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Organizzarsi a piccoli versi: Le metafore per star bene in azienda

In azienda cosa succede?

Lasciata quell'isola di ignota nomenclatura, salpiamo tutti assieme al Generale Daniela Poggiolini, solare e raggiante di speranza, con l'appuntato Graziana Viterbo piena di lacrime gioiose che annunciavano l'inizio di nuovi arrivi, e soprattutto il cambiamento sommato ai colori della rinascita, ci imbarchiamo verso il ritorno alla Capitaneria di Porto, nella città del Levante per far rientro a casa nostra dopo quella nefasta avventura. Qualche lacrima mi scende dagli occhi, sia perché non so quando potrò rivedere Mya ed Argo quelle ancore che ci hanno tratto in salvo, l'isola che nonostante la sua solitudine ci ha accolti come perle da un nefasto destino, Francesco ormai ex allievo dell'Accademia, aveva deciso di formarsi per problemi personali all'Accademia NeuroScientifica di Napoli, per diventare Comandante di Vascello, tutto era diventato un turbine di emozioni inspiegabili: Per non parlare anche di quello che avevo provato fino a quel momento per Ilaria, i litigi con Roberta per via di partner precedenti usurpati ad un amore comune, la mancanza del mio calore familiare, quel termosifone di gioia che mi ha dato la forza di iscrivermi a quell'Accademia Barese di cui sono orgoglioso tutt'oggi di farne parte, i miei amici di sempre, quelli dall'infanzia, dell'adultità e senilità un giorno, Mario e Daniele, i quali mi hanno sempre cercato di tagliare i pesi che non mi permettevano come mongolfiera di poter volare, ad esplorare nuovi paesaggi di un immane incanto, e chi crede in me, di cui pochi nomi ora incisi nelle stelle polverose rese da Ares. Confesso anche il mal di mare non era poi così amico, anche se ad un certo punto sentiamo dalla nostra barca, Mya ed Argo che con i loro cuccioli intonano un canto di zefiro per farci ritornare a Levante. Credetemi, mi commuovo anche per le cose che sembrano puntini di stelle, tanto che mi chiamano Gerry Scotti: Non so chi di voi lo conosca quel gigante buono, dove recluta individui sorridente per animare le serate grigie, anche se quando ci sono cose delicate e storie che ti lasciano il fiato sospese, altro non fa che piangere. Forse siamo padre e figlio distanti, di pancia non credo, perché il mio canotto si sta sgonfiando, il suo oscilla tra quello invernale ed estivo, oppure simile ad un motoscafo che ha bisogno di carburante. Resta il fatto che la sua candida sensibilità per me è un dolce esempio di vita. Il mare dopo tante tempeste era diventato calmo, anche se quel mostro circolava sotto mentite spoglie, ed eravamo pronti a sconfiggerlo: Daniela e Graziana erano affianco a noi, raccontandoci aneddoti di mare, poesie di terra, filastrocche di aria, aforismi di vento, e tutto si univa alla costruzione di quel viaggio, che nonostante la stremante fatica era diventato una piuma, assieme al tamburo del nostro cuore che rimbombava in ogni animo. Dopo aver navigato per 40 miglia, giungiamo a Levante, dove da lontano vediamo ad attenderci due Capitane di Vascello Andreina e Marta, della Capitaneria di Porto Adsum, governate dal noto Generale Daniela Tunno. Una banda, spade che si incrociano al nostro rientro, ballerini che danzano contro il male subito, bambini che sparano variopinti coriandoli, le nostre famiglie tessute da preziosa seta di gratitudine, e la città del Levante in festa. Non potevamo credere ai nostri occhi che di lì a poco saremmo giunti a terra, e soprattutto avremmo visto finalmente un po' di luce, anche se quella di cui nutrivamo bisogno ce l'ha portata Daniela. Scendiamo dalla nostra barca tra le copiose lacrime dei nostri famigliari, il battesimo di rinascita delle due Capitane, il suono della tromba da bersaglieri della Generale Tunno, l'aria di festa intrisa da suoni melodiosi, ed il ristoro da ogni fatica. Sembrava essere in un teatro dove gli attori e la platea cercavano di attuare un rito antidemoniaco contro le tarantole salentine, ed il sipario del male crollava ad ogni minimo sorriso: E quel sorriso era riflesso in noi, lontano da ogni lacrima, seppur il volto rugoso di battaglie era visibile anche alle farfalle che circondavano quel clima festoso. Scesi tutti dalla barca, le due Capitane Marta ed Andreina su ordine del Generale Tunno ci invitano ad andare all'interno della Capitaneria di Porto, ognuno nella propria stanza: Eravamo ignari, e timorosi di quello che sarebbe accaduto, in quanto di queste tre donne, dall'imponente divisa non avevamo mai sentito parlare. Anzi, o meglio ne sentimmo parlare come un soffio di vento all'inizio del nostro percorso in Accademia, in quanto sarebbero state parte della Commissione Giudicatrice per affidare il grado di Generale. Poi non abbiamo avuto notizie alcune in quanto sarebbe dovuto trascorrere un anno per ottenere quel grado, oltre poi allo svolgimento di ingenti prove, sia di mezzo che finali, la stesura di un progetto da marinaio in qualità di Generale, o la costruzione di una nuova barca. Beh, che cosa dire? Più prove di quella che abbiamo vissuto su quell'isola, stremati dalla stanchezza e dal dolore, Quali altre prove avremmo dovuto ancora subire?. Non lo so, L'ansia attanagliata dalla paura, tristezza era senza sosta, anche se erano momentanee, mi concentravo su quel clima festoso. Ero grato finalmente di aver visto terra, tutti assieme, nonostante le intemperie. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Mantuano
  Tipo: Tesi di Master
Master in Gestione e Sviluppo delle Risorse Umane
Anno: 2021
Docente/Relatore: Daniela Poggiolini
Istituito da: Adsum Centro per l'Eccellenza e la Formazione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

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metafore
coaching
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