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Il disturbo da gioco d’azzardo. Aspetti di dipendenza, impulsività e compulsività. Ipotesi eziologiche, comorbilità, cenni di trattamento

Distinzione tra giocatori ricreativi, problematici, patologici

Storicamente, i termini "giocatore compulsivo" e "giocatore patologico" sono stati usati in modo intercambiabile per denotare individui che segnalano impulsi incontrollabili al gioco. Moran (1970) sostenne l'uso esclusivo del termine "patologico", un termine successivamente adottato come classificazione psichiatrica ufficiale sulla base del fatto che una "costrizione" denota un comportamento distonico dell'Io. Al contrario, la maggior parte dei giocatori d'azzardo con problemi vede il comportamento come sintonico dell'ego, con scarso desiderio di cessare nonostante le conseguenze negative (Blaszczynski & Nower L. 2002). Successivamente sono stati impiegati termini alternativi: Giocatori "problematici", "a rischio", "in transizione", "disordinati", "eccessivi " e di "Livello 2". Ciascuno ha utilizzato criteri e schemi di classificazione diversi. Ad esempio, Abbott, Palmisano e Dickerson (1995) classificarono i giocatori d'azzardo come "eccessivi" o "normali", in base alla quantità di tempo, alla spesa e al numero di viaggi nei luoghi di gioco. Al contrario, Winters, Stinchfield e Fulkerson (1993) concepirono un complicato schema di classificazione basato sul conteggio dei sintomi e sulla frequenza del gioco d'azzardo. Altri usarono il solo conteggio dei sintomi e/o crearono categorie differenti: Fisher (1993) distinse il giocatore d'azzardo sociale e il giocatore d'azzardo patologico; Gupta & Derevensky (1998) differenziarono il sociale, il problematico e il patologico; Shaffer et al. (1994) li classificarono in: non patologico, in transizione, patologico. La Victorian Casino & Gaming Authority (VCGA) nel 1997 sostenne che per definire il problema del gioco dovesse essere considerata la presenza del danno piuttosto che il conteggio dei sintomi. Questa posizione è esemplificata dalla definizione della VCGA: ”Il Gioco d'azzardo problematico si riferisce alla situazione in cui un'attività di gioco d'azzardo provoca danni al singolo giocatore e/o alla sua famiglia e può estendersi alla comunità” (VCGA 1997; p. 106), e simile fu la definizione avanzata da Ferris et al. (1998): "Il gioco d'azzardo problematico è un comportamento di gioco eccessivo che crea conseguenze negative per il giocatore, altri nella sua rete sociale e per la comunità” (p. 58). In entrambe le definizioni, la presenza del danno determina la diagnosi, un approccio che Walker (1998) criticò per l’utilizzo del termine "danno", basato su giudizi di valore soggettivi.
Prima dell’attuale classificazione, nel DSM 5 (APA 2013), già Blaszczynski & Nower L. (2002) affermarono che i problemi di gioco possono essere definiti come un attrito o una difficoltà in qualsiasi area di funzionamento dell’individuo che deriva dall’attività di gioco. Tipicamente, pur in assenza di perdite finanziarie eccessive rispetto al reddito disponibile, oppure in assenza di episodi di perdita di controllo, possono sorgere problemi di gioco a seguito di divergenze di opinione riguardo agli importi potenzialmente rischiati o al tempo trascorso lontano da casa/famiglia.
Il comportamento di gioco d’azzardo, come abbiamo già cominciato ad osservare, presenta livelli di rischio che possono essere rappresentati lungo un continuum (Shaffer & Korn, 2002), da attività ricreativa a gioco a rischio, problematico e patologico, con conseguenze che si riflettono sul benessere psicologico e fisico dell’individuo causando problemi finanziari, familiari, lavorativi, legali e sociali (Shaffer & Hall, 2002). Nonostante quindi il gioco d’azzardo possa essere considerato un’attività di svago e di divertimento, se praticato in modo eccessivo può diventare una patologia e indurre dipendenza.
L’idea del continuum, meglio di altre, permette di esplicitare il grado di coinvolgimento della persona al gioco e la gravità delle problematiche che ne derivano; e provare a definire una differenziazione dell’attività di gioco, pre-clinica o sotto-soglia, che precede il comportamento patologico oggetto dei criteri diagnostici previsti nei principali strumenti diagnostici categoriali attualmente in vigore, DSM-5 e ICD 11. Ad un’estremità si collocano i giocatori sociali (social gamblers), coloro che giocano per divertirsi e non presentano nessuna psicopatologia e di solito considerano il gioco come una forma di divertimento praticata in momenti specifici, per esempio durante un compleanno o un matrimonio, spesso in compagnia di amici, colleghi o familiari (Clarke et al., 2006). Tuttavia, essendovi un continuum, tali giocatori possono presentare, nel tempo, livelli di coinvolgimento sempre più rilevanti e preoccupanti. Sebbene il confine tra normalità, problematicità e patologia sia estremamente labile (Lavanco & Varveri, 2006). Sempre nell’ambito di una attività sotto-soglia è forse possibile ricercare un discrimine, necessariamente soggettivo e contingente, nella dimensione della frequenza e nella entità delle “giocate” o “scommesse”.
Oltre al disturbo clinicamente osservabile, infatti, ci sono comportamenti a rischio e problematici di gioco che si possono trovare nella popolazione generale. I giocatori a rischio (at-risk gambling) sono coloro che esibiscono un numero inferiore di sintomi rispetto ai giocatori problematici (problem gamblers). Questi ultimi intraprendono comportamenti rischiosi di gioco e presentano difficoltà a causa di questo. Più dettagliatamente, si tratta appunto di una condizione pre- clinica in cui la persona presenta una difficoltà moderata; ciononostante il giocatore non è capace di limitare i propri soldi e tempo nel gioco, rischiando di ritrovarsi, in breve tempo, in una condizione che può comportare conseguenze negative per se stesso e per la comunità (Shaffer & Hall, 2002).
All’altra estremità del continuum vi è, infine, il gioco d’azzardo patologico (GAP) o pathological gambling.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il disturbo da gioco d’azzardo. Aspetti di dipendenza, impulsività e compulsività. Ipotesi eziologiche, comorbilità, cenni di trattamento

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Mariano
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Alessandro Emiliano Vento
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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