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Europa e migrazioni: narrative a confronto

In guerra contro la migrazione

L'Unione Europea si è preoccupata di agire anche sul tema del traffico dei migranti, definito nel Protocollo delle Nazioni Unite contro il traffico di migranti come l'atto di “procurare, al fine di ricavare, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o materiale, l'ingresso illegale di una persona in uno Stato Parte di cui la persona non è cittadina o residente permanente”. Il traffico viene portato avanti da organizzazioni criminali per cui l'Unione Europea ha come obiettivo quello di arrestare tale fenomeno. Ciò che però merita attenzione è come l'azione contro il traffico di migranti viene trattata in termini retorici e il modo in cui questi si traducono nella pratica. Essa è stata definita come lotta, o addirittura guerra, contro il traffico di migranti o la migrazione irregolare: sicuramente una scelta che è in linea, o addirittura amplifica, la percezione del migrante come una minaccia alla sicurezza, come criminale. Inoltre, nonostante i soggetti verso cui è teoricamente indirizzata la lotta siano i trafficanti e non i migranti in sé, nella pratica è difficile scindere questi due piani. Il risultato è che spesso la lotta contro il traffico dei migranti si traduce, ideologicamente ma anche materialmente, in una lotta contro i migranti.

La retorica di un Europa in guerra contro il fenomeno della migrazione irregolare è utile a giustificare il ricorso a strumenti relativi all'ambito della sicurezza quali, ad esempio le operazioni militari. È in virtù di questo procedimento logico che l'azione dell'Unione Europea nei confronti della migrazione arriva ad essere caratterizzata da un processo di militarizzazione. La “svolta iper-securitizzata/militarizzata”, come viene definita da Moreno-Lax (2018) è individuabile nel lancio dell'operazione EUNAVFOR Med (European Union Naval Force Mediterranean), anche detta Operazione Sophia. Essa è la prima operazione militare di sicurezza marittima lanciata dall'Unione europea, che opera nel Mediterraneo centrale. Pensata in risposta ai numerosi naufragi di imbarcazioni che trasportavano migranti e richiedenti asilo provenienti dalla Libia nel corso del mese di aprile 2015, l'Operazione Sophia ha come scopo principale la guerra ai trafficanti. In questo frangente, sottolinea Moreno-Lax, ci si sposta da un tipo di confine “difensivo” ad uno “offensivo”, con azioni finalizzate a distruggere le uniche possibilità di mobilità rimaste a chi attraversa illegalmente il confine, anche a discapito dei diritti umani e della stessa vita dei migranti. L'operazione è stata pensata per essere sviluppata in tre fasi, due delle quali richiedevano lo svolgimento in acque internazionali e nel territorio di competenza dello Stato libico e, quindi, l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o della Libia. La risoluzione dell'ottobre 2015 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzò esclusivamente l'intervento degli Stati membri in acque internazionali, a condizione di un pieno rispetto dei diritti umani definiti nel diritto internazionale. Nonostante ciò, l'indicazione era così generica sulle misure attuabili perché fosse rispettata, che vari casi di violenza, morte e respingimenti si verificarono comunque, in circostanze se non altro dubbie. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Maira Fioretti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Interfacoltà di Lettere e Filosofia, Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
  Corso: Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale
  Relatore: Elena Ambrosetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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