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Riflessioni sul linguaggio giornalistico

Il linguaggio della moda esaminato attraverso un articolo de: "Il Corriere della Sera"

La moda ha assunto una particolare importanza nei nostri tempi, essa si può considerare una forma d’arte molto legata ad altre arti come la musica e il cinema. Le riviste in cui viene al meglio sperimentato il linguaggio di tale settore sono “Vogue”, “Elle”, Marie Claire”. Non c’è più il giornalismo dei grandi reportage ma un disordine di immagini e parole. Si cerca di reinventare il rapporto testo-immagine, ci si appella alla forza del ritratto piuttosto che a un articolo di dieci pagine. Le fotografie, spesso completamente distaccate dagli articoli, finiscono per avere più rilievo perché sono più efficaci e più aggressive. Ora però non andremo ad analizzare questo linguaggio attraverso le riviste che abbiamo citato sopra, ma attraverso la stampa periodica, principalmente riguarda un articolo nella sezione moda de “Il Corriere della Sera” del 01/03/2021 della giornalista Maria Teresa Veneziani.

Nell’articolo di Maria Teresa Veneziani possiamo riscontrare già nel titolo termini appartenenti al mondo della moda: «Nodi, la metafora dell’abbraccio. La nuova “sensualità accennata”». I due termini che ci balzano all’occhio sono sicuramente “nodi” e “sensualità”. Sicuramente con il primo termine ci viene in mente il nodo ad una corda, ma in questo mondo esso ci riporta ad esempio ad un nodo ad una sciarpa, ad una cravatta. Il secondo termine invece è “sensualità”. Questa la possiamo definire una sfera importante nell’ambito di cui stiamo parlando. Linee, tessuti, tagli su determinati abiti fanno accendere quell’attitudine destinata a generare sensualità. Nel catenaccio invece, la cui funzione è quella di evidenziare una parte importante delle notizie annunciate dal titolo, ritroviamo:
«C’è voglia di ottimismo. Il taffetà è riciclato, il pvc sostituito dalla pelle rigenerata». Taffetà, riciclato e pelle rigenerata. Il primo evidenzia un tessuto di seta, denso e rigido con armatura a tela, il cui nome deriva dal persiano “taftah” (intrecciato). Il secondo è molto usato anche perché ci evidenzia un vecchio abito, che è impiegato per uno stesso uso o per un uso diverso. L’ultimo termine mette in luce un manufatto composto almeno al 50% dagli scarti di lavorazione dei pellami. L’impasto dopo un’aggiunta di coloranti è steso su una tela e ridotto a fogli sottili sui quali si stampano le rugosità tipiche della pelle. A questo punto possiamo dire che la pelle rigenerata può essere utilizzata per rivestire poltrone, divani, sedie.

Prendendo in esame due periodi dell’articolo di giornale della Veneziani vedremo nei minimi dettagli il linguaggio della moda. Innanzitutto abbiamo un’enorme immagine che finisce per avere rilievo importante rispetto all’articolo. Immergendoci ora nell’articolo che andremo ad analizzare, il primo periodo è:
«Milano è la capitale dei tessuti di lusso, della sartoria e di tutto ciò che è elegante, della sartoria raffinata e di tutto ciò che è elegante. Anche durante questo periodo selvaggio, i designer si sono assicurati di far capire questo punto…, ricorda l’americano Harper’s Bazar commentando la Fashion Week che nonostante le difficoltà ha rivelato una nuova energia». Periodi non lunghi, evidenziati da vari segni di interpunzione come virgole, punti e punti di sospensione. Il lessico molto lineare, con la maggior parte dei verbi al tempo presente e con appunto termini che rimandano alla moda come tessuti di lusso, sartoria, elegante, designer, Fashion Week. Gli ultimi due ormai sono due anglicismi stabili nel nostra lingua. Il secondo periodo che esamineremo è: «Fu lanciato nel 1957 per sottolineare il legame del brand con la montagna dell’Himalaya alle Ande peruviane, racconta il ceo Nicolas Griotto. I marron si fondono nel cappotto a vestaglia in alpaca cardata, la lana puff è un altro trend. La tuta è in cotone organico tinto con il melograno e nelle borse il pvc logato è stato sostituito dalla pelle rigenerata perché la sostenibilità è il tema». Possiamo altri periodi brevi con anche qui un lessico limpido. I termini che ci balzano subito all’occhio sono l’anglicismo “brand” ormai fisso nel nostro italiano, “cappotto a vestaglia”, “alpaca cardata” (ovvero un tipo di lana), “lana puff”, “trend” (altro anglicismo che sostituisce nella maggior parte dei casi i termini di tendenza e moda), “tuta”, “cotone”, “borse”, “pelle”. Gli ultimi quattro sono i più utilizzati in questo settore e soprattutto quelli che troveremo sempre in ogni articolo, rivista, insomma qualsiasi cosa che faccia riferimento al mondo della moda.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Riflessioni sul linguaggio giornalistico

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Informazioni tesi

  Autore: Agostino Deputato
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Patrizia Del Puente
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

FAQ

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