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Valutazione della Frazione Fibrosa delle Materie Prime Utilizzate nell’ Alimentazione dei suini in riproduzione

Estratto di olio di palma (Palmiste)

La farina di palmiste è il residuo dell’estrazione dell’olio di semi della palma africana (Elaeis guineensis) che si coltiva nelle zone tropicali sia in Africa che in Asia. Anche premendo la polpa del frutto della palma si ottiene olio che è molto più abbondante e normalmente si commercializza per i mangimi. La maggior parte della farina di “palmiste” commercializzata in Spagna si ottiene per estrazione mediante pressione meccanica (procedimento expeller), e contiene tra l’8 e il 10% di grassi. Anche in altri paesi si commercializza la farina estratta però con solventi, con un valore proteico leggermente superiore ed un minor rischio di irrancidimento, però con un valore energetico più basso. In entrambi i casi si tratta di ingredienti con un valore nutritivo molto variabile, in base al tipo, alle condizioni di processo e alla quantità di fibra che si estrae o si mescola con il prodotto finale. Il suo utilizzo in Spagna è aumentato negli ultimi anni, specialmente nei mangimi per ruminanti e conigli. Recentemente, per il suo prezzo moderato, si è iniziato ad utilizzarlo anche nei mangimi per i suini adulti, dove interessa utilizzare le partite con un minor contenuto in fibra (<18% FG). Il seme di palmiste è protetto da un involucro legnoso molto duro, simile all’osso di un’oliva, che è necessario rompere per estrarre l’olio. Il contenuto nella farina di questo involucro lignificato fa aumentare il suo contenuto in fibra e diminuire considerevolmente il suo valore energetico. Per questo se è preferibile scegliere farine con il contenuto in fibra più basso possibile.

La farina di palmiste estratta per pressione ha un valore energetico abbastanza alto, soprattutto per i ruminanti (circa 1 UFL/kg). Il suo alto contenuto in fibra (ADF: 55-65% SS, ADL: 10-12% SS) si compensa con un apprezzabile contenuto in grassi (7-10% SS). L’ olio di palmiste si caratterizza per essere abbastanza saturato (< 80%) e ricco di acidi grassi a catena media. Nell’olio di palma, che non è contenuto nella farina di palmiste, predominano, al contrario, acidi grassi a catena lunga. La concentrazione di minerali nella farina di “palmiste” è simile a quella delle altre farine, tranne che per il potassio che è inferiore. Il contenuto in PG è superiore a quello dei grani di cereali (intorno al 15%). La digeribilità delle proteine nei monogastrici è abbastanza ridotta (5065%), come conseguenza del suo elevato livello di fibra. Il profilo delle proteine in aminoacidi essenziali è mediocre, presentando una concentrazione alta in metionina (1,8% sulla PG), però bassa in lisina (2,9% PG) e treonina (3,0% PG). Il contenuto in calcio e fosforo è simile a quello delle altre farine di oleaginose. La digeribilità del “palmiste” però è bassa. Il contenuto in ferro è alto, come anche il contenuto in magnesio (200 mg/kg). La farina di palmiste è un ottimo ingrediente per i mangimi dei ruminanti e potenzialmente anche per i conigli. Nei suini il suo utilizzo è diminuito per la sua bassa palatabilità, alto contenuto in fibra e basso valore proteico, anche se viene comunque utilizzato moderatamente nei suini in finissaggio e nelle scrofe gestanti.

Il palmiste utilizzato per l’alimentazione animale viene classificato da FEDNA (2010) in funzione del tipo di estrazione utilizzata per ottenere l’olio di palma (pressione o estrazione). La principale differenza tra i due prodotti risiede nel contenuto in EE, che è superiore nel caso delle farine ottenute per pressione. I campioni di “palmiste” analizzati, con un 9,1% SS di EE, si avvicinano di più alle farine ottenute per pressione (8% SS di EE) che a quelle ottenute per estrazione (2,0% SS di EE). In generale, il resto della composizione chimica (PG, ceneri, EE), è molto simile a quella proposta da FEDNA per le farine di pressione di palmiste con l’eccezione che i nostri campioni hanno un minor contenuto in fibra, specialmente in emicellulose (Tavola 6.8.1.). Questo prodotto, relativamente ricco in PG (17,0% SS), presenta il problema che approssimativamente il 48% di questa PG risulta legata alla TDF. Valori chiaramente superiori alle percentuali ottenute dalle altre fonti proteiche fibrose, come il girasole e la colza (29 e 39% della PG legata alla TDF, rispettivamente). Inoltre l’88% della proteina legata appare legata alla frazione insolubile della fibra del prodotto, il che la rende difficilmente utilizzabile anche con l’inclusione di enzimi esogeni. Infatti, la digeribilità delle proteine della farina di pressione di palmiste nel suino è del 54%, mentre nella farina di girasole e nella colza 00 sono rispettivamente del 79 e 78%. La farina di “palmiste” è il prodotto più fibroso tra quelli analizzati fino ad ora, con un 65,2% SS di TDF. Di questa un 25% appartiene alla frazione solubile della fibra, contenendo il 15,6% SS di SDF. La frazione insolubile (48,9%SS di IDF) è costituita in parte da ADF (34,0%SS) ma include anche una parte importante di oligo-polisaccaridi insolubili diversi da cellulosa e lignina. A proposito dei monomeri della farina di palmiste (Tavola 6.8.2.), il suo elevato contenuto in PNA (37,2%) è praticamente costituito da PNA insolubili. Il monomero più importante e caratteristico di questa materia prima, è il mannosio (23,3%), anche se sono presenti anche glucosio, xilosio e galattosio (7,3, 3,8 e 1,4%, rispettivamente). La fibra della farina di palmiste è particolarmente ricca in emicellulose caratterizzate da mannani (58% di esse; Saenphoom et al., 2011). La maggior parte di questi mannani sono glucomannani insolubili in acqua ma c’ è una piccola frazione di glucomannani solubili. Saenphom et al. (2011) espone la necessità di combinare mannanosidasi, galattosidasi, glucosidasi e xilanasi per ottenere un utilizzo energetico della fibra solubile e della fibra insolubile parzialmente digeribile di questo prodotto.

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Valutazione della Frazione Fibrosa delle Materie Prime Utilizzate nell’ Alimentazione dei suini in riproduzione

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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Saviano
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Medicina Veterinaria
  Corso: Scienze e tecnologie agrozootecniche
  Relatore: Serena Calabrò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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Parole chiave

fibra alimentare
suini in riproduzione

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