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Tra tradizione e innovazione: l'industria della carta in Italia

Il Comieco e lo sviluppo del riciclo della carta

L’entrata nella società dei consumi di massa portò con se cambiamenti strutturali negli stili di vita e di comportamento producendo, tra gli altri, due fenomeni che condizionarono lo sviluppo socio-economico e ambientale del Paese: la diffusione degli imballaggi e la produzione dei rifiuti. L’invenzione del polietilene e del propilene, da parte di Natta e Ziegler, avviò l’impetuoso processo industriale per la produzione delle plastiche, che, insieme all’innovazione tecnologica del riciclo nel comparto cartario furono le risposte dell’industria italiana alla crescente e pressante domanda di imballaggi che si sviluppò in correlazione con la crescita dei consumi.
Alla fine degli anni ‘50 la filiera cartaria dell’imballaggio era sostanzialmente concentrata sulla produzione di carta paglia, ottenuta dalla lavorazione della paglia di graminacee soprattutto di frumento. La carta paglia, generalmente di colore giallo, era utilizzata principalmente per avvolgere i prodotti alimentari. Questa produzione si sviluppò soprattutto nell’area della Lucchesia in particolare nei comuni di Capannori, Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano. I motivi che portano che portarono a questo nuovo ciclo produttivo, che impiegava come input carta da macero, furono essenzialmente due, il primo legato alla necessità di superare i danni ambientali che la produzione di carta paglia provocava sul versante idrico e il secondo come risposta alla domanda industriale di un Paese che da importatore stava divenendo un forte esportatore di beni di largo consumo. Nel distretto di Lucca, negli anni del boom, la produzione dei fogli in cartone ondulato ottenuti con carta e cartoni provenienti da raccolte industriali e commerciali arrivò a coprire il 70% della produzione nazionale. Ciò consentì alle imprese del territorio di espandersi, gli stabilimenti aumentarono del 30% e gli occupati raddoppiarono.
Il macero, materia prima secondaria, si basava essenzialmente su cartone, rifili industriali delle industri cartotecniche e rese editoriali; la raccolta di carta e cartoni provenienti dalle famiglie non riuscì a quel tempo a trasformarsi in sistema, e così l’offerta di macero nazionale, anche a causa di una raccolta affidata a una rete diffusa e polverizzata di piccole imprese, si rivelò sia dal punto di visto qualitativo che quantitativo insufficiente rispetto alla domanda industriale. In breve tempo l’Italia divenne un paese importatore netto di macero, in particolare da Nord Europa e dagli USA.
Sino agli anni ‘80 Governo e Parlamento furono insensibili alla crescente emergenza del problema dei rifiuti, ancora nel 1982 il recupero era considerato una fase dello smaltimento e non una soluzione alternativa. Nel 1985 un gruppo di imprenditori del settore cartario puntando sugli aspetti eco – compatibili diede vita al “Comitato per l’imballo ecologico” (Comieco). L’attività del Comieco passò rapidamente dalla promozione dei vantaggi ambientali degli imballaggi in carta e cartone a quella della raccolta differenziata dei materiali cellulosici. Le motivazioni principali che spinsero verso questa direzione furono da una parte la normativa in ambito europeo sulla gestione degli imballaggi, dall’altra la necessità di superare la storica dipendenza dell’industria nazionale dalle importazioni di macero a fronte di una costante crescita del settore.
Nella filiera cartaria, il settore dell’imballaggio era il più colpito da questa dipendenza dall’estero, in particolare ne risentì il comparto del cartone ondulato, che rappresentava il 45% dell’utilizzo totale del macero, con al primo posto la produzione di test liner (carta per copertina) e quella del fluting (carta da onda nella produzione di scatole di cartone).

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Ruiz
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Luca Garbini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

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