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Europa e migrazioni: narrative a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Maira Fioretti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Interfacoltà di Lettere e Filosofia, Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
  Corso: Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale
  Relatore: Elena Ambrosetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

La tesi vuole essere una rassegna delle più comuni rappresentazioni dei migranti nei mass media e nel contesto politico europeo. Lo scopo ultimo dell'analisi delle cosiddette narrative sui migranti è quello di comprendere se, ed eventualmente in che misura, la percezione dei cittadini europei nei confronti dei migranti può essere deformata e negativamente influenzata da tali narrative. Il lavoro si compone di tre capitoli principali. Nel primo vengono affrontate le narrative che afferiscono al tema della sicurezza, nelle quali i migranti sono presentati fondamentalmente come minaccia di tipo criminale. Esse si sono dimostrate ampiamente infondate in quanto i migranti non mostrano una tendenza più spiccata a commettere reati né espongono l'Europa a maggiori rischi di attacchi terroristici, vista la notevole prevalenza, ancora oggi, del terrorismo interno rispetto a quello esterno. L'eccessiva copertura mediatica ed una attenta selezione delle immagini ha significativamente ingrandito la percezione della presenza di immigrati sul suolo europeo. Ciò ha comportato una narrazione della migrazione con toni emergenziali, a volte accompagnati da una controversa rappresentazione dei migranti come criminali e vittime contemporaneamente, senza però che questa ribaltasse la diffusa valutazione negativa dei migranti. Il secondo capitolo espone le narrative che vedono i migranti come una minaccia, rispettivamente, allo Stato, all'identità, all'economia e alla salute, anch'esse dimostratesi poco aderenti alla realtà. È stato possibile riscontrare che i migranti non costituiscono un peso economico ragguardevole per lo Stato: sono da considerare false tutte le notizie che descrivono alloggi lussuosi e un'ampia disponibilità di denaro per i migranti. Similmente essi, in quanto minoranza, non sono in grado di costituire una minaccia per l'identità culturale di un paese. È improbabile che il migrante riesca ad affermare la propria cultura al punto di minacciare quella maggioritaria. Al contrario, egli spesso trova difficoltà a mantenere le tradizioni della propria cultura nel paese di destinazione. Per ciò che concerne l'aspetto economico, l'avvento di nuovi lavoratori stranieri ha dimostrato di avere un impatto poco rilevante. Infatti, il lavoro degli immigrati entra in diretta competizione solo con quello delle fasce salariali più basse, nelle quali si trovano, per la maggior parte, altri lavoratori stranieri. In ogni caso gli effetti negativi si riscontrano principalmente nel breve termine ma tendono ad annullarsi nel lungo termine. Infine, il rischio di contrarre malattie infettive come ebola, AIDS, tubercolosi ed altre è estremamente ridotto, come riportato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, in quanto le malattie che più spesso affliggono i migranti sono legate alla stessa esperienza migratoria e, nella maggior parte dei casi, non trasmissibili. Il terzo e ultimo capitolo è dedicato alle contro-narrative, ovvero quelle narrative in grado di mettere in discussione il discorso dominante. Vari attori si sono dimostrati efficaci a tal fine: la componente giovanile della società, i social network, il contesto locale del quartiere, ma anche realtà politiche come l'esperienza delle frontiere aperte in Germania o il partito spagnolo Podemos. I soggetti stessi delle narrative si sono dimostrati in grado di far ascoltare la propria voce tramite i giornali, l'espressione artistica o attraverso la propria testimonianza, mostrando una realtà diversa da quella che si è abituati a vedere. In conclusione si può affermare che indubbiamente la percezione dei migranti da parte dei cittadini europei risulta deformata dalle narrative sopra esposte ma ciò non deve scoraggiare la creazione e diffusione di narrative che tentano di riavvicinare la realtà e la percezione, le quali possono rivelarsi uno strumento estremamente efficace.

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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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1 1. Introduzione Il presente lavoro si propone di offrire una rappresentazione ampia e dettagliata, benché non esaustiva, delle narrative diffuse attraverso i media e i discorsi politici europei sui migranti e il tema della migrazione. Ciò sarà utile al fine di comprendere quanto l’immagine che gli europei hanno dei migranti sia prossima alla realtà dei fatti o, al contrario, quanto essa si discosti da quest’ultima. Per narrativa qui si intende il frutto di un processo di rielaborazione nella rappresentazione di un determinato soggetto o evento. A tale processo ci si riferisce frequentemente nella letteratura anglofona con il nome di “framing”. Kovář (2019) lo definisce come segue: […] the framing theory […] defines frames as schemes of interpretation whose central dimensions are the selection, organisation and emphasis of certain aspects of reality to the exclusion of others. In other words, framing is the process of selecting some aspects of a perceived reality and mak[ing] them more salient in a communicating text, in such a way as to promote a particular problem definition, causal interpretation, moral evaluation, and/or treatment recommendation” (p.5) Dalla definizione sopra riportata si evince che la rappresentazione dei migranti, nei media o nei discorsi politici, può discostarsi significativamente dalla realtà e influire notevolmente sulla costruzione di opinioni e idee sui migranti e, più in generale, sulla percezione che ne ha il pubblico. L’autore riconosce quattro funzioni principali dei “frames” che vengono a crearsi: essi definiscono i problemi sulla base delle azioni di determinati soggetti, individuano le cause e le forze che hanno originato il problema, producono giudizi morali offrendo valutazioni dei soggetti, propongono soluzioni e strumenti con i quali attuarle. È importante notare che tali narrative non sono parte dell’evento o del soggetto rappresentato in sé ma sono frutto di un processo nel quale si possono riconoscere varie fasi. In una prima fase le élites costruiscono le informazioni secondo alcuni “frames” o narrative, successivamente esse sono utilizzate e riprodotte dai media. Infine, queste hanno un impatto sull’opinione del pubblico. Si è scelto di analizzare le narrative prodotte da soggetti quali politici e media proprio per via della loro importanza nel processo di “framing” e di costruzione dell’opinione pubblica. Tra il mondo della politica e quello dei media si può riconoscere un rapporto di reciproca influenza. Se in un primo momento è più probabile che sia la politica a generare le narrative attraverso cui

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