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La ricerca delle origini: un desiderio di molti adottati

Dal punto di vista delle madri ignote

Dal 1950, anno in cui è stato istituito il parto anonimo, ad oggi sono più di 90 mila le donne che hanno scelto di portare a termine una gravidanza indesiderata partorendo in ospedale in anonimato. Questa decisione ha permesso di lasciare il bambino in un luogo sicuro affinché fosse subito affidato a una famiglia volenterosa di amarlo. Ma la presunta possibilità, un domani, di essere rintracciate può far desistere le donne dal presentarsi in ospedale al momento del parto scegliendo in alternativa altre modalità come ricorrere all'IVG o abbandonare il neonato in luoghi pericolosi. L'Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, ha infatti affermato che dal 2000 al 2014 c'è stato un calo del 23% dei parti anonimi.

"Non occorre molta fantasia per immaginare lo scompiglio che può provocare nella famiglia di questa donna l'arrivo di una lettera del Tribunale dei minori o la visita di una assistente sociale. Non sono cose che capitano normalmente a tutti. Come potrà giustificarla al suo eventuale marito o compagno, ai suoi eventuali figli, al suo intorno sociale? E come sarà garantita la riservatezza nella lunga catena comunicativa dal Tribunale fino all'assistente sociale?" (C. SARACENO, Se lo stato rompe il patto di segretezza con le madri, Repubblica.it, 2 dicembre 2014)

Per poter procedere con l'interpello è infatti necessario attuare delle procedure che garantiscano la riservatezza della donna utilizzando poi le giuste modalità per avvisarla. Per esempio, si potrebbe convocare, con una telefonata, la donna presso l'ufficio dei servizi sociali del comune di residenza, perché è il professionista competente più vicino ai cittadini, e solo durante il colloquio spiegarle il motivo dell'incontro. L'assistente sociale poi esporrà tutte le modalità che la madre naturale avrà a disposizione e offrirà supporto per elaborare il tutto e prendere una decisione.

Secondo Anfaa la decisione presa dalla Corte Costituzionale di interpellare la madre naturale in caso di parto anonimo viola la segretezza della donna che abbia preso tale decisione e viola il patto tra la partoriente e lo Stato che le assicurava la massima riservatezza per 100 anni. "Il loro interpello avrà ripercussioni gravissime sulla vita personale e familiare di queste donne che, fidandosi dell'impegno assunto dallo Stato hanno tenuto celata questa loro dolorosa decisione anche, sovente, agli stessi familiari" (D. NOVA MICUCCI Presidente nazionale Anfaa, Gravissimo attacco alla tutela del parto in anonimato in aperta violazione del patto garantito dallo stato alle donne che hanno scelto e scelgono di dare la vita e di non riconoscere il proprio nato, anfaa.it, 31 gennaio 2017).

I provvedimenti emanati nella sentenza n.278 del 2013 della Corte Costituzionale e il Ddl n.1978 sono pensati per il bene psicofisico degli adottati non riconosciuti ma mettono a rischio la vita di centinaia di donne che temono di vedere la propria vita stravolgersi. Molte donne, infatti, vivono da allora con l'angoscia di ricevere un giorno la comunicazione dal tribunale e vedere la propria vita sgretolarsi rivivendo quel difficile momento, come testimoniato in una lettera anonima inviata ad Anfaa: "Ho letto che la Corte Costituzionale ha accolto l'istanza per lo smantellamento del parto segreto. Io sono una madre segreta. Quando ho letto la notizia il mio mondo si è dissolto in un attimo: ho guardato i miei familiari, ignari, e ho visto la fine della vita che con fatica mi sono costruita e guadagnata. Non vi voglio raccontare il mio passato doloroso, so però che non sarò in grado di riviverlo e non per la conoscenza di mio figlio. Non posso rivivere tutto di nuovo, non ho la forza di raccontar(lo) alla mia famiglia attuale" (S. DE CARLI, Parto segreto, solo una donna su venti ci ripensa, vita.it, 24 febbraio 2017).

Quello che chiedono queste donne è che i figli adottivi comprendano questa difficile decisione che ha consentito loro di nascere in sicurezza e di crescere in una famiglia che potesse amarli infinitamente. Chiedono che sappiano fermarsi e accettare la situazione senza obbligare la madre naturale a rivivere quel doloroso momento della loro vita per un proprio desiderio, anche se profondo. La proposta di legge n.1978, approvata alla Camera dei Deputati nel 2015, ha lo scopo di mettere sullo stesso piano il diritto del figlio a conoscere le proprie origini e la volontà di restare anonima della madre, cercando di appianare la forte disparità che vedeva predominante il volere di quest'ultima.

Il Ddl prevede che già all'età di 18 anni il figlio adottato possa presentare domanda presso il tribunale per i minorenni del luogo in cui risiede per conoscere l'identità della madre naturale. A seguito di questa richiesta la madre viene interpellata per verificare la persistenza o meno della sua volontà. Ella deve presentarsi in tribunale davanti al giudice per poter confermare o modificare la sua decisione iniziale. Questa modalità costringe queste donne a rivivere momenti di vita che pensavano di essersi lasciate alle spalle. Il legislatore non ha, infatti, pensato "allo stato d'animo di una donna che, dopo aver superato con enormi difficoltà il trauma del gesto commesso, deve tornare a rileggere le pagine dolorose del suo passato, perché il bambino che ha messo al mondo anni prima, divenuto adulto, le chiede di rimettere in discussione la sua decisione" (ANONIMO, Allarmanti proposte di modifica dell'adozione in discussione alla camera dei deputati, "Prospettive assistenziali", n.170 aprile-giugno 2010, pag.35).

Per risolvere questo problema Anfaa propone una modifica alla proposta di legge n.1978 per meglio tutelare le centinaia di madri che hanno scelto l'anonimato e vogliono continuare a restare tali. L'associazione infatti chiede che siano le donne che vogliono revocare la loro decisione a notificare tale scelta al tribunale per i minorenni, così nel caso in cui il figlio presenti la richiesta di accesso agli atti, verrebbero accettate solo quelle la cui madre abbia già revocato l'anonimato. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La ricerca delle origini: un desiderio di molti adottati

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Zanutel
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Vera Da Rin Fioretto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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