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Causalità penale e causalità civile. L'accertamento del nesso di causalità nel caso di insorgenza di malattie professionali.

I rapporti tra causalità penale e causalità civile

Ulteriore argomento da prendere in considerazione in relazione alla tematica del nesso causale è quello relativo ai rapporti tra causalità penale e civile. Focalizzando immediatamente l'attenzione sull'oggetto dell'analisi che ci si accinge a compiere, ci si chiede se la causalità segua profili diversi ovvero identici in ambito penale e civile.

Segnatamente, le domande cui rispondere sono due: innanzitutto, se nel diritto civile venga adottata una nozione e, quindi, un criterio di accertamento del nesso causale diverso ovvero uguale a quello del diritto penale; in secondo luogo, quale sia il grado di conoscenza richiesto e, pertanto, su chi gravi il dubbio in ordine alla sussistenza o meno del nesso causale.

Quando si parla di causalità nel diritto civile è possibile intendere due concetti diversi: la c.d. causalità materiale, ossia il nesso di collegamento tra una condotta dannosa ed un evento lesivo, e la c.d. causalità giuridica, afferente al legame intercorrente tra evento lesivo e relative conseguenze dannose. È evidente che quando si tenta di compiere un'analisi avente ad oggetto lo studio della causalità nelle due principali branche dell'ordinamento giuridico bisogna focalizzare l'attenzione sulla prima delle categorie individuate, sulla scorta del rilievo secondo cui un medesimo fatto può avere un duplice rilievo per l'ordinamento: vale a dire, come ipotesi di reato nonché, al contempo, come fatto illecito fonte di responsabilità aquiliana.

A tale preciso riguardo si sono formati due distinti orientamenti. Stando ad una prima scuola di pensiero, si ritiene che non esista alcuna differenza tra causalità civile e penale. Ciò si ritiene di poter asserire sulla scorta dell'osservazione secondo cui, in mancanza di una norma ad hoc nel codice civile, l'unico referente legislativo su cui costruire una nozione di causalità è rappresentato per ogni branca del diritto dagli artt. 40 e 41 c.p.

È opinione diffusa che l'art. 41, co. 1, non abbia altra funzione che quella di confermare la vigenza nel nostro ordinamento del principio di equivalenza delle condizioni40. Un altro orientamento ha tentato di dare ingresso, attraverso l'art. 41, co. 2, c.p. alla c.d. teoria dell'imputazione obiettiva dell'evento. Se ne deduce non solo che la tesi della causalità scientifica sia applicabile anche in ambito civile, ma anche che si debba riconoscere l'operatività dei principi elaborati dalle Sezioni Unite nella nota sentenza Franzese del 2002 a proposito del distinguo tra probabilità logica e statistica in cui si sublima quel canone di credibilità razionale richiesto ai fini dell'affermazione di responsabilità penale.

Sul versante opposto la giurisprudenza maggioritaria ritiene che, pur essendo pacifica l'unità di essenza del nesso di causalità materiale, ciononostante il meccanismo di accertamento e i principi sanciti dalla sentenza Franzese non sono applicabili in ambito civile laddove, viceversa, la verifica probabilistica può arrestarsi su soglie di accertamento meno elevate. La Corte di Cassazione argomenta la propria decisione sulla scorta di una serie di motivi. La prima risiede nella diversa funzione cui assolvono le due principali branche del diritto. Mentre, infatti, il diritto penale è governato da una logica sanzionatoria in base alla quale ci si pone l'interrogativo "se è giusto che paghi", il diritto civile risponde ad una diversa logica riparatoria nella quale ci si domanda "se è giusto che si subisca un danno". Il sistema penale assolve ad una funzione sanzionatoria che infligge sanzioni privative della libertà personale; il sistema della responsabilità civile si pone, invece, l'obiettivo di eliminare le conseguenze pregiudizievoli di condotte lesive altrui.

Ne deriva che, a fronte di una sentenza assolutoria "perché il fatto non sussiste", legata al mancato superamento del "ragionevole dubbio" circa la sussistenza del nesso causale, sarà ben possibile una condanna civile al ristoro del danno. La seconda e connessa ragione riposa sul rilievo secondo cui non è casuale che il codice civile non solo non esclude forme di responsabilità oggettiva sub specie di presunzione di responsabilità, ma nella lettura più recente ormai considera la colpa non come unico criterio d'imputazione ma come uno dei criteri di imputazione. L'esigenza di tutela del danneggiato fa si che accanto al criterio della colpa si prevedano delle forme di presunzione di colpa o di responsabilità oggettiva, anche sotto forma di presunzione di causalità. Sarà allora il danneggiante a dover fornire la prova liberatoria che la causalità è esclusa oltre ogni dubbio.

La terza e ultima ragione attiene alla diversità dei beni tutelati. Il codice penale imperniato su un sistema basato sulla tassatività prevede reati che puniscono l'offesa di beni predeterminati. Nel campo civile dove il sistema della responsabilità aquiliana è elastico anche sul piano dei beni e degli interessi tutelati, è chiaro che accanto al danno da perdita di un risultato, e quindi al danno da perdita della vita, c'è anche il cosiddetto danno da perdita di chance intesa, secondo l'approccio ontologico, come bene della vita autonomo.

Nell'ambito di tale concetto rientra appunto la perdita di chance di sopravvivenza. Per pretendere il risarcimento del danno da perdita della vita bisogna dimostrare che l'esito infausto non sarebbe intervenuto in assenza dell'errore, e tanto sulla scorta di un giudizio probabilistico che non richiede il 100%, ma secondo questa giurisprudenza, anche una percentuale più bassa, quindi la lesione del bene-vita richiede la dimostrazione non della certezza come richiesta dalla sentenza Franzese, ma la probabilità civilistica più debole, ma almeno superiore alla probabilità opposta. In questo caso la chance ha un ruolo eziologico perché dimostra in modo meno rigoroso della certezza che c'è la causalità. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Causalità penale e causalità civile. L'accertamento del nesso di causalità nel caso di insorgenza di malattie professionali.

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Boaretto
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2021-22
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Nicola D'Agnese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

malattie professionali
causalità
nesso di causalità
causalità civile
causalità penale

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