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Corpo e performatività agli inizi del XXI secolo: Francesca Grilli tra limite e resistenza

Gold revolution e Solfato di rame

L’opera Oro, come già visto, ha permesso di esplorare il mondo simbolico esoterico, utilizzando una semantica che metteva in relazione ogni singolo elemento per ricreare una storia dell’umanità, auspicando una rinascita individuale e collettiva dell’uomo. L’aspetto performativo legato a installazioni scultoree e fotografiche ha ampliato di gran lunga la veduta del complesso linguaggio utilizzato da Francesca Grilli. Simbolismo, metafore e allegorie rientrano costantemente nei suoi lavori portando le sue elaborazioni artistiche al limite della narrazione.
Oro si presenta come una riflessione legata in maniera profonda alla ricerca dell’artista, tanto da permettere la creazione di altre due opere che diventano una rielaborazione consapevole e matura del progetto espositivo del 2011. In occasione della recente mostra del 2015 dal titolo Milk Revolution, risultato finale della residenza svolta presso l’American Academy a Roma, l’artista ha esposto due opere che continuano la riflessione già avviata in Oro.
Gold Revolution è una perfomance in cui ritorna il simbolo del falco, ma accompagnato da altri due esemplari che simboleggiano le tre età alchemiche. Ritorna, inoltre, l’elemento della biblioteca, dove i tre predatori si trovano a volteggiare. La meravigliosa cornice del monastero di San Giovanni a Parma, è sostituito dagli scaffali e libri della biblioteca dell’American Academy, qui quattordici volumi sostituiscono i simboli esoterici degli affreschi del monastero. I testi, scelti da Stefania Tutino e Laura Cingolani, raccontano di rivoluzione e liberazione, accostati a sette poesie scelte di autori romani. Il libro, così come la biblioteca in sé, rappresenta la Sapienza, il pubblico è libero di sfogliare i testi a disposizione, ma allo stesso tempo vive una situazione perturbante in quanto, per tutto il tempo dell’esposizione, si ritroverà seduto mentre tre rapaci voleranno liberi ma costretti sulle loro teste. La particolare insistenza dell’artista nella costante riflessione tra liberazione e costrizione, è il fulcro di tutta l’opera. Liberazione data dall’atto stesso di lasciare i tre falchi liberi di adempiere il loro istinto più naturale quello di volare, mentre è costretto a rinunciare al volo ad alta quota, come in una gabbia. L’artista sembra voler ricreare l’idea di una vera e propria “cella” in cui ognuno è chiamato ad affrontare faccia a faccia le proprie paure e inquietudini. Lo spazio rarefatto contribuisce ad amplificare un momento di forte instabilità.
L’idea della “cella”, o ancora di più della gabbia, già approfondito da artiste donne come ad esempio Louise Bourgeois negli anni Ottanta attraverso le strutture metaforiche dei diversi tipi di sofferenza da quella fisica a quella emotiva, si esplicita nella seconda parte del progetto. Solfato di rame, CuSO4 è un’installazione che occupava il cortile esterno dell’accademia. Richiamando l’idea delle installazioni abitative, l’opera creata in collaborazione con la Stamperia dell’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma è un’opera calcografica in cui, su quattro lastre di ferro che simulano delle gabbie, Grilli ha impresso, utilizzando la tecnica della cera molle, il calco di un rapace nel tentativo di liberarsi del recinto in cui si trova prigioniero. La forza e l’energia dati dal suo movimento di fuga s’inseriscono nei muri del cortile ridefinendo un nuovo concetto di costrizione.

L’opera sembra quasi una citazione diretta delle lastre di ferro realizzate da Richard Serra, nel momento del suo approdo all’anti-form. La serie dei Prop (1968-69), ad esempio, è costituita da spesse lastre quadrate e tubi che, combinati insieme, formano strutture in equilibrio precario. Serra mantenendo ancora un aspetto minimalista, utilizza le specificità proprie dei materiali e la tensione gravitazionale creando opere che attirano l’attenzione dello spettatore nel suo stesso processo di realizzazione. Le opere di Serra sono come le matrici che Francesca Grilli espone in contemporanea alle installazioni: mentre in Prop sono il fulcro dell’opera, in Solfato di Rame sono testimonianze di un procedimento. L’artista sembra voler ri-elaborare il concetto proprio dell’esperienza antiform e soprattutto del lavoro di Serra, unendolo ad aspetti più arcaici che richiamano l’antichissima tecnica del calco e dell’impronta di un dato oggetto in movimento.

Entrambe le opere sviluppano fino al limite massimo il concetto di liberazione e costrizione che la cultura stessa può contenere, espresso nell’atto di liberare il falco, nell’integrazione del nuovo e attraverso il percorso dell’animale: l’obiettivo è di abbandonare il vecchio per il nuovo attraverso la riflessione libera che la cultura comporta.

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Corpo e performatività agli inizi del XXI secolo: Francesca Grilli tra limite e resistenza

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Cottone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Carla Subrizi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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