la rappresentazione del folklore partenopeo, e ne è la testimonianza il Vico di Totò, nome d’arte del comico-Principe Antonio De Curtis, una strada che unisce la modernità della street art affiancata a chiese Cinquecentesche, palazzi storici, e a reperti di origine greca e romana, come quelli rivenuti durante gli scavi per la costruzione della fermata della metro Toledo, oppure il mercato della Pignasecca; è un dipinto folkloristico della Napoli antica, ubicato a Montecalvario nel cuore dei Quartieri Spagnoli, che con le strade affollate dalle bancarelle dei venditori, costruisce una delle arterie del centro storico napoletano. Chi transita in zona viene rapito dall’entusiasmo dei commercianti e da testimonianze storiche ben visibili nel quartiere come l’Ospedale Pellegrini, fondato nel 1578 per ospitare i pellegrini in transito Napoli, Palazzo Spinelli di Tarsia, testimonianza dell’architettura napoletana del settecento, E la chiesa dedicata alla Madonna del Monte Santo del Carmelo. Numerosi sono stati i progetti a seguito del boom turistico di riqualificare la zona, tant’è che è stato proposto nel 2008 un progetto per restituire alla zona, una rete di percorsi a prevalente fruizione pedonale poiché l’intera area di è un punto di confluenza dei principali percorsi del nucleo urbano. Il legame dei Quartieri con la fede religiosa è molto forte, visibile con le numerose edicole sacre che illuminano le immagini dei santi e anche la strada: è anche un luminoso invito per le persone di immergersi nel vicolo.
[...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lo stereotipo come ostacolo culturale alla promozione turistica

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Salvati
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"
  Facoltà: Scienze del Turismo
  Corso: L-15
  Relatore: Diego Matriciano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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