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La Licet ab initio e la centralizzazione del potere e delle funzioni del Santo Ufficio

Dall’inquisizione medievale all’inquisizione spagnola

La plurisecolare storia istituzionale ed evolutiva dell’Inquisizione, con forme, modi ed autori differenti giunge sino al periodo basso medievale ed oltre, in una naturale prosecuzione con il Santo Ufficio presieduto dapprima dagli ordini di frati e poi direttamente dai vescovi, sino al XVIII secolo. Analizzando brevemente il prosieguo dei corsi storici di quella che possiamo chiamare “Inquisizione medievale”, arriviamo o a quello che sarà uno degli esempi più compiuti e “istituzionalizzati” del Santo Ufficio: l’Inquisizione iberica, e più precisamente la Santa Inquisizione spagnola.
Agli albori del XIV secolo si può considerare ormai vinta la propria battaglia contro l’eresia dei buoni cristiani dualisti e dei catari dell’Italia centro-settentrionale, conflitto che ha dato in qualche modo vita all’affermazione del Santo Ufficio durante il secolo precedente. Risulterà ancora estremamente intensa la battaglia contro i Poveri di Lione o valdesi, che nel 1487 culminerà in uno scontro frontale nella valle del Chisone (in Piemonte) guidato da Innocenzo VIII. La posizione dei valdesi nel Quattrocento è aggravata con le accuse di stregoneria (da qui il termine vauderie), che si aggiungono a quelle già presenti di eresia.
Il territorio italiano rappresenta dunque un contesto in relazione alla repressione degli eretici, mentre il fenomeno della “caccia alle streghe” riguarda principalmente la zona geografica tedesca26. Nel corso dei secoli però avviene una trasformazione graduale in capo a coloro che “tirano le fila” dell’Ufficio inquisitorio. Il passaggio della guardia dalle autorità ecclesiastiche ai sovrani “temporali” troverà il suo culmine nella Spagna del XV secolo, guidata da Isabella di Castiglia (o Isabella I la cattolica) e Ferdinando d’Aragona, in quella che sarà ricordata come una delle affermazioni più compiute e spietate dell’Inquisizione nella storia.

L’origine dell’inquisizione spagnola si può ricondurre nei tentativi soprattutto ad opera del sovrano Ferdinando, soprannominato appunto “il cattolico”, di riconquistare le aree spagnole sotto il controllo dei musulmani e “restituirle” alla cristianità. Un particolare dispiegamento di risorse e uomini è stato apportato dai sovrani dello Stato iberico per conquistare l’ultima roccaforte rimasta sotto il controllo degli islamici, il Regno di Granada dominato dalla dinastia Nasrid. Ben presto è chiaro che l’offensiva, seppur diretta contro la popolazione di fede musulmana, sarà rivolta anche nei confronti degli ebrei, presenti in notevole numero sul suolo spagnolo.
Un caso rivelatore dell’inizio delle persecuzioni è avvenuto nel 1490, quando alcuni avventori di una locanda, probabilmente in stato d’ebbrezza, sostengono di aver assistito a un furto di un’ostia da parte di un “converso” (colui che si è convertito al cristianesimo, spesso non per libero convincimento o per sincera fede) dapprima professante la religione ebraica. Il sospettato è stato successivamente arrestato e torturato, nonostante non tutta la vicenda sia stata sufficientemente chiarita. Dopo la vittoria contro Granada, l’importanza dell’inquisizione spagnola va di pari passo con l’influenza della Spagna a livello politico ed economico nel mondo. Lo stesso Ufficio espande considerevolmente la propria influenza, annettendo anche l’Inquisizione del Portogallo successivamente all’unificazione dei Paesi iberici sotto la Corona Spagnola27. Uno dei simboli della temuta Inquisizione spagnola è stato il giudice inquisitore Tomas De Torquemada, che ha combattuto ferocemente durante il suo operato sia contro i marranos, ovvero gli ebrei accusati di falsa conversione e sia contro i moriscos musulmani, perseguiti per il medesimo crimine. La lotta contro i convertiti da parte del Santo Ufficio spagnolo è stata così feroce che perfino papa Innocenzo VIII, pontefice schierato in prima linea nella lotta contro le eresie, ha chiesto in una bolla papale una maggiore misericordia nei confronti dei conversos da parte degli inquisitori del Paese iberico.
Non solo ebrei e musulmani sono stati oggetto della macchina inquisitoria spagnola, ma anche protestanti, erasmiani e illuministi. Al contrario dell’Inquisizione romana, l’Ufficio spagnolo ha prestato scarsa importanza alla caccia alle streghe, in quando gran parte delle donne accusate risultano prosciolte in quanto malate di mente. Solamente a partire dal XVIII secolo la potente Inquisizione spagnola inizia ad entrare in crisi, ma la stessa soppressione definitiva dell’Ufficio, avvenuta nel 1834, è preceduta e seguita da un intenso dibattito pubblico. Non poche voci di teologi illuminati iniziano a condannare fermamente il riprovevole metodo inquisitorio, tra cui il vescovo di Blois, Henri-Baptiste Grégoire che parla di effusion du sang humain totalmente contraria ai princìpi evangelici.
Lo stesso ecclesiastico francese rincara la dose sostenendo l’appartenenza dell’Inquisizione a una religiosità buia tipica del periodo medievale, che ha diviso popoli, innalzato muri, lacerato coscienze oltre che corpi. Il ruolo attivo del vescovo di Blois nella lotta a favore della soppressione del Santo Ufficio si sostanzia nel febbraio 1798 con un pamphlet (Lettre du citoyen Grégoire èvêque de Blois, à don Ramón- Joseph de Arce, archevêque de Burgos, grand inquisiteur d’Espagne) in cui esorta l’inquisitore generale di Spagna Ramón José de Arce a distruggere egli stesso la macchina inquisitoria.

Oltre ad intellettuali e teologi lo scontro si è giocato anche sul piano politico, con una diretta influenza del governo francese nella vicenda, soprattutto sul fronte diplomatico al fine di accelerare la soppressione del tribunale.
Un altro punto fondamentale al fine di delegittimare la Corona Spagnola in materia di inquisizione è stato quello di sostenere una strada di riforme improntata su un ritorno all’episcopalismo, e di conseguenza la restituzione della competenza diretta dei vescovi a scapito del sovrano. Anche in tal contesto il vescovo Grégoire ha assunto un ruolo decisivo, in quanto membro del Consiglio dei Cinquecento, denunciando nel 1798 delle presunte interferenze dell’Inquisizione spagnola all’interno della politica interna francese.
Curiosamente uno dei casi di studio in materia di inquisizione “riformata” è stato il modello inquisitorio della Sicilia di fine XVIII secolo. Nell’esperienza siciliana infatti l’Inquisizione è risultata fortemente indebolita da notevole azione riformatrice del Caracciolo, con il necessario contributo dell’inquisitore generale siciliano, Salvatore Ventimiglia. Si è voluto quindi anche tramite alcune pubblicazioni di intellettuali di spicco far risaltare all’attenzione del Grande Inquisitore spagnolo il virtuoso esempio siciliano, in cui è prevalsa la ragione rispetto alla barbarie in atto nella Penisola Iberica. L’Ufficio siciliano è poi stato soppresso nel 1782.
L’occupazione napoleonica della Spagna ha segnato il definitivo tramonto dell’esperienza inquisitoria spagnola, già palese al momento della soluzione costituzionale del 1812 e del decreto abolitivo delle Cortes datato 22 febbraio 1813 (Manifiesto a la Nácion española). A nulla è servito il rifiuto del sovrano Ferdinando VII del 1814, in quanto la rivoluzione del 1820 segna una prima caduta dell’Inquisizione Spagnola, divenuta definitiva quattordici anni dopo28.





26 M. Benedetti, “Inquisizione (età medievale) e la Chiesa in Italia, in “Dizionario Storico Tematico La Chiesa in Italia”, Volume I - Dalle Origini All'Unità Nazionale, Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa, Roma, 2015, pp. 2-6.
27 J. Edwards, Storia dell'inquisizione, Ed. Mondadori, Milano 2014, pp. 1 ss.
28 R. Cancila, “Per la storia della tolleranza in Europa: il dibattito settecentesco sulla soppressione dell’Inquisizione spagnola”, in Mediterranea Ricerche storiche n. 7”, 2010, pp. 1 ss.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Conforto
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei servizi giuridici
  Relatore: Alessandro Vaccarella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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