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Crisi economica globale ed efficacia dei sistemi di controllo esterno

Il sistema bancario italiano

Il sistema bancario italiano è caratterizzato da una grande rilevanza delle attività di intermediazione tradizionale rispetto ad attività strettamente market-based. Si trova ad affrontare la crisi finanziaria con una certa forza derivante da elevati livelli di profittabilità rispetto alle principali controparti europee. Le banche italiane stanno operando, e hanno operato negli ultimi anni, in un mercato caratterizzato da elevati ricavi ma anche elevati costi, mantenendo, comunque, margini più elevati rispetto alla Francia, alla Germania e alla Spagna. In particolare, negli anni Ottanta, l‟industria bancaria italiana ha attraversato una fase caratterizzata da elevata redditività, seppur in presenza di un crescente costo reale del lavoro.

Mentre, nei primi anni Novanta, ha attraversato una fase in cui il tasso di profittabilità si era ridotto considerevolmente per poi tornare a crescere a fine decennio. Le ragioni della maggiore rigidità dei costi rispetto ai margini bancari, si riconduce alla struttura e al modello di intermediazione prevalente in Italia, basato sulla presenza fisica sul territorio attraverso un‟intensa e ramificata struttura di filiali.
La struttura distributiva, nel nostro paese, è fortemente incentrata sulla relazione diretta con la clientela attraverso la rete di filiali e sportelli sul territorio da cui consegue una marcata incidenza di costi fissi nell‟ambito della struttura complessiva dei costi operativi. In particolare, questa struttura comporta un‟elevata profittabilità in presenza di alti ricavi ma anche elevati costi.

Il Fondo Monetario Internazionale ha indicato i motivi principali per cui il sistema bancario Italiano ha risentito la crisi non così intensamente rispetto alle altre economie: un modello di intermediazione basto su strette relazioni con la clientela, un adeguato sistema di protezione dei depositi e una vasta rete di sportelli che assicurano alle banche italiane una fonte di raccolta stabile presso le famiglie. Nel confronto con le principali banche europee, i primi cinque gruppi bancari italiani si caratterizzano per una maggiore incidenza sull‟attivo sia degli impieghi sia dei depositi presso la clientela ordinaria non bancaria. A giugno 2008, gli impieghi rappresentavano mediamente il 65 per cento dell‟attivo, a fronte di una media europea del 43 per cento; i depositi erano il 36 per cento delle attività, a fronte di una media europea del 33 per cento.

Gli altri due fattori rilevanti sono: la ridotta incidenza nei bilanci delle banche italiane delle operazioni più esposte alla crisi finanziaria internazionale (infatti, i maggiori gruppi quotati italiani hanno registrato svalutazioni connesse con la crisi per un ammontare assai inferiore a quello delle principali banche estere) l‟indebitamento del settore privato (in particolare, per le imprese non finanziarie il rapporto fra debiti finanziari e prodotto era pari al 75 per cento, circa 12 punti percentuali in meno della media europea, mentre per le famiglie i debiti finanziari rappresentano il 49 per cento del reddito disponibile, contro il 90 dell‟area euro e il 150 circa del Regno Unito e degli Stati Uniti).

Tra gli elementi più significativi, che hanno reso l‟industria bancaria italiana così forte di fronte alla crisi e che l‟hanno portata su livelli complessivamente più competitivi, si possono citare la rilevanza della dimensione delle banche, il grado di internazionalizzazione, il posizionamento sul mercato dei vari segmenti di clientela, la capacità di rendere più efficienti le diverse fasi della produzione e distribuzione dei servizi finanziari.

I sistemi finanziari e le banche usciranno dall‟attuale crisi profondamente cambiati. Una delle conseguenze più importanti per il sistema finanziario globale sarà una maggiore protezione contro il rischio, che contribuirà a definire un sistema bancario connotato da un capitale più ampio e di più alta qualità, da un grado di leva finanziaria più contenuto e da un‟assunzione dei rischi più corretta ed informata. Tali mutamenti comporteranno uno spostamento dell‟attività bancaria verso forme di intermediazione tradizionale, che prevedono, per loro natura, un‟esposizione più contenuta al rischio sistemico e possono garantire livelli di profittabilità sostenibili.

Il sistema bancario italiano, pur resistendo alle turbolenze provenienti dai mercati e dai sistemi bancari esteri, ha finora resistito meglio di altri all‟impatto della crisi, grazie ad un modello di intermediazione orientato prevalentemente verso gli impieghi e la raccolta al dettaglio, all‟indebitamento piuttosto contenuto del settore privato dell‟economia, a norme severe, ad un‟azione di vigilanza attenta.

In questo contesto globale l‟industria bancaria italiana dovrà affrontare alcune criticità. Sebbene le caratteristiche del sistema bancario italiano lo abbiano reso meno esposto alle conseguenze della crisi, nel breve periodo, esso sarà sottoposto ad uno sviluppo dell‟economia reale sicuramente non favorevole, da un livello di tassi di interesse basso e dagli effetti derivanti dal protrarsi delle turbolenze sui mercati finanziari. Nel medio termine, invece, una riduzione dei volumi dei prestiti e una ricomposizione del mix di prodotti bancari verso tipologie più tradizionali, potranno innescare processi di riequilibrio di alcuni degli eccessi che si sono manifestati con la crisi finanziaria. Infatti, in presenza di costi in larga parte fissi, la sostenibilità della struttura e del modello di intermediazione prevalente in Italia, potrebbe risultare rischiosa in termini di redditività nel medio termine, non solo sul fronte dei ricavi da servizi e da negoziazione, ma anche sulla più tradizionale attività di commercial banking.

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Informazioni tesi

  Autore: Denise Rassega
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza aziendale e Libera professione
  Relatore: Daniela Salvioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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