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Dino Campana: un laboratorio nel Quaderno

L’amore, la fine

Il nostro continua a preoccuparsi di trovare un lavoro. Il 26 luglio 1916, Dino si sfoga con l’amico Cecchi scrivendogli una lettera in cui, tra l’altro, asserisce di aver avuto contatti epistolari con Sibilla Aleramo, al secolo Rina Faccio.
Le prime lettere tra i due risalgono al 22 luglio, Sibilla dice di essere rimasta impressionata dal libro di Campana e il poeta replica affermando di essere depresso, impossibilitato ad avere una patria e un futuro, anche letterario. Il rapporto con Sibilla sarà l’ultimo spiraglio di luce prima dell’oblio quasi totale dei suoi ultimi anni e per certi versi si può pensare che la forza di questo amore abbia fatto crollare le esili barriere mentali ed emotive di Dino, trascinandolo in un vortice di nevrastenia, manie di persecuzione e accessi di ira ancor più violenti. Ma andiamo con ordine: il 27 luglio il poeta invita la scrittrice a trascorrere qualche giorno con lui sugli Appennini. La risposta della Aleramo è immediata e l’invito è accettato, seppure con qualche perplessità legata al clima e all’umidità. La donna, infatti, soffriva di una forte artrite. I suoi sentimenti per Dino sono già ben oltre i rapporti di stima e amicizia:
Mio caro Campana. Ho un tono scherzoso, ma voi sentite quanto in realtà sia profonda la mia tenerezza.
La lettera risale alla notte tra il 31 luglio e il 1 agosto 1916 e proprio la datazione riportata da Sibilla fa pensare come la scrittrice fosse ancora sveglia a tarda notte per rispondere alla lettera di Dino. Il carattere estremamente passionale della Aleramo è noto ai più, ma nel rapporto con Campana c’è qualcosa di diverso, come la voglia, l’estremo tentativo, l’illusione di poter salvare il poeta dal suo inesorabile epilogo di follia.
Il primo incontro tra i due è datato 3 agosto 1916, verso le 8.00 del mattino, nelle valli del Mugello. L’amore e la passione esplodono immediatamente e Dino non si dimostra affatto impacciato nel tener testa alla sensualissima Sibilla, che resta con lui fino alla sera del 6 agosto, quando riparte per Firenze. Proprio la sera tra il 6 e il 7 agosto, appena tornata a casa, insonne per il desiderio, scrive una delle lettere più struggenti all’amato Dino:
…Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m’avevi portata così lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l’acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me! È vero che vuoi ch’io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo. Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che tu m’hai detto amore? Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è così forte.
Se per Campana si verifica la totale sovrapposizione tra poesia e vita, nella scrittrice vi è totale equivalenza tra desiderio e scrittura; i due personaggi sembrano fatti l’uno per l’altra.
Dopo aver lasciato l’amante, quel Raffaello Franchi con cui lo stesso Campana si era sfogato pochi mesi prima, Sibilla si ricongiunge a Dino. I due si recano a Casetta di Tiara, nelle vicinanze di Fiorenzuola, e vi restano dal 19 agosto alla metà di settembre. Il periodo è forse uno dei più felici per Dino che, dopo la partenza dell’amata per Firenze, comincia a dare segnali di poca lucidità:
Come sapete ho la testa vuota. Piena del vento iemale che empie questa valle d’inferno. L’inverno mi diverte. Sento che qualcosa resta dopo tutto, come quel laghetto laggiù nella sua trasparenza che nulla riesce ad offuscare. Mi diverto a vederlo rabbrividire. Mi contento di poco come vedete. La felicità è fatta delle cose più leggere: quando, s’intende, la felicità è in noi: in me? E in voi?
Poco tempo dopo, Dino annuncia il suo arrivo a Firenze, ed una volta raggiunto il capoluogo toscano dimostra un’irrefrenabile gelosia per il passato amoroso di Sibilla e le rinfaccia la sua relazione con Papini. Per controllare l’ira di Dino e ritrovare serenità, la coppia si reca a Marina di Pisa e alloggia a Villa Alba, una casa dove pare fosse stato anche d’Annunzio. Campana, però, non migliora: insulta Sibilla, urla, delira, la picchia.
La donna, seppur innamorata, ha paura e torna a Firenze, a casa della contessa Ester Castiglioni, dove incontra anche Cecchi, che le consiglia di rompere con Dino, ormai intrattabile. Sibilla per tutta risposta torna da Dino, ma la situazione è insostenibile, e dopo vari litigi, i due vengono addirittura sfrattati di casa e si trasferiscono a Bagni di Casciana, dove Sibilla può ricevere cure termali per la sua artrite.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dino Campana: un laboratorio nel Quaderno

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Informazioni tesi

  Autore: Giorgio De Angelis
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Giuseppe Leonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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