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Il Tennis: carico dell'appoggio podalico e ricorso ortesico

Il movimento degli arti inferiori del tennista

Il tennis è uno sport caratterizzato da tutta una serie di schemi di movimenti coordinati in modo tale da permettere al tennista di raggiungere la palla nel modo più efficiente possibile. Buone capacità di movimento permettono al tennista di effettuare recuperi
anche in condizioni poco favorevoli, quando sarà costretto a veloci cambi di direzione o corsa in avanti ed in diagonale. Prima di descrivere le tecniche di movimento è opportuno effettuare una anali sulla biomeccanica della corsa.



Fasi del ciclo della corsa
Correre, come camminare, implica una serie di pronazioni e supinazioni. Il cammino è una sequenza ripetitiva di movimento dei segmenti corporei. Il “ciclo del passo” è l'unità di misura di base nell'analisi del passo e viene definito come l'insieme dei movimenti compresi tra due successivi istanti di contatto con il terreno dello stesso piede (di solito il contatto del tallone). Il “ciclo del passo” inizia quando un piede entra in contatto con il terreno (contatto iniziale) e finisce quando lo stesso piede tocca di nuovo il terreno. “Stride” (passo) è il tempo che intercorre tra un contatto iniziale ed il successivo per lo stesso piede, al suo interno è suddiviso in una fase di appoggio ed una di oscillazione, separate dal distacco del piede.

La “fase di statica” (appoggio) rappresenta il 60% del ciclo, mentre la “fase dinamica” (oscillazione) rappresenta il restante 40%. Il “doppio appoggio”, quando ambedue gli arti sono a contatto con il terreno, si verifica durante il primo e l'ultimo 10% della fase di appoggio. Il supporto per singolo arto è uguale al tempo di oscillazione dell'arto opposto. Il cammino può anche essere considerato in modo specifico in relazione al movimento del piede sul piano sagittale usando la “teoria delle Rocker” descritta da Jacquelin Perry nel 1992.

Durante la prima Rocker la rigidità plantare della caviglia è controllata dalla contrazione eccentrica dai muscoli del compartimento estrinseco anteriore, in particolar modo dal tibiale anteriore. Successivamente, durante la seconda Rocker, la caviglia dorsiflessa, come centro di gravità del corpo, si muove sopra l'articolazione. Il piede deve essere flessibile qui per adattarsi al terreno irregolare. Il tibiale posteriore è il più potente invertitore del piede. Questo è attivo a metà stance durante la seconda Rocker per invertire l'articolazione sotto-astragalica che crea rigidità in preparazione alla trasmissione della forza in fase di stacco. Il peroneo lungo e breve evertono il piede e antagonizzano la forza invertente del tibiale posteriore. La dorsiflessione è controllata in modo eccentrico dai muscoli plantarflessori del piede. La terza Rocker si verifica quando le articolazioni metatarso-falangee dorsiflesse si preparano a convergere. Qui il meccanismo del verricello si attiva, la fascia plantare viene tesa sotto le articolazioni metatarso-falangee e si trasforma in una leva rigida che può trasmettere una forza propulsiva al suolo. I plantarflessori estrinseci cessano la loro attività eccentrica e i flessori plantari si contraggono concentricamente. Durante la fase di oscillazione, i muscoli del compartimento anteriore (tibiale anteriore) si contraggono concentricamente per consentire il pre-posizionamento prima del successivo appoggio del tallone.

La corsa si distingue dal cammino per la presenza di una fase aerea. Durante la corsa, ci sono due periodi di galleggiamento (double float) quando nessun piede è a contatto con il terreno. Nella corsa non ci sono periodi in cui entrambi i piedi sono a contatto con il terreno contemporaneamente. Questo si traduce in una diminuzione di tempo in fase di appoggio e maggiore in fase di oscillazione. Il ciclo della corsa può essere suddiviso in “fase statica”, “fase oscillante” e “fase fluttuante”. La prima metà della fase statica riguarda l'assorbimento di forza (pronazione), mentre la seconda parte è responsabile della propulsione (supinazione).
Nella biomeccanica della corsa, la fase di appoggio può essere divisa in tre componenti principali: contatto iniziale a piede piatto (Initial contact), pieno appoggio (Mid Stance) e distacco tallone e spinta (Heel-off to toe-off). La fase di oscillazione può essere suddivisa in swing iniziale e swing finale; la fase flottante si verifica all'inizio e alla fine dello swing.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Tennis: carico dell'appoggio podalico e ricorso ortesico

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Informazioni tesi

  Autore: Adriano Fiorilla
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecniche Ortopediche
  Relatore: Corrado Bordieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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